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Intesa Sanpaolo guarda già oltre UBI, documento di offerta dell’OPS fa capire la prossima grande mossa

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Tra una tra una settimana esatta ci sarà il via dell’OPS su UBI Banca da parte di Intesa Sanpaolo. Nel documento di offerta approvato dalla Consob emerge che la banca guidata da Carlo Messina nei prossimi anni si aspetta un consolidamento nel settore in Europa e i principali operatori potranno essere campioni sia europei sia extra-europei”. “È interesse di Intesa Sanpaolo raggiungere dimensioni che le consentano di svolgere un ruolo proattivo nel panorama bancario europeo – si legge nel documento di offerta – . Pertanto, la crescita dimensionale per vie esterne è, ad oggi, la strategia obbligata che permette il raggiungimento di quest’obiettivo”. Anche con UBI, il nuovo gruppo bancario resterebbe concentrato in Italia ma con una dimensione maggiore che potrebbe aiutare nei prossimi round di consolidamento tra le banche europee. 
Settimana scorsa il responsabile della vigilanza della Bce, Andrea Enria, ha fatto capire che l’operazione Intesa-UBI non dispiace in quanto in generale, sia pure con prudenza, la Bce guarda con favore a processi di aggregazione. Già nei mesi scorsi lo stesso Enria aveva sottolineato come la crisi Covid-19 potrebbe fungere da acceleratore per una ondata di aggregazioni innestata dalle difficoltà delle banche più deboli.

Il documento di offerta su UBI ai raggi X

Intanto dal documento di offerta relativo all’OPS su UBI Banca emergono anche altri aspetti importanti. In particolare sulle sinergie dell’operazione e la successiva fusione o meno di UBI in Intesa. Le sinergie stimate sono di circa 700 milioni a regime e dipendono in minima parte dalla fusione effettiva tra le due entità. Dal prospetto infatti si evince che anche senza fusione si verificherà l’87% delle sinergie in virtù principalmente del fatto di uniformare le fabbriche prodotto e i modelli industriali.

I principali spunti contenuti nel documento di offerta relativo all’OPS su UBI sono riassunti oggi da Equita che ne elenca otto:
1) l’offerta sul mercato sarà lanciata il 6 luglio per concludersi, salvo proroghe, il 28 luglio (compresi). Il risultato dell’offerta sarà comunicato prima della data di pagamento del corrispettivo (17 azioni Intesa Sanpaolo per ogni 10 UBI portate in adesione) che sarà il 3 agosto.
2) in caso di successo dell’offerta, Intesa Sanpaolo intende procedere alle operazioni strategiche annunciate ie derisking di UBI (cessione 4bn di NPE a valori di libro alla data della cessione, da realizzare nel 2021), cessione degli sportelli a BPE e cessione del ramo d`azienda relativo al business bancassurance a Unipol – indipendentemente dall`eventuale fusione di UBI in Intesa.
3) Intesa Sanpaolo, al momento, non ha ancora preso alcuna decisione in merito alla fusione di UBI post operazione, che rimane però un obiettivo dell`offerta.
4) l’eventuale fusione con UBI è prevista plausibilmente non prima del 2021. La fusione non determinerà l`insorgere del diritto di recesso per gli azionisti UBI e il concambio di fusione non incorporerà alcun premio. E` ragionevole quindi secondo noi ipotizzare che le condizioni di un`eventuale fusione fra ISP e UBI risulteranno decisamente meno favorevoli rispetto a quanto previsto dai termini dell`OPS, che evidentemente incorpora un premio per il controllo.
5) Intesa Sanpaolo non effettuerà acquisti di titoli UBI sul mercato nei 12 mesi successivi al completamento dell`OPS.
6) anche senza fusione, Intesa prevede di raggiungere l’87% del target di sinergie annunciato in caso di fusione, pari a 662 mln pre-tasse nel 2023 (di cui 506 mln da costo e 156 mln da ricavo) e a 700 mln pre-tasse a regime per anno a decorrere dal 2024 (di cui 545 mln da costo), che in caso di mancata fusione diventerebbero pari a 573mln pre-tasse nel 2023 e a 611mln pre-tasse a regime per anno a decorrere dal 2024 (di cui 455mln da costo).
7) l`accordo con Bper prevede la cessione di 532 filiali, di cui 31 fanno capo a ISP. Intesa Sanpaolo potrebbe inoltre cedere altri 17 sportelli di UBI, in aree in cui non sono presenti sportelli oggetto di cessione a Bper, nel caso in cui venissero rilevate ulteriori e inattese criticità da parte dell`antitrust.
8) in base ai prezzi di mercato del 19 giugno, il corrispettivo per gli sportelli ceduti a Bper è di circa 660 mln.