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Intesa Sanpaolo lancia offerta per acquistare Ubi Banca

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Esplode a sorpresa il risiko bancario e a muovere la prima mossa e’ il colosso Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha promosso una Offerta pubblica di scambio volontaria avente a oggetto la totalità delle azioni ordinarie di UBI Banca. L’operazione, rimarca la maggiore banca italiana in una nota, ha come obiettivo strategico il rafforzamento della sostenibilità della creazione di valore per tutti gli stakeholder con un’unione basata su modelli di business affini e su valori condivisi, che non presenta complessità significative anche in considerazione della comprovata capacità di Intesa Sanpaolo di realizzare integrazioni.
Il perfezionamento dell’operazione – atteso entro la fine di quest’anno e subordinato all’ottenimento delle autorizzazioni da parte delle autorità competenti e alle condizioni indicate nella predetta odierna comunicazione, che saranno ulteriormente dettagliate nel Documento di Offerta – permetterà al Gruppo risultante di rafforzare il supporto all’economia reale e sociale consolidando il proprio ruolo di prima banca italiana con quote di mercato di circa il 20% in tutti i principali settori di attività, accrescendo la creazione e distribuzione di valore con la realizzazione di importanti sinergie senza costi sociali e con la riduzione del profilo di rischio senza costi straordinari per gli azionisti.

Intesa Sanpaolo per gli anni successivi all’orizzonte temporale del 2021 del Piano di Impresa in corso di realizzazione prevede un utile netto del Gruppo risultante dall’operazione superiore a 6 miliardi di euro dal 2022 e intende continuare a perseguire una strategia focalizzata sulla remunerazione per gli azionisti, mantenendo solidi coefficienti patrimoniali e presidiando attentamente la qualità del credito. 

La redditività del Gruppo risultante dall’operazione beneficerà di sinergie annue ante imposte attese pari a 730 milioni di euro a regime, 680 milioni entro il 2023 e ulteriori 50 milioni entro il 2024, di cui 510 milioni da costi (pari a circa il 5% dei costi pro-forma 2019 del Gruppo risultante dall’operazione) e, tenendo conto delle dissinergie, 220 milioni da ricavi (pari a circa l’ 1% dei ricavi pro-forma 2019 del Gruppo risultante dall’operazione).