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JP Morgan prevede Seconda Grande Rotazione. ‘Fiducia in accordo Usa-Cina, siate long su questi asset’

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Le stelle sono allineate per una Seconda Grande Rotazione ovvero, per dirla come gli analisti di JP Morgan, per una “Great Rotation II”: rotazione dai bond verso le azioni, che si verificherà nel 2020, dopo che gli investitori, a dispetto dei continui record inanellati da Wall Street, hanno ritirato dai fondi azionari globali 230 miliardi di dollari circa, iniettando 789 miliardi di dollari nei fondi obbligazionari. E’ quanto ricorda un articolo di Marketwatch pubblicando l’outlook del colosso bancario americano.
L’ottimismo degli analisti si basa sull’assunto secondo cui sarebbe ormai imminente una de-escalation della guerra dei dazi che tanto spaventa il mondo – e che tanto è responsabile del rallentamento economico mondiale -.

JP Morgan non crede infatti che il presidente americano Donald Trump sarà tanto masochista da infierire contro il commercio nell’anno dell’Election Day, dove in ballo ci sarà la sua presidenza. E gli ultimi rumor sembrano dare ragione al gigante di Wall Street.
Secondo quanto appreso dalla Cnbc da alcune fonti, Usa e Cina avrebbero raggiunto di fatto un accordo di principio sulla “Fase 1” di una intesa commerciale più ampia, volta a porre fine alla guerra dei dazi.

Non solo. La Casa Bianca sarebbe disposta a cancellare i dazi contro i prodotti cinesi che sarebbero dovuti diventare operativi nella giornata di domenica, 15 dicembre. Ancora, l’amministrazione Trump avrebbe offerto di tagliare le tariffe punitive esistenti che hanno colpito $360 miliardi di prodotti cinesi del 50%.
Secondo il Wall Street Journal – che ha citato un consulente di Trump – l’accordo sulla Fase 1 comporterebbe inoltre l’acquisto da parte della Cina, nel 2020, di prodotti agricoli Usa per un valore di $50 miliardi, ma anche di prodotti energetici e altri beni. In cambio, gli Usa di Trump Tariff Man ridurrebbero le tariffe, che al momento oscillano tra il 15% e il 25%, su diverse importazioni di beni cinesi.
Al di là dei rumor, nelle ultime ore grande attenzione è stata data al post su Twitter con cui Donald Trump ha detto che “un grande accordo” con la Cina “è molto vicino”. E’ bastata questa dichiarazione per portare gli indici Usa a testare nuove chiusure record: lo S&P 500 ha guadagnato lo 0,9% alla chiusura record di 3.168,57 punti. Anche il Nasdaq Composite ha testato il valore di chiusura più alto di sempre, a 8.717,32 punti, in progresso dello 0,7%, mentre il Dow Jones Industrial Average ha chiuso salendo di 220,75 punti, a 28.132,05 punti. Le stesse dichiarazioni hanno dato un assist all’azionario asiatico (borsa Tokyo +2,55%), alle borse europee e di nuovo, ora, anche a Wall Street.
A prescindere da come andranno le cose, JP Morgan crede di per sé nello smorzarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Cina. Non per niente, la sua scelta di trading top pick è quella di essere long sulle commodities agricole, attraverso un indice che garantisca un’ampia esposizione ai prodotti del settore e, anche, una diversificazione rispetto alle scommesse tradizionali.
Finora gli agricoltori americani hanno sofferto non poco, a causa della perdita della Cina come cliente chiave dei loro prodotti, in questi due anni di guerra commerciale. Ma la Fase 1 di una qualsiasi intesa commerciale potrebbe smorzare le loro preoccupazioni.
“Si tratterebbe di uno sviluppo bullish, per il settore agricolo, molto significativo, che non è ancora prezzato” dai mercati, hanno fatto notare gli analisti di JP Morgan.
Tra gli indici che garantiscono un’ampia esposizione al settore agricolo c’è l’UBS ETRACS CMCI Food Total Return ETN UAG che monitora il trend di un indice di dieci commodities agricole e che dall’inizio dell’anno ha perso il 2,72% e l’iPath Series B Bloomberg Agricultural Subindex Total Return, in flessione dell’1,5% nello stesso arco temporale.
Sulla Grande Rotazione nelle azioni, il team degli analisti di JP Morgan guidato da Nikolaos Panigirtzoglou scrive che “la nostra view sulla propensione al rischio è basata sul miglioramento degli indicatori di crescita negli ultimi due mesi. In particolare, crediamo che il fondo toccato dagli indici Pmi manifatturieri globali e la forza del mercato del lavoro Usa stiano riducendo i rischi di recessione negli Stati Uniti, aumentando la fiducia nella tesi di aggiustamento di metà ciclo“. Tesi che ritiene che le azioni seguiranno il trend degli anni 1995-1996 di aggiustamento dei tassi di metà ciclo da parte della Federal Reserve, presentando un “margine di rialzo del 5% nei prossimi sei mesi”.
Certo, viene spiegato, un rally simile a quello del 1996 presuppone che ci sia l’assist dei consumi e la resilienza del mercato del lavoro Usa.
Ma gli analisti di JP Morgan ricordano come novembre sia stato il mese in cui il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è sceso al 3,5%, minimo degli ultimi 50 anni, e in cui il settore manifatturiero ha recuperato terreno. Insomma, i presupposti per una propensione al rischio e per una Seconda Rotazione in azioni non mancherebbero.