Forex: la Brexit fa sprofondare la sterlina, risk-off sul valutario
Alla fine a vincere è stata la Brexit. Ribaltando gli ultimi sondaggi i cittadini inglesi hanno scelto di lasciare l’unione europea. Il “Leave” si è attestato al 51,9% contro il 48,1% del “Remain”. A seguito dell’esito della consultazione popolare il premier David Cameron ha annunciato che ad ottobre, in occasione del Congresso del partito, presenterà le dimissioni.
La vittima sacrificale è la propensione al rischio e sul valutario a pagare pegno è ovviamente la sterlina che, dopo essersi spinta ieri a ridosso degli 1,5 dollari si è portata fino a 1,32278$, il livello minore dal 1985. Del clima di generalizzato “risk-off” stanno beneficiando porti sicuri come dollaro, yen (-9,3% a 142,597yen) e franco svizzero (-4,67% a 1,3525 franchi). Segno più per il cross con la moneta unica, in rialzo del 4,81% a 0,80127gbp.
“Scenari prospettici in caso di Brexit perfettamente rispettati dai mercati, con il dollaro americano andato a ricoprire il ruolo di valuta rifugio contro tutte le altre valute tranne che contro lo yen giapponese, in grado di salire contro il biglietto verde in quanto le reazioni di risk off hanno condotto a flussi di capitale in protezione su yen, dollaro e parzialmente franco svizzero”, ha commentato Matteo Paganini, Chief analyst di Fxcm Italia.
“Stimavamo -continua l’esperto- una potenziale svalutazione della sterlina contro dollaro del 15% a causa di un effetto combinato di vendita di pound/acquisti di dollaro e la strada percorsa è stata del 12%, con il compimento di minimi assoluti”.
Le banche centrali sono in massima allerta. In prima fila c’è ovviamente la Bank of England che, dismesso il ruolo di “follower” della Federal Reserve, è pronta ad iniettare, come ha rilevato il chairman Carney, 250 miliardi di sterline in nuova liquidità. Attenzione anche alle possibili misure di Fed e Bce.
Nel caso del Regno Unito, “ci attendiamo una recessione nella seconda metà dell’anno e nuove misure di stimolo da parte della Bank of England”, riporta una nota in cui il Credit Suisse annuncia la “fine della globalizzazione”. Conseguenze negative anche per Eurolandia “che stimiamo in rallentamento e alle prese con crescenti pulsioni populiste”.