News Notizie Italia Iride-Enìa, stop inatteso all’iter di fusione

Iride-Enìa, stop inatteso all’iter di fusione

Pubblicato 30 Dicembre 2008 Aggiornato 19 Luglio 2022 13:39
Inattesa frenata nella partita che porta alle nozze tra Iride ed Enìa. Se da un lato il Comune di Reggio Emilia, uno dei soci di maggioranza di Enìa, ha già approvato il progetto fusione che dovrebbe portare alla creazione di una multi utility da oltre 4 miliardi di fatturato, i comuni di Genova e Torino, azionisti di maggioranza di Iride, vogliono ridiscutere le condizioni dell'accordo alla luce di alcuni cambiamenti dello scenario di riferimento. Non si riuscirà quindi a rispettare la tabella di marcia che prevedeva il sì definitivo alle nozze entro metà gennaio. In particolare i due Comuni, dopo l'incontro di ieri tra i primi cittadini Marta Vincenzi (Genova) e Sergio Chiamparino (Torino), intendono riesaminare tre questioni. In primo luogo il crollo dei mercati finanziari che rimette in discussione il valore del concambio azionario fissato a 4,20 azioni Iride per ogni azione Enìa, mentre ai prezzi attuali sarebbe sceso a 3,78; poi il peso che dovranno avere i 78 Comuni azionisti della nuova multiutility e, infine, una grana fiscale, nascosta nel decreto anticrisi varato a novembre dal governo Berlusconi. Decreto che prevede il recupero da parte dell'Agenzia delle Entrate degli aiuti illegittimi a favore delle municipalizzate e Iride potrebbe ritrovarsi a dover sborsare entro qualche mese alcune centinaia di milioni.