Lovaglio si riprende Siena e già si specula su prossima tappa risiko. A Piazza Affari vola Bpm
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Luigi Lovaglio si riprende Siena come un fantino al Palio che sorprende tutti all’ultima curva. Non partiva certo favorito e invece è riuscito a mettere a segno lo scatto decisivo conquistando il sostegno decisivo di Delfin, primo azionista del Monte. Dopo settimane di tensioni, il banchiere lucano riprende le redini della banca che ha condotto in questi anni al risanamento culminato con la conquista di Mediobanca.
Nuovi (e vecchi) scenari
Con il ritorno di Lovaglio alla guida dell’istituto senese, sancito dal voto a favore della lista Tortona di quasi il 50% dei soci accorsi ieri all’assemblea chiamata a rinnovare il cda, si riapre, quasi inevitabilmente, il dossier sul consolidamento bancario e in particolare sul possibile asse con Banco Bpm. Oltre a Delfin, primo azionista di Mps con il 17,5%, a esprimersi a favore della lista capitanata da Lovaglio è stata infatti anche Bpm. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna detiene il 3,7% di Mps e nei piani originari del governo era l’alleato ideale di Siena per far nascere un terzo polo bancario in grado di competere con Unicredit e Intesa Sanpaolo.
E stamattina a Piazza Affari oltre a proseguire il rally di Mps (quasi +3% dopo il +4,7% di ieri), spicca proprio l‘avanzata di Bpm che sale a sua volta di oltre il 3,5%.
Per ora le priorità sono altre
Il riaprirsi del risiko non è all’ordine del giorno visto che Lovaglio come priorità all’inizio del suo nuovo mandato avrà la messa a terra del nuovo piano industriale, perseguire le sinergie con Mediobanca parallelamente gestire la questione Generali evitando ulteriori strappi con Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio di Siena e grande sconfitto di ieri. Ieri Lovaglio ha confermato che la quota nel Leone di Trieste è e resta “nice to have”. “Mi sento tranquillo di confermarlo, l’obiettivo è questo”.
Senza dimenticare che Caltagirone avrà dalla sua 6 consiglieri in cda rispetto agli 8 della lista Tortona, quindi l’imprenditore romano non mancherà di cercare di avere il suo peso nelle decisioni della banca senese. “Questa volta hanno vinto gli investitori internazionali e Caltagirone ha perso, ma il timore è che il consiglio di amministrazione vivrà un periodo burrascoso e che l’esito delle indagini possa ribaltare nuovamente la situazione”, argomenta Jerome Legras, Head of Research di Axiom Alternative Investments.
Ma l’asse con Piazza Meda può decollare
In prospettiva un banco di prova sarà la costruzione di una visione di medio periodo e che ruolo giocare nel consolidamento del settore. Lovaglio dovrà scegliere se muoversi da protagonista, come fatto nell’ultimo anno, o da spettatore. E in tal senso un possibile asse tra Monte dei Paschi e Banco Bpm può rappresentare l’opzione principe con anche l’avallo del governo, ancora azionista di Mps e che in tempi non sospetti, nell’autunno del 2024, aveva avallato l’ingresso di Bpm in Mps con la prospettiva non remota di una eventuale fusione che venne stoppata bruscamente dall’incursione di Unicredit che lanciò un’Ops su piazza Meda.
Una fusione Bpm-Mps, scrive oggi il quotidiano Repubblica, avrebbe anche il vantaggio di liquidare con un rimborso in sportelli e asset gli ingombranti soci francesi del Crédit Agricole, ad oggi azionisti di riferimento della popolare milanese, rimuovendo l’accusa mossa alla Lega e a Fratelli d’Italia di aver ostacolato un socio italiano come UniCredit a favore di un gruppo straniero.