Notizie Notizie Italia Meloni apre al terzo polo e non esclude la cessione della quota residua di Mps

Meloni apre al terzo polo e non esclude la cessione della quota residua di Mps

9 Gennaio 2026 14:38

Le banche al centro dei temi economici della tradizionale conferenza stampa di fine anno della premier Giorgia Meloni. Parlando della centralità della crescita “focus 2026 per il governo”, Meloni ha aperto al terzo polo che “sarebbe utile al Paese”, pur chiamandosi fuori dalle dinamiche del risiko,  e non escludendo la cessione della quota residuale di Mps in mano al Tesoro.

La crescita è  focus 2026

Il tema della crescita è l’altro grande focus per me in questo anno insieme alla sicurezza”, ha detto la presidente Meloni ricordando che  “sono state riviste le stime di crescita del 2023 dallo 0,7% all’1%,: penso possa accadere anche per il 2024 e 2025″ e sottolineando “la necessità di sostenere l’occupazione, lavorare per abbassare i prezzi dell’energia e sostenere gli investimenti”.

Come? il “modello per sostenere gli investimenti “secondo me è quello della Zes unica” del Mezzogiorno, “il modello dal quale partire per favorire gli investimenti per tutto il territorio nazionale”.

Le banche

Al centro del dibattito le banche. l terzo polo bancario “sarebbe utile al nostro sistema bancario nel complesso, ma il governo non ha l’autorità e i mezzi per fare assolutamente niente su questo”, ha precisato Meloni aprendo su Mps alla possibile cessione, senza fretta, della quota residua.

Oggi noi deteniamo meno del 5% delle quote di Mps, quindi non escludo che le cederemo, ma non c’è nessuna fretta. Sicuramente, proprio perché non controlliamo Mps, non abbiamo voce in capitolo sul terzo polo bancario”.

“Per quanto riguarda le cessioni”, a proposito di “Mps, lo Stato – ha aggiunto – è intervenuto nel 2016 acquisendo la grande parte della proprietà di Mps e allo stesso tempo ha preso un impegno con l’Ue di tornare sotto il 20% delle quote entro il 2021, poi diventò 2024. È quello che abbiamo fatto noi. Noi siamo arrivati e lo Stato deteneva il 64% di Mps, abbiamo fatto un lavoro serio, oculato che ha consentito una rivalutazione delle azioni di Mps. Quando ci siamo insediati, le azioni di Mps valevano circa 2 euro ciascuna, oggi valgono circa 8 euro ciascuna. Questo significa anche che quando abbiamo dato seguito a quell’impegno che al tempo venne preso con la Commissione europea di vendere e di scendere sotto il 20%, abbiamo anche portato nelle casse dello Stato circa 2,5 miliardi. Il che è buona cosa: quando fu salvata Mps erano soldi degli italiani che si usavano per salvare, almeno una parte di queste risorse è rientrata”.

Il nodo tasse

In tema di tasse, “abbiamo destinato miliardi e miliardi di euro alla diminuzione delle tasse. Con il cuneo fiscale, con l’accorpamento delle prime due aliquote di Irpef, con la diminuzione della seconda aliquota Irpef. Dopodiché avremmo voluto fare di più, certo, ma come procedono un capo di governo e un governo? Guardano alle risorse che si hanno e scelgono le priorità, nei modi in cui lo si può fare. Avrei voluto fare anche altro? Certo. Non avevo le risorse per farlo. Il tema che secondo me va posto è: le cose sulle quali noi abbiamo messo i soldi erano serie o no? Ed erano più o meno serie di dove sono stati messi i soldi in passato? Tra aumentare i salari dei lavoratori con reddito fino a 35.000 euro e consentire la ristrutturazione dei castelli, gratuita, quale era più utile? Abbiamo fatto del nostro meglio, chiaramente a risorse date”, ha concluso.

Sullo sfondo, il nuovo golden power

Nei giorni scorsi, in merito anche al settore bancario, sono cambiate le linee del golden power: tra i criteri per esercitare i poteri speciali entra ufficialmente la sicurezza economica e finanziaria; inoltre per il settore finanziario servirà prima il parere delle Autorità europee competenti in materia. Le novità sono inserite nel decreto Transizione 5.0, che ha appena incassato il sì del Senato con la fiducia e passa ora alla Camera per il via libera definitivo.
In particolare, viene introdotto tra i criteri per la sussistenza di pericoli per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica, la “sicurezza economica e finanziaria nazionale, nella misura in cui la protezione degli interessi essenziali dello Stato non sia adeguatamente garantita dalla sussistenza di una specifica regolamentazione del settore”. La seconda novità subordina temporalmente l’attivazione dei poteri speciali per banche e assicurazioni “al completamento dei procedimenti pendenti dinanzi alle Autorità europee” competenti sugli aspetti di carattere prudenziale e concorrenziale, ovvero Bce e Commissione Ue.