Notizie Notizie Mondo Inflazione Ue, accelerazione oltre target Bce a marzo. Conflitto spinge prezzi energia

Inflazione Ue, accelerazione oltre target Bce a marzo. Conflitto spinge prezzi energia

31 Marzo 2026 11:21

Risale l’inflazione nella zona euro, registrando il più forte aumento dal 2022. A pesare il conflitto in Iran, scoppiato a fine febbraio, che ha spinto al rialzo i costi energetici, alimentando le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea (Bce).

I prezzi al consumo sono aumentati del 2,5% rispetto a un anno fa a marzo, in rialzo rispetto all’1,9% del mese precedente e al livello più alto da gennaio 2025. Il dato è leggermente inferiore alla stima mediana del 2,6% del consensus Bloomberg.

Inflazione in accelerazione: i numeri di marzo

L’inflazione dell’area euro ha registrato a marzo il balzo più marcato dal 2022, spinta dall’impennata dei costi energetici innescata dal conflitto in Iran. I prezzi al consumo sono saliti del 2,5% su base annua, in accelerazione rispetto all’1,9% di febbraio, rafforzando l’aspettativa che la Banca centrale europea possa tornare ad alzare i tassi.

Il dato complessivo si è attestato poco sotto il 2,6% stimato dagli economisti, mentre l’inflazione core, che esclude i beni più volatili come quelli energetici e alimentari, ha rallentato a sorpresa al 2,3%. L’indice dei servizi, attentamente monitorato, ha registrato un rallentamento.

A oltre un mese dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, l’impatto sull’Europa si fa sempre più sentire: non solo sull’inflazione, ma anche sulle aspettative sull’andamento dei prezzi sono in netto aumento. E se da un lato i governi e le banche centrali dell’eurozona stanno riducendo le loro proiezioni di crescita, le imprese si stanno preparando a un calo della domanda da parte dei consumatori. Un sondaggio pubblicato lunedì scorso dalla Bce ha, infatti, mostrato come le aspettative di inflazione dei consumatori siano aumentate a marzo, con le imprese che prevedono di aumentare i prezzi in modo significativo.

La Bce ha già chiarito che non permetterà che si ripeta una nuova ondata inflazionistica come accaduto dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio del 2022. Il nodo, tuttavia, resta la durata della crisi. Petrolio e gas su livelli elevati mettono in discussione lo scenario base dell’istituto di Francoforte, che indicava un’inflazione media al 2,6% nel 2026. In uno scenario più incerto, la dinamica dei prezzi potrebbe spingersi molto più in alto.

I mercati stanno già prezzando i rialzi dei tassi da parte della Bce (tre da 25 punti base entro fine anno) rispetto all’attuale tasso sui depositi del 2%.

L’attenzione della Bce sembra ora concentrarsi sugli effetti di secondo impatto: salari, prezzi di vendita e rincari indiretti su alimentari. Peril board guidato da Lagarde, il rischio da evitare è una nuova spirale prezzi-salari. “Sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire una spirale salari-prezzi, garantendo al contempo che l’azione di politica monetaria rimanga proporzionata”, ha avvertito anche il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta.

ING: Bce fuori dal “good place”

Si chiude così una fase di relativa stabilità dei prezzi, con Christine Lagarde che saluta il mantra del “good place”. “Dopo un periodo caratterizzato da un’inflazione contenuta nonostante le tensioni globali, i prezzi nell’eurozona tornano a salire proprio a causa dell’energia. Le altre componenti, per ora, non mostrano segnali di contagio: l’inflazione alimentare è scesa dal 2,5% al 2,4%, mentre quella core è calata dal 2,4% al 2,3%. Anche beni e servizi evidenziano una moderazione, suggerendo che le pressioni inflazionistiche restano concentrate nel comparto energetico”, commenta Bert Colijn, economista di ING, sottolineano, tuttavia, che l’aumento dei prezzi energetici non può essere considerato un fenomeno isolato. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta il principale fattore di rischio per l’inflazione, con possibili ricadute anche su alimentari e altri beni, complici carenze di fertilizzanti e problemi nelle catene di approvvigionamento”.

“Data la grande incertezza che circonda l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, diversi scenari inflazionistici rimangono possibili, ed è per questo che la Bce fa bene a mantenere un elevato livello di allerta“.

Inflazione sotto la lente: in Italia e Francia resta sotto 2%

Aggiornamento prezzi in primo piano nella zona euro. Se ieri sono arrivati i numeri preliminari dell’inflazione di marzo in Germania, oggi è stato diffuso il dato in Francia, in Italia e quello complessivo per l’eurozona. Un quadro che mostra, in generale, prezzi in aumento in scia alla guerra in Iran.

In Francia, la lettura preliminare di marzo mostra che l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (confrontabile con gli altri Paesi dell’eurozona) ha mostrato una accelerazione in linea con le attese degli economisti all’1,9 su base annua rispetto al +1,1% della passata rilevazione. Su base mensile, l’indicatore ha evidenziato una crescita al ritmo dell’1,1%, a fronte della previsione di un aumento dell’1% degli analisti e dello 0,7% della precedente lettura.

Secondo le stime preliminari di marzo fornite dall’Istat, in Italia l’inflazione registra una risalita. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, mostra una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua (da +1,5% di febbraio). Un aumento dovuto soprattutto all’accelerazione dei prezzi nel settore energetico (-2,3% da -6,6%).

Un sostegno alla dinamica inflazionistica deriva anche dall’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+4,4% da +3,7%), mentre un effetto di contenimento si deve al rallentamento dei prezzi di alcune tipologie di servizi, in particolare quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0% da +4,9%). La crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” è pari a +2,2% (da +2,0%), mentre l’inflazione di fondo scende a +1,9% (da +2,4%).