L’onda dei delisting e il risiko bancario: l’analisi della Consob tra fughe dal listino e record di capitalizzazione
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L’Incontro annuale con il mercato finanziario della Consob ha acceso i riflettori su un fenomeno che continua a caratterizzare profondamente Piazza Affari: l’ondata di delisting. Nel corso del 2025, la revoca dalle negoziazioni ha inciso in maniera significativa sui mercati gestiti da Borsa Italiana, coinvolgendo in particolare 11 titoli quotati sull’Euronext Milan (EXM) e 19 sull’Euronext Growth Milan (EGM). Questa emorragia ha comportato una perdita di capitalizzazione complessiva pari a circa 2,5 miliardi di euro. Nella stragrande maggioranza dei casi, ben 20 su 30, la revoca è stata disposta a conclusione di un’offerta pubblica di acquisto o scambio: nel dettaglio, i delisting legati direttamente a offerte pubbliche sono stati 9 su EXM (con una capitalizzazione persa di 1.754 milioni di euro) e 11 su EGM (pari a 570 milioni).
Il boom delle OPA
Senza distinzione di settore economico, nel 2025 sono state promosse complessivamente 20 offerte pubbliche di acquisto e/o scambio (dato stabile rispetto al 2024), di cui 7 obbligatorie e 13 volontarie (suddivise in 12 totalitarie e 1 parziale). Sotto il profilo della struttura finanziaria, si è consolidato un trend già registrato negli ultimi anni: in cinque occasioni le offerte hanno previsto forme di reinvestimento (totale o parziale) o il conferimento della partecipazione dei soci di controllo nella società offerente o nella sua catena societaria.
Il consolidamento bancario
Un capitolo di particolare rilevanza all’interno della Relazione annuale è quello connesso al processo di consolidamento del settore bancario e finanziario italiano. Questo risiko è stato innescato dalla promozione di 7 offerte pubbliche di scambio (o acquisto e scambio) da parte di alcuni dei principali istituti di credito domestici su azioni di altre banche o società di gestione del risparmio, con l’obiettivo finale di procedere al delisting e alla successiva fusione per incorporazione.
L’iter di queste operazioni, che ha generato un intenso contenzioso con oltre 70 esposti esaminati dall’Authority, si è rivelato tutt’altro che lineare. Nel corso del 2025, solo quattro offerte si sono concluse e solo in un unico caso si è giunti al delisting della società target. Tra le restanti, un’operazione è stata ritirata dall’offerente a causa del mancato avveramento della condizione legata al Golden Power, mentre un’altra è decaduta per la mancata approvazione da parte dell’assemblea dei soci dell’offerente, convocata ai sensi dell’articolo 104 del TUF (passivity rule). Un’ultima offerta, annunciata a giugno 2025, è invece proseguita nei primi mesi del 2026.
La contrazione dei listini: un trend globale in contrasto con i record di Piazza Affari
Come evidenziato nel discorso della Presidente vicaria della Consob, Chiara Mosca, la contrazione del numero di società quotate non è un caso isolato, ma rispecchia una tendenza diffusa a livello internazionale, specialmente in Europa. Nell’ultimo decennio, i listini regolamentati hanno registrato flessioni del 20% nel Regno Unito e addirittura del 46% in Francia, a fronte del calo del 20% registrato in Italia. Anche il mercato statunitense ha vissuto una crisi prolungata che ha quasi dimezzato le quotate tra la fine degli anni ’90 e il 2015, prima di avviare una ripresa del 14% nell’ultimo decennio trainata esclusivamente dal boom del Nasdaq (+25%).
Nonostante l’elevato numero di addii, il mercato azionario italiano sta tuttavia vivendo una stagione di straordinaria salute finanziaria e di forte rivalutazione. Nel 2025 il Ftse Mib ha messo a segno una crescita del 31,5%, registrando la sua miglior performance degli ultimi vent’anni. Il rally è proseguito con vigore anche nel primo semestre del 2026, periodo in cui l’indice principale ha infranto il record storico che resisteva dal marzo del 2000. Di conseguenza, la capitalizzazione complessiva di Piazza Affari, dopo aver toccato il picco di 1.077 miliardi di euro a fine 2025, è balzata a quota 1.209 miliardi di euro alla data del 30 giugno 2026.