Lavoro Usa, cresce il numero degli occupati a gennaio di 130mila unità
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Le nuove indicazioni arrivate dal mercato del lavoro americano ridisegnano le aspettative degli operatori all’avvio dell’anno. A gennaio la dinamica delle assunzioni si è rivelata migliore delle previsioni mentre il tasso di disoccupazione ha sorpreso con una discesa inattesa, segnale di una fase di progressiva normalizzazione dopo i mesi di rallentamento osservati nella seconda parte del 2025.
Aumentano i nonfarm payrolls
Secondo quanto comunicato dal Bureau of Labor Statistics, le nonfarm payrolls sono aumentate di 130 mila unità nel mese, dato ben superiore alle attese del consensus che si aspettava un aumento di 55mila nuove unità. È il dato più alto da dicembre 2024. Mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,3%, sotto le aspettative degli analisti (4,4%). Un insieme di numeri che conferma una tenuta della domanda di lavoro e che continua a offrire elementi di valutazione cruciali per chi monitora le future decisioni della banca centrale statunitense.
Come avviene tradizionalmente con il report di gennaio, l’agenzia ha inoltre effettuato la revisione annuale delle serie occupazionali allineandole al Quarterly Census of Employment and Wages, una rilevazione considerata più precisa ma meno rapida nella disponibilità dei dati. Il database utilizza i registri fiscali delle assicurazioni contro la disoccupazione raccolti a livello statale e copre la larga maggioranza dei posti di lavoro del Paese. Da questo aggiustamento è emerso che, nei dodici mesi terminati a marzo 2025, la crescita dell’occupazione è stata inferiore di quasi 900 mila unità rispetto alle comunicazioni iniziali. Una correzione che, tuttavia, risulta sostanzialmente coerente con le indicazioni preliminari già fornite in precedenza dallo stesso istituto statistico.
La sanità spinge la crescita
Il contributo principale alla crescita dell’occupazione è arrivato ancora dalla sanità, comparto che per tutto il 2025 aveva sostenuto la maggior parte dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro. Segnali positivi sono emersi anche dalle costruzioni e dai servizi professionali e alle imprese, mentre il manifatturiero ha registrato il primo progresso mensile degli addetti dopo oltre dodici mesi. In direzione opposta si sono mosse le buste paga dell’amministrazione federale, rimaste in contrazione.
Sul mercato obbligazionario la reazione è stata immediata: i Treasury hanno perso terreno mentre gli investitori hanno rinviato da giugno a luglio le attese per il prossimo intervento sui tassi da parte della Federal Reserve. Il rendimento del biennale è salito fino a nove punti base, attestandosi al 3,55%.
Si allontana il taglio dei tassi mentre il dollaro si rafforza
In un contesto di questo tipo, viene osservato da Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, si riducono le probabilità di nuovi allentamenti monetari da parte della Federal Reserve e prende quota l’ipotesi di tassi fermi almeno fino all’inizio dell’estate. Un cambio di passo potrebbe materializzarsi solo in presenza di un avvicendamento alla guida dell’istituto, con l’eventuale arrivo di Kevin Warsh al posto di Jerome Powell, passaggio che resterebbe comunque subordinato al via libera del Senato e ai chiarimenti sulle verifiche del Dipartimento di Giustizia.
A orientare le decisioni future “contribuirebbe in misura rilevante anche l’andamento dei prezzi” continua Diodovich. Secondo l’idea di Warsh, “L’adozione crescente dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese statunitensi, potrebbe favorire spinte disinflazionistiche nei prossimi mesi”. In presenza di un raffreddamento marcato dell’inflazione e di un indebolimento dell’occupazione, “Lo scenario arriverebbe a contemplare fino a tre o quattro riduzioni del costo del denaro entro fine anno” continua Diodovich, mentre le stime della casa di investimento continuano a indicarne due. La reazione dei mercati è stata rapida, con il dollaro in rafforzamento sul comparto valutario.