Inflazione e tassi, la BCE raffredda i mercati: cosa cambia per l’Eurozona
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La Banca centrale europea riporta i mercati con i piedi per terra. Dopo mesi in cui il rientro dell’inflazione sembrava aprire spazio a una politica monetaria più distesa, il nuovo Bollettino economico cambia il tono della narrazione: i prezzi tornano a salire, l’energia riaccende le pressioni sul carovita e Francoforte sceglie di non correre rischi.
Il rialzo dei tassi deciso a giugno non è solo una misura tecnica, ma il segnale che la BCE teme soprattutto una nuova fase di inflazione persistente. Il punto non riguarda soltanto famiglie e imprese, ma anche i mercati obbligazionari: rendimenti governativi più alti, condizioni finanziarie più rigide e titoli di Stato chiamati a misurarsi con una banca centrale meno accomodante.
Inflazione: la BCE frena gli entusiasmi e sceglie la via della prudenza
La battaglia contro l’inflazione nella Zona Euro non può ancora dirsi conclusa. È questo il messaggio, decisamente più cauto rispetto al recente passato, che emerge dall’ultimo Bollettino Economico della Banca Centrale Europea. L’istituto di Francoforte ha raffreddato gli ottimismi, spinto da una fiammata dei prezzi al consumo che impone un atteggiamento di massima vigilanza.
A caldeggiare questa inversione di rotta sono i dati macroeconomici più recenti. A maggio, l’inflazione è salita al 3,2%, registrando un’accelerazione rispetto al 3,0% di aprile. A fare da traino è ancora una volta la componente energetica, che si conferma il principale fattore di pressione con un balzo del 10,9%. Non meno preoccupante è il quadro che emerge dall‘inflazione core (al netto di energia e alimentari freschi), risalita al 2,5%: un incremento guidato principalmente dalla resilienza del comparto dei servizi, fermo al 3,5%.
Tuttavia, la BCE invita gli analisti a una fondamentale distinzione analitica sulla natura di questo rimbalzo. Se da un lato le pressioni interne mostrano segnali di raffreddamento, grazie a una dinamica salariale in rallentamento e a costi domestici meno aggressivi, dall’altro il vero elemento di disturbo arriva oggi dall’esterno. Il nuovo fronte di rischio è infatti rappresentato da uno shock dal lato dell’offerta, alimentato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente che continuano a surriscaldare i mercati energetici globali.
Lo shock dell’offerta complica i piani di Francoforte
A conferma di uno scenario più complesso, la BCE ha proceduto a una revisione al rialzo delle proprie stime macroeconomiche per i prossimi anni. Secondo le nuove proiezioni, l’inflazione è destinata a rimanere sopra il target del 2% più a lungo del previsto: i tecnici di Francoforte stimano ora un tasso al 3,0% per il 2026, che dovrebbe scendere al 2,3% nel 2027 per poi allinearsi all’obiettivo del 2,0% solo nel 2028.
Rispetto al precedente outlook di marzo, questo peggioramento del quadro non è strutturale, ma deriva quasi esclusivamente dalla fiammata dei prezzi dei beni energetici. Il rischio concreto, evidenziato nel Bollettino, è l’innesco di cosiddetti “effetti di secondo round“: la persistenza di costi energetici elevati minaccia infatti di trasferirsi progressivamente e a cascata sulle altre componenti del paniere, in particolare sui beni alimentari, sui prodotti industriali e, infine, sul comparto dei servizi.
La svolta dei tassi: Francoforte torna a stringere la cinghia
Nella riunione dell’11 giugno, il Consiglio Direttivo della BCE ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base. La logica dietro questa stretta monetaria risponde a una precisa strategia di gestione del rischio. Di fronte al bivio tra il rischio di penalizzare la crescita economica e quello di una fiammata inflazionistica strutturale, Francoforte ha scelto la linea dura: l’istituto ritiene infatti che il pericolo maggiore, oggi, sia permettere allo shock energetico importato dall’estero di radicarsi nell’economia, trasformandosi in un’inflazione persistente e difficile da sradicare. Da qui la necessità di irrigidire ulteriormente le condizioni monetarie.
Altrettanto significativo è il mutamento del linguaggio utilizzato nel comunicato, caratterizzato da una rigorosa prudenza comunicativa. La BCE ha deliberatamente evitato di fornire qualunque tipo di forward guidance, ovvero non ha indicato alcuna traiettoria o percorso futuro per il costo del denaro. Al contrario, i vertici di Francoforte hanno ribadito un concetto chiave: la banca centrale deciderà rigorosamente riunione per riunione, muovendosi in base all’evoluzione dei dati macroeconomici (data-dependent) e senza seguire alcun percorso d’azione prestabilito.