Notizie ETF I benefici della disaggregazione dell’esposizione sui mercati emergenti

I benefici della disaggregazione dell’esposizione sui mercati emergenti

Contributo a cura di Demis Todeschini, ETF Sales Specialist per l’Italia di Franklin Templeton*

Raggruppare una serie di economie sotto un’unica grande categoria porta con sé il rischio di formare dei gruppi composti che non colgono le opportunità insite nei singoli elementi che presentano caratteristiche molto differenti di rischio e rendimento. è il caso dei mercati emergenti verso i quali ancora oggi molti investitori mostrano una certa ritrosia ad effettuare una allocazione convinta. In una certa misura per il cosiddetto ‘home bias’ che porta gli investitori ad investire in quello che gli sta più vicino perdendo opportunità di crescita di lungo periodo. Gli investitori dovrebbero invece sforzarsi di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per costruire portafogli solidi e ben diversificati.

Indubbiamente, disaggregare un’allocazione in blocchi più piccoli richiede più tempo e il monitoraggio delle varie posizioni; tuttavia, dalle performance e dai driver rischio-rendimento dei singoli paesi emergenti è possibile apprezzare che disaggregare le allocazioni ha senso e può offrire una serie di vantaggi. Diversificare un portafoglio utilizzando l’aggregato generale degli emergenti è un obiettivo più difficile da cogliere rispetto al passato alla luce di mercati sempre più interdipendenti. Se nei primi anni ‘90 la correlazione dei mercati emergenti con i mercati sviluppati era sotto lo 0,5, nel decennio successivo è aumentata fino a 0,8 e ha continuato a salire anche dopo il collasso di Lehman Brothers. E nell’ultimo decennio ha oscillato tra 0,7 e 0,9.

Mentre i mercati emergenti nel loro insieme sono sempre più simili ai mercati sviluppati, i singoli paesi si distinguono l’uno dall’altro e verso i paesi più avanzati. Pertanto, a minori vantaggi della diversificazione da allocazioni sui mercati emergenti in aggregato si contrappone la presenza di significativi vantaggi da allocazioni in alcuni singoli paesi. In altre parole, un investitore con il focus principale sui mercati sviluppati potrebbe guadagnare poco aggiungendo una certa porzione di mercati emergenti come aggregato. L’aggiunta di alcuni singoli paesi emergenti, invece, può incrementare la diversificazione del portafoglio e quindi aumentare potenzialmente i rendimenti corretti per il rischio.

Dal conflitto in Ucraina un assist al Brasile. La guerra tra Russia e Ucraina è un lampante esempio del perché i paesi dei mercati emergenti non dovrebbero essere visti come un gruppo omogeneo. Il Brasile in particolare può essere considerato come un beneficiario della guerra in Ucraina in virtù dell’aumento dei prezzi delle materie prime e della sua posizione di esportatore di commodity. A febbraio il Brasile ha schivato il sell-off chiudendo il mese in rialzo e nei primi due mesi dell’anno l’indice MSCI Brazil è salito del 18%1 rispetto alle performance negative di MSCI Emerging Markets e MSCI US. E anche dopo questo rally l’azionario carioca presenta multipli relativamente bassi.

Due leader tech. Un altro paese emergente da monitorare è Taiwan che trova sponda nell’elevata domanda di tecnologia, in particolare di semiconduttori. Il paese vanta inoltre una posizione geografica strategica con la Cina che è il suo più grande partner commerciale con una quota di oltre il 26% del commercio totale, seguita dagli Stati Uniti con il 13%, dal Giappone (11%) e dall’Unione Europea e da Hong Kong (entrambi all’8%).

Altro paese leader tecnologico è la Corea del Sud, settima nazione esportatrice al mondo davanti a realtà quali Italia, Francia e Regno Unito. Dopo le difficoltà dell’ultimo anno, gli investitori stanno tornando a guardare ai solidi fondamentali del paese. Il nuovo governo dovrebbe mettere in atto riforme market-friendly e il paese rimane uno snodo importante nelle catene di approvvigionamento globali per prodotti quali smartphone, pc, automobili e attrezzature militari.

La personalizzazione. Disaggregare l’esposizione ai paesi emergenti consente di ottimizzare e personalizzare l’esposizione ai risk-premia di un portafoglio. Ad esempio, se un investitore avesse già un peso rilevante in fondi/ETF esposti ai settori tecnologici potrà privilegiare paesi più legati al settore delle commodities e dei materiali di base come Brasile e, anche se in misura minore, l’India. Viceversa, un portafoglio scarico di tecnologia potrebbe trovare in paesi come Corea e Taiwan un valido apporto a questa esposizione settoriale desiderata.

ETF a basso costo per realizzare la strategia di disaggregazione. Se storicamente quest’attività per il tramite di ETF poteva risultare costosa con il lancio di ETF passivi su singoli paesi emergenti con TER basso oggi è diventata una strada percorribile, come nel caso dell’offerta di Franklin Templeton3. Basso costo che non significa minore qualità, gli indici replicati da questi ETF sono rappresentativi del 90% della capitalizzazione di ciascun mercato e sono forniti da FTSE, leader globale nel campo degli indici. Inoltre tutti questi ETF sono replicati fisicamente e sono negoziabili in tempo reali in Borsa Italiana a spread competitivi. ETF efficienti e trasparenti per rendere operative allocazioni core e tattiche ai singoli paesi emergenti.

*estratto dalla Guida ETFNews 2022.