Lagarde non teme i dazi Usa, inflazione al sicuro. Ma l’incertezza va gestita
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Da Davos, la presidente della Bce ridimensiona l’impatto dei dazi Usa sull’inflazione, ma lancia l’allarme sull’incertezza creata da Trump e chiede unità politica e mercato unico più forte per affrontare la fase di transizione mondiale.
Certezze e incertezze
“Sul piano monetario siamo in una buona posizione: abbiamo un’inflazione sotto controllo e un tasso d’interesse al 2%. Non sono preoccupata, ma sono in allerta”, ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, spiegando che i risultati raggiunti possono essere messi in discussione dal clima globale. “Quello che mi preoccupa è la rimessa in discussione di questi risultati da parte dell’incertezza che Donald Trump fa pesare sul mondo”, ha detto. “L’incertezza e la fiducia non vanno d’accordo, e la fiducia è essenziale per investitori, imprese e famiglie”, ha concluso, sottolineando che questa strategia rischia di danneggiare anche l’economia statunitense.
Poi – ha proseguito Lagarde – “si tratterà di capire se si andrà verso una cooperazione limitata, una cooperazione ampia, oppure verso un meccanismo di multi-polarizzazione completa, in cui ognuno procede in modo non concertato e non equilibrato. E se si ridefiniscono gli equilibri mondiali. Questa è la vera domanda”.
I dazi
“Spero che tra vent’anni i dazi che stiamo vivendo oggi non esistano più. Ma quello che conta davvero è andare sotto la superficie dei dazi e capire chi ne sopporta il peso”, ha detto la presidente della Bce citando uno studio dell’istituto Kiel in Germania secondo cui l’onere dei dazi ricade in larga parte sui consumatori e sugli importatori statunitensi:
“Lo studio identifica il consumatore americano e l’importatore americano come i principali portatori del peso dei dazi”. Guardando ai rapporti commerciali tra Stati Uniti ed Europa, la presidente della Bce ha ricordato che i dazi medi sono aumentati sensibilmente: “Siamo passati da dazi intorno al 2% un anno fa a oltre il 12% in media sull’area euro, con la minaccia di salire al 15%”.
Secondo Lagarde, se fino al 96% dell’impatto ricade su consumatori e importatori statunitensi, le conseguenze macroeconomiche sono rilevanti: “Non credo che sia un buon risultato, in particolare dal punto di vista dell’inflazione”. Per questo, ha concluso, è necessario analizzare con attenzione gli effetti indiretti delle misure protezionistiche: “Dobbiamo guardare alle conseguenze, agli effetti di spillover, all’impatto sull’inflazione e su come la crescita viene influenzata.”
Usa e Europa
Alla domanda se gli Stati Uniti siano ancora nostri alleati o piuttosto nostri avversari, Lagarde ha risposto “si comportano in modo molto strano per degli alleati. Quando si è alleati nell’ambito del Trattato dell’Atlantico del Nord, quando lo si è stati per decenni e si è partecipato alla storia reciproca, minacciare di appropriarsi di un territorio che chiaramente non è in vendita, come la Groenlandia, e agitare restrizioni tariffarie e di altro tipo sul commercio internazionale non è davvero un comportamento molto “alleato”. Lagarde ha affermato che a Davos non incontrerà Trump personalmente. “Il mio programma della giornata non è del tutto definito, ma non credo. Andrò però ad ascoltarlo, perché il modo in cui si esprimerà e ciò che dirà sarà interessante, dopo quanto è stato detto ieri dagli europei e da altri partner come il Canada.
I correttivi
Lagarde ha messo in luce alcuni nodi su cui lavorare. Sul piano economico possiamo fare meglio, sulla produttività possiamo fare meglio, sulla gestione delle finanze pubbliche dobbiamo assolutamente fare meglio. “Ciò che mi preoccupa è la messa in discussione di questi risultati, di cui abbiamo motivo di essere piuttosto soddisfatti, a causa dell’incertezza che Donald Trump fa pesare sul mondo”.
L’asse sull’AI
“Oggi ci troviamo di fronte a rischi più imprevedibili e probabilmente più freddi rispetto a quelli degli anni Venti. Stiamo assistendo a una digitalizzazione galoppante delle nostre economie, con un’attenzione particolare all’intelligenza artificiale, mentre allo stesso tempo vediamo una frammentazione geopolitica accompagnata da un aumento dei dazi e delle restrizioni commerciali”, ha aggiunto.
“Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e i guadagni di produttività che ci attendiamo sono difficili da conciliare con una frammentazione di standard, licenze e accessi”. Per la presidente della Bce, l’unica risposta possibile è una maggiore cooperazione internazionale: “Questo può essere corretto solo attraverso un certo grado di cooperazione, che richiede la volontà di accettare paradigmi diversi, preferenze culturali diverse e visioni del mondo differenti”