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Italia-Cina, governo M5S-Lega punta in alto: CdP pronta a emettere Panda bond

I primi due Panda bond sono stati emessi nell’ottobre del 2005, lo stesso giorno, da International Finance Corporation e Asian Development Bank, per valori rispettivamente di 1,13 miliardi e 1 …

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Le indiscrezioni sono state riportate da Reuters: la Cdp, Cassa Depositi e Prestiti, si appresta a emettere i Panda bond, rendendo così l’Italia il primo paese del “G7 che procede all’emissione di bond cinesi, in un mercato che vale 12.000 miliardi di dollari“.

In attesa della visita a Roma del presidente Xi Jinping e a seguito delle polemiche che sono scoppiate con la decisione del governo M5S-Lega di siglare diversi accordi con Pechino, due fonti vicine al dossier hanno riferito a Reuters che in cantiere c’è la possibilità che “la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) venda i Panda bond, sostanzialmente bond emessi da società straniere a chi investe nella Cina continentale.

“Tra venerdì e sabato, Cdp e Bank of China, forse insieme al ministero dell’Economia, potrebbero firmare un memorandum d’intesa che, se finalizzato, consentirebbe alla Cassa di lanciare un programma di ‘Panda’ bond (quindi in yuan) per cofinanziare le imprese italiane che investono in Cina”, ha detto una delle fonti a Reuters.

Da segnalare che CdP è controllata dal ministero dell’economia e delle Finanze con una partecipazione superiore all’80%.

Reuters sottolinea che un accordo di questo tipo, relativo all’emissione dei Panda bond, dimostrerebbe la “volontà di Xi di rimuovere le barriere alle società straniere, nel tentativo di internazionalizzare lo yuan e aprire fonti di finanziamento per la Belt and Road Initiative (BRI)”.

Proprio il patto sulla Via della Seta si è confermato negli ultimi giorni nuovo Pomo della discordia tra il M5S di Luigi Di Maio e la Lega di Matteo Salvini tanto che, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata ieri, Di Maio ha espresso un certo stupore per le cautele mostrate dal Carroccio:

“Sulla Via della Seta non le nascondo che non l’ho capita la Lega. Voglio dire: il memorandum serve a spingere il nostro made in Italy in mercati dove ancora non arriviamo, perché mettersi di traverso? Così si reca un danno anche alle nostre imprese. La sicurezza non c’entra nulla”.

Qualche giorno prima Salvini si era così espresso sul memorandum d’intesa:

Voglio controllare chi viene a investire in Italia, su cosa viene a investire e che non siano settori strategici. E ancora: “Voglio controllare settori strategici per la sicurezza nazionale” perchè “le chiavi di casa le devono possedere gli italiani“.

Panda bond e Via della Seta, il ‘primato’ italiano

Lo scorso 15 marzo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il vicepremier del M5S e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio hanno firmato il memorandum sulla Via della Seta.

Conte ha salutato la firma, ricordando che “l’Italia è l’unico Paese” delle 13 nazioni dell’Unione europea che hanno sottoscritto il Memorandum tra Italia e Cina “ad aver preteso e imposto il rispetto dei principi e delle regole europee“.

Il premier ha precisato, anche, che non si tratta di un accordo vincolante e sui capitoli sicurezza e rete 5G, aveva rimarcato l’intenzione di rafforzare la “golden power per rafforzare gli interessi nazionali”.

Ora si sta arrivando al dunque. Tra l’altro, a certificare la genesi di una nuova collaborazione Italia-Cina è stato lo stesso presidente cinese Xi Jinping, con un intervento dalle pagine del Corriere della Sera, alla vigilia della sua visita in Italia.

Jinping ha annunciato “un patto strategico” con l’Italia.

“Siamo pronti, insieme alla controparte Italiana, a costruire insieme la Belt and Road — la Nuova Via della Seta, sviluppando appieno i punti di forza storici, culturali e geografici che la cooperazione tra i due Paesi sotto l’egida della Belt and Road può portare. Impegnandoci a collegare l’idea di interconnessione e connettività propria dell’iniziativa Nuova Via della Seta ai progetti italiani di «costruzione dei porti del Nord» e «investire in Italia» al fine di creare una nuova era per la Belt and Road in settori come la marina, l’aeronautica, l’aerospazio e la cultura”.

Xi Jinping ha citato anche una frase di Alberto Moravia:

“Il noto scrittore italiano Alberto Moravia ha scritto: «Le amicizie non si scelgono a caso ma secondo le passioni che ci dominano». Il mondo odierno sta subendo profondi cambiamenti mai visti in un secolo, di fronte a ciò la storia ci affida la responsabilità di innalzare i rapporti sino-italiani e portarli a un nuovo livello e di tutelare insieme la pace, la stabilità e di far crescere la prosperità. Io desidero, con questa mia visita, di tracciare, insieme ai leader italiani, le linee guida dei rapporti bilaterali e di condurli nella nuova era”.

Tornando ai rumor di Reuters, cosa sono esattamente i Panda bond?

Intanto, vale la pena dire che l’emissione dei Panda bond sta crescendo a vista d’occhio, e che gli stessi colossi automobilistici tedeschi del calibro di Daimler e BMW, hanno deciso di unirsi a un trend che sta diventando sempre più popolare, anche e soprattutto grazie all’allentamento delle regole da parte delle autorità finanziarie cinesi.

I Panda bond sono bond emessi in Cina e in yuan da società emittenti non cinesi. I primi due Panda bond sono stati emessi nell’ottobre del 2005, lo stesso giorno, da International Finance Corporation e Asian Development Bank, per valori rispettivamente di 1,13 miliardi e 1 miliardo di yuan.

Le obbligazioni avevano una scadenza di 10 anni, a fronte di rendimenti pari al 3,4% e al 3,34%. Inizialmente, Pechino stabilì che i fondi raccolti attraverso la vendita delle obbligazioni dovessero rimanere in Cina. Di conseguenza le società straniere non avrebbero potuto rimpatriare i proventi dei collocamenti.

Nel maggio del 2010, questa restrizione è stata abrogata.

Nel giugno del 2016, Bank of China ha firmato un memorandum di intesa sull’emissione dei Panda bond con il Ministero delle Finanze polacco: la Polonia divenne il primo paese sovrano europeo a emettere queste obbligazioni. Nel marzo del 2018, le Filippine sono diventate il primo paese membro dell’ASAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico) a emettere i bond.