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Investire su Enel con un certificato ESG a protezione condizionata del capitale

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Se c’è un settore che si trova per diverse ragioni in un contesto di mercato favorevole, questo è quello delle utility. Numerose le ragioni. In primis le politiche monetarie espansive delle banche centrali hanno ormai sterilizzato il rendimento dei titoli di Stato favorendo quei settori che presentano un indebitamento finanziario netto monstre, legato proprio alle necessità d’investimento di questo settore. Inoltre, i rendimenti bassi dei tassi d’interesse, permettono a queste società di finanziarsi a tassi più bassi, riducendo così il costo del debito e riducendo dunque il peso a bilancio degli oneri finanziari. Non solo, va ricordato che in fasi di incertezza di mercato i titoli difensivi come le utility (ma non solo, in generale tutti i titoli non ciclici come anche Health Care e Consumer Staples) tendenzialmente sovraperformano il mercato.
Se quanto detto è vero ed è verificabile sui grafici storici dei prezzi, il grande catalyst per il settore viene però da fattori esogeni quale l’importanza crescente delle rinnovabili e l’impegno di buona parte dei governi mondiali alla riduzione delle emissioni inquinanti (dunque il raggiungimento della neutralità carbonica). Basta dare un’occhiata a indici come l’S&P Global Clean Energy (che contiene 30 società attive nella produzione di energia green e nell’implementazione di tecnologie per tal scopo) per capire di cosa si sta parlando. L’indice infatti YTD segna un +80%, non curante del problema covid. Del resto, le cifre che girano intorno a questo business e di cui dovrebbero beneficiare le utilities nei prossimi anni sono da capogiro. Miliardi sta investendo la Cina che vuole raggiungere il carbon free entro il 2060 (con picco delle emissioni prima del 2030). Sanford C. Bernstein & Co ha stimato che una transizione della Cina alle emissioni zero in poche decine di anni potrebbe costare intorno ai 5,5 mila miliardi di dollari. Si tratta dello stesso obiettivo che anche l’Unione Europea si è posta per il 2050, nel contesto dell’impegno derivante dall’Accordo di Parigi, e per raggiungere il quale esiste già un piano d’azione chiamato Green Deal Europeo, presentato nel 2019. Negli USA la vittoria di Biden dovrebbe portare ad ingenti investimenti nel settore. Il candidato democratico infatti si è posto l’obiettivo di raggiungere un’economia carbon free entro il 2050. Vuole rientrare nell’accordo di Parigi e chiede un divieto mondiale dei sussidi ai combustibili fossili. Elemento quest’ultimo che ci permette anche di comprendere perché l’indice S&P Clean Global Energy nell’ultimo mese, in cui la forchetta dei sondaggi si è allargata a favore di Biden, ha guadagnato oltre il 20%.

A seguire mostriamo una tabella estratta da un articolo redatto dell’Ufficio Studi di Wall Street Italia dedicato ai titoli dello Stoxx Europe 600. Nell’articolo si evidenziavano i titoli che hanno P/E forward a sconto sulla media a 5 anni ed EPS forward in crescita rispetto alla media a 5 anni. Di fatto questo permette di individuare quei titoli a buon mercato ma con fondamentali solidi e che dovrebbero essere più reattivi. Tra i titoli che presentano queste caratteristiche ci sono anche diverse utility, di cui tre italiane.

Come si evince dalla tabella tra le utility a sconto attualmente sul mercato, tre sono italiane: Hera, Italgas e Snam.

Incertezza dilagante sui mercati e la terza via dei certificati d’investimento

Se dunque nel lungo periodo l’investimento sulle utility sembra essere vincente, l’incertezza dilagante sui mercati azionari, legata all’evoluzione negativa dei contagi a livello globale e alle ormai prossime elezioni USA, sembra suggerire un approccio cauto ai mercati azionari almeno in questa fase. D’altra parte, però la sterilizzazione dei rendimenti dei Titoli di Stato, frutto delle politiche delle banche centrali, sta lasciando gli investitori (a caccia di rendimenti) con poche alternative al mercato azionario. In questo contesto si inseriscono i certificati d’investimento che possono essere visti come una terza via. Prodotti che pagano delle cedole di tutto rispetto (condizionate o incondizionate) e che al contempo riducono l’impatto della volatilità sul portafoglio nel breve e medio termine.
Diverse le possibilità a riguardo perché il mondo dei certificati è veramente vastissimo. In questo articolo analizziamo un Cash Collect su ESG con sottostante Enel: la regina delle utility italiane ed una delle più importanti a livello europeo.

Analisi del certificato Cash Collect ESG su Enel ISIN NL0015040254

BNP Paribas ha lanciato recentemente la nuova gamma di Cash Collect su sottostanti ESG. Dei prodotti innovativi che combinano le caratteristiche tipiche dei Memory Cash Collect, con la selezione dei sottostanti operata nel rispetto dei principi di sostenibilità. Infatti, per la selezione dei sottostanti, l’emittente francese si è avvalsa del rating ESG di Vigeo Eiris. Tutti i titoli dell’emissione sono dunque ESG compliance.
In quanto Memory Cash Collect, il certificato ISIN NL0015040254 paga premi condizionati trimestrali di 1,25 euro a certificato a condizione che il valore di Enel sia alla data di valutazione (prossima il 14 gennaio 2021) superiore alla barriera posta al 70% dello strike, ovvero a 5,6 euro. Un livello interessante anche perché al di sotto di diversi supporti statici di sostegno alle quotazioni del prezzo. In ogni caso, i premi eventualmente non pagati potranno essere recuperati in una delle date di valutazione successiva grazie all’effetto memoria. Inoltre, il certificato vanta anche l’opzione di rimborso anticipato. Questo significa che, se dalla prossima data di valutazione Enel sarà al di sopra dello strike (8 euro), il titolo scadrà pagando il valore nominale (100 euro a certificato + 1,25 euro a certificato + tutti i premi eventualmente non pagati). A scadenza (14/07/23) invece sono due le possibilità: se Enel quota ad un valore uguale o maggiore della barriera il Certificate scade e paga 101,25 euro (più gli eventuali premi non pagati precedentemente). In alternativa, se Enel è al di sotto del livello barriera, il certificato paga un importo commisurato alla performance di Enel con conseguente perdita parziale o totale sul capitale investito.
Interessante notare che il certificato prezza attualmente a sconto, a 97 euro. Elemento che comporta un eventuale rendimento aggiuntivo di 3 euro a certificato, venendo il prodotto restituito a 100 euro a certificato. Nell’evenienza che il certificato dovesse scadere alla prossima data di valutazione (se Enel sarà uguale o maggiore di 8 euro il 14 gennaio 2021), il singolo certificato pagherà comunque 100 euro ad unità più il premio di 1,25 euro, con un rendimento complessivo circa del 4,3% se acquistato ai prezzi attuali.

Per informazioni su T-Finance business unit di T-Mediahouse S.r.l., in qualità di produttore delle raccomandazioni, sulla presentazione delle raccomandazioni e sulle posizioni e conflitti di interesse del produttore, si prega di cliccare su questo link.