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Mercati asiatici : Yen e yuan

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Variazione degli indici rilevata alle ore 5:30 :

Topix (Tokyo) +1.12%
Nikkei 225 +1.21%
Hang Seng +0.12%
Shanghai -0.27%
Shenzhen -1.20%
Taiwan Taiex -1.15%
Kospi -0.26%

E’ strano vedere in televisione l’indice giapponese così pimpante questa mattina, con una produzione industriale che scende per il secondo mese di fila, con le spese personali dei giapponesi che si contraggono al ritmo più veloce in 19 mesi e con la disoccupazione che è aumentata. Ma il mercato probabilmente ritiene che l’attuale scenario possa aiutare il paese a scuotersi dal suo torpore. Come ? Rinunciando alla propria supremazia asiatica.

Detta così sembra la sparata di uno che girovaga assetato in una camera di albergo dopo una serata di libagioni eccessive e che non riuscendo a stabilire connessioni internet decenti per seguire il mercato si deve inventare qualcosa a partire dal materiale che ha disponibile. Ebbene lo è.

Ma prima che io riesca a trascinarmi al bar ad elemosinare un caffè e a trovare il modo di pubblicare quanto sto scrivendo, lasciatemi solo impostare il ragionamento. Francesco Sisci scriveva il 28/05 su La Stampa un articolo illuminante intitolato “Il tragico destino della rivalutazione cinese” che vi invito ad andare a leggere per intero e che iniziava così : “Sembra l’ultima tacca in questo che sembra l’anno dei grandi eventi in Cina. Ad aprile le già immense riserve cinesi, già le maggiori del mondo, hanno registrato il record di aumento in un singolo mese: sono cresciute di 75 miliardi di dollari raggiungendo la cifra record di 1,75666 trilioni di dollari, grande quasi quanto l’intero prodotto interno lordo italiano.
La cifra colossale batte anche il precedente record di gennaio, quando ci fu un aumento di 61,6 miliardi di dollari di riserve. Soprattutto il nuovo record è grande oltre tre volte il surplus commerciale del mese scorso di appena 24,3 miliardi di dollari.”

I dati pur essendo impressionanti possono anche lasciarci indifferenti, ma una volta contestualizzati ci parlano di un continente che si appresta ad affrontare una trasformazione epocale.

L’articolo di Sisci ci illustra anche che “Il Pil cinese dell’anno scorso era di circa 3.249 miliardi di dollari (a un tasso di cambio di un dollaro contro 7.2 yuan), quello giapponese era di 5.103 miliardi di dollari.
Una rivalutazione del 30 per cento dello yuan più l’aumento del Pil intorno al 10 per cento porterebbe l’economia cinese a superare di colpo quella giapponese e diventare così la seconda maggiore economia del mondo dopo quella americana”.

Possiamo ancora fingere che in Asia non stia succedendo nulla ? La rivalutazione dello yuan non avverrà senza dolore perché implicherà trasformazioni sociali impressionanti. I produttori tessili e di abbigliamento stanno lottando per la sopravvivenza e anche con una banca centrale cinese che cerca di intercettare la maggior parte dei fondi che arrivano per sterilizzarli e tenere artificialmente basso il cambio dello yuan, il destino della moneta cinese è quello di apprezzarsi ulteriormente. I disastri ambientali e il sisma hanno reso la Cina bisognosa di approvvigionamenti esterni e il Giappone che ha svalutato in tre mesi lo yen di oltre il 12% rispetto allo yuan passando da un cambio a 13.50 a uno di 15.20 ha scoperto di poter esportare in Cina parte delle merci che gli americani non si possono più permettere di comperare.

Al Giappone potrebbe far comodo il ruolo di terza economia mondiale piuttosto che quello di seconda ? Io dico di si, se in cambio riceverà un nuovo mercato e un ruolo di primissimo piano quando si comincerà a pensare ad una Unione Asiatica e ad una moneta comune.

E dall’altra parte dell’ oceano nel frattempo che fanno ? Con le scorte di greggio che negli Stati Uniti sono inaspettatamente scese di 8,8 milioni di barili provano a fare la voce grossa con gli speculatori e rivelano che l’agenzia di regolamentazione dei mercati delle materie prime americana ha avviato un’inchiesta lo scorso dicembre su un’ eventuale manipolazione dei prezzi del petrolio sul mercato statunitense. ”la vasta indagine nazionale verte sulle pratiche riguardanti l’acquisizione, gli approvvigionamenti e la vendite di petrolio”. L’obiettivo e’ quello di determinare se ci siano state o meno eventuali manipolazioni dei prezzi sui mercati dell’energia.

A che conclusioni arriverà l’agenzia ? Che sono stati gli Iraniani a manipolare i prezzi e che meritano una lezione ?

A quest’ora avranno aperto la sala colazione e mezzo litro di caffè scaccerà questi brutti pensieri. Ovviamente un caffè americano.

Roberto Malnati