Inflazione Usa: a sorpresa il dato ‘core’ rallenta a settembre
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Sorpresa inflazione Usa per il mese di settembre. L’indice dei prezzi al consumo ha registrato un aumento su base mensile inferiore alle attese (+0,3% per la componente headline), mentre il dato core ha rallentato al 3% su base annua.
Il Cpi statunitense di oggi offre nuovamente ai mercati un’importante bussola macro (almeno temporaneamente), dopo il lungo digiuno dovuto allo shutdown (scattato negli Usa il primo ottobre e ancora in corso).
Con inflazione che è aumentata meno del previsto a settembre, la Fed resta sulla buona strada per un taglio dei tassi di interesse nel corso della riunione della prossima settimana.
Ecco tutti i dettagli e la reazione dei mercati.
Inflazione core rallenta a settembre
Stando ai dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics (BLS), a settembre il dato annuale dei prezzi al consumo Usa ha accelerato dal 2,9% del mese precedente al 3%, ma a un ritmo inferiore rispetto alle attese del mercato che indicava un +3,1%.
L’indice dei prezzi al consumo core, escludendo le categorie spesso volatili di alimentari ed energia, ha mostrato un aumento dello 0,2% rispetto ad agosto, un dato che si raffronta al +0,3% della passata rilevazione e atteso dal mercato. Su base annua il dato ha rallentato, attestandosi al 3% dal 3,1% della passata lettura e indicato dal consensus.
Il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo di settembre, inizialmente previsto per il 15 ottobre, è stato posticipato a causa della chiusura in corso delle attività del governo. Sebbene la maggior parte delle attività del BLS siano sospese dopo la chiusura del 1° ottobre, l’agenzia ha richiamato il personale per preparare questo comunicato, in modo che la Social Security Administration potesse calcolare il suo adeguamento del costo della vita (un aggiornamento richiesto per legge).
“Un dato sull’inflazione più moderato può offrire un sollievo temporaneo, ma invitiamo alla cautela. I dazi non sono ancora stati interamente trasferiti dalle aziende, aggravando il potenziale di effetti di secondo impatto, mentre la Fed prosegue con il taglio dei tassi per un’economia già forte. Il rischio è che la Fed sottovaluti la ripresa dell’inflazione e che anche il mercato la sottovaluti”, avverte George Brown, senior economist di Schroders, aggiungendo che “la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di ottobre si preannuncia come un’incognita. Poiché molti prezzi che normalmente vengono rilevati di persona dovranno essere stimati a causa dello shutdown del governo statunitense, l’interpretazione dei dati del prossimo mese sarà particolarmente complessa, in un momento cruciale per la Federal Reserve”.
Fed e l’atteso taglio di ottobre
Gli investitori si stanno preparando per ulteriori tagli dei tassi da parte della Federal Reserve. Tutti gli occhi erano puntati sulla pubblicazione posticipata dell’indice dei prezzi al consumo statunitense arrivato oggi, da sempre considerato input chiave per la direzione della politica monetaria della Fed (doppio mandato Fed: massima occupazione e stabilità dei prezzi).
I mercati continuano a scontare un taglio di 25 punti base nel meeting di fine ottobre e si aspettano ancora un’altra mossa a dicembre.
“Sul fronte interno il presidente Trump ha respinto la richiesta dei principali parlamentari democratici di riunirsi prima della fine dello shutdown, in vigore ormai da tre settimane. La situazione di stallo complica ulteriormente il compito della Fed – segnala lo strategist team di Intesa Sanpaolo nella “Forex Flash” di oggi -. Secondo un sondaggio Reuters gli economisti rimangono profondamente divisi sul livello dei tassi di policy a fine del 2026. Per quest’anno il consenso emerso dalla survey prevede che la Fed abbasserà i fed funds di 25 punti base la prossima settimana seguito da un nuovo taglio di pari ammontare a dicembre. I future sui fed funds implicano una probabilità del 97% di un taglio di 25 punti base dei tassi di interesse in ciascuno delle ultime due riunioni del 2025“.