Intesa: Passera rassicura i sindacati, Cariparma non pone veti
Punta a una quota del 2-3% del mercato italiano, il Credit Agricole, impegnato nel confronto con Intesa in vista della fusione di quest'ultima con Sanpaolo Imi. In discussione c'è soprattutto il contratto di ferro in scadenza nel 2012 che ha assicurato fino ad oggi all'Agricole l'esclusiva della distribuzione dei fondi comuni e delle gestioni Caam, ex Nextra, presso i quasi 3.000 sportelli Intesa. L'incontro di ieri del consiglio generale della Fondazione Cariparma, l'ente azionista del Patto di Banca Intesa con una quota del 4,65%, si è concluso senza alcuna decisione netta in merito all'ipotesi di aggregazione dell'istituto con il SanPaolo. La Fondazione ha deciso di "non porre veti, né consensi preventivi" e di attendere le proposte più dettagliate che verranno presentato dall'amministratore delegato, Corrado Passera. In sostanza la Cariparma ha delegato a Passera la conduzione delle trattative con l'Agricole, con il numero uno di Intesa che starebbe valutando l'opportunità di far uscire l'istituto emiliano dal perimetro di Intesa. Intanto ieri lo stesso Passera, insieme all'ad di Sanpaolo Alfonso Iozzo, ha confermato ai rappresentanti sindacali che la fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa determinerà "alcune migliaia" di esuberi, concentrati soprattutto nelle direzioni centrali e nei Ced (centri elaborazione dati), numeri elevati ma inferiori ai dieci-quindicimila che erano circolati subito dopo l'annuncio dell'operazione.