Maxi-tassa extraprofitti banche da 5 miliardi, Salvini ci riprova e fa infuriare FI. La reazione dei titoli a Piazza Affari
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Era la notte tra lunedì 7 e martedì 8 agosto del 2023 e il consiglio dei ministri quando il consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni varò le “Disposizioni urgenti a tutela degli utenti e in materia di attività economiche e investimenti strategici”, tradotto in soldoni la norma che prevedeva la tassazione degli extraprofitti delle banche vola a portare alle casse dello Stato più di due miliardi.
Nelle ore successive il mercato andò in tilt, banche in picchiata e banchieri sul piede di guerra contro una misura che rischiava di impattare sui loro bilanci così come sull’intera economia italiana. Il governo Meloni dovette subito fare marcia indietro nel tentativo di rassicurare i mercati che le banche non sarebbero state paralizzate dalla misura trasformando la tassazione degli extraprofitti in un ben più dolce dove le banche potevano optare se pagare tale tassa oppure creare una riserva speciale non distribuibile 2,5 volte superiore all’importo dell’imposta dovuta (e chiaramente tutte optarono per questa seconda opzione).
La Lega ci riprova: tassa extraprofitti da 5 miliardi
Promotore della versione originale della tassa sugli extraprofitti era stato il vice premier Matteo Salvini e a due anni di distanza la sua Lega torna all’attacco, anzi rincara la dose. Sabato in una nota il Carroccio torna a chiedere a gran voce una tassa a carico delle banche in vista della manovra 2026.
Un contributo da circa 5 miliardi di euro per “sostenere famiglie, artigiani, commercianti e imprese»” attingendo a risorse generate in una fase di alti margini per gli istituti di credito, senza compromettere – a detta della Lega – la solidità del settore.
L’esempio spagnolo
Salvini e i suoi guardano a quanto fatto dalla Spagna, che a fine 2022 ha introdotto la tassa sugli extraprofitti dei maggiori istituti di credito e recentemente è stata prorogata fino al 2027. Da quanto riportato da alcuni organi di stampa nel weekend la proposta della Lega è prettamente politica e non vede coinvolto in prima persona il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Fermo restando che il numero uno di via XX Settembre nel tempo si è sempre mostrato propenso ad attingere dalle banche e non più tardi di settimana scorsa ha parlato di “contributo doveroso» da parte delle banche. “Ci metteremo al tavolo con loro e troveremo il modo in cui possono dare un contributo al sollievo fiscale”, erano state le parole di Giorgetti.
Stando a fonti della maggioranza riportate stamattina dall’Ansa l’obiettivo nell’ambito della trattativa tra il governo e le banche per un ipotetico contributo in vista della prossima legge di bilancio sarebbe di arrivare a raccogliere 2,5-3 miliardi.
Tajani di traverso: “Roba da Unione Sovietica”
Le sirene della nuova proposta leghista sono riecheggiate forte a Telese Terme, dove era in corso la festa di Forza Italia, partito della maggioranza di governo e contrario a ogni forma di tassazione sulle banche. “Finché Forza Italia sarà al governo non ci saranno mai tasse sugli extraprofitti”, ha tagliato corto Antonio Tajani accusando gli alleati di voler introdurre un’impostazione economica “da Unione Sovietica”. “Il concetto stesso di extraprofitti – aggiunge Tajani – non ha una base giuridica chiara: devono spiegarmi cos’è, esattamente. Le banche devono fare il loro dovere, certo, ma non sono una vacca da mungere ogni volta che servono soldi”.
Negli ultimi giorni si era espresso anche il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, rimarcando proprio che le banche “non godono di rendite di posizione” e che la narrazione degli extraprofitti rischia di essere fuorviante.
Niente scossoni in Borsa, analisti escludono tassa extraprofitti
La reazione odierna del mercato vede i titoli bancari sotto la parità in avvio (la peggiore Bper con -1,6%, Unicredit -1,5% e Intesa -0,6%), una situazione comunque ben diversa da quella tumultuosa dell’8 agosto del 2023, facendo intendere che gli investitori reputano assai remota la possibilità che la proposta della Lega si trasformi in qualcosa di concreto.
“Riteniamo che questa richiesta abbia un carattere politico alla luce della recente tornata
elettorale – commentano stamattina gli analisti di Equita – e che difficilmente potrà concretizzarsi, anche alla luce della forte opposizione da parte di Forza Italia contro forme di tassazione addizionale”.
Si ragiona su proroga sospensione Dta
Gli analisti non escludono un confronto con il settore che possa portare a un nuovo intervento sulle DTA, come ipotizzato nelle scorse settimane. Un’ulteriore proroga della sospensione (già prevista per il biennio 2025-26 dalla manovra dello scorso anno) potrebbe infatti garantire a detta di Equita un gettito aggiuntivo per lo Stato stimato in circa 1-1,5 miliardi l’anno. “Una soluzione di questo tipo non sarebbe tale da generare impatti materiali per il settore”, conclude la sim milanese.