Fondi comuni: la platea italiana si allarga, ricchezza invecchia ma i giovani avanzano
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Sempre più italiani investono nei fondi comuni, ma la ricchezza finanziaria del Paese resta nelle mani delle generazioni più mature. È questa una prima fotografia che emerge dall’aggiornamento a fine 2025 dell’Osservatorio annuale sui sottoscrittori di fondi comuni in Italia, presentato a Milano da Assogestioni. La platea degli investitori in fondi comuni continua ad allargarsi, arrivando a quota 12,4 milioni (+7%, con un tasso di partecipazione che sale al 21%), mentre il patrimonio complessivo investito dalle famiglie sale a 679 miliardi di euro, dai 608 miliardi del 2024. Con un investimento medio che si attesta attorno ai 55mila euro.
“Un censimento che è un unicum al mondo e che traccia un identikit dettagliato degli investitori retail in Italia. Queste informazioni sono un patrimonio pubblico e comune – sottolinea Alessandro Rota, direttore ufficio studi di Assogestioni – C’è un risvolto pubblico nel conoscere l’investimento, le caratteristiche degli investitori sottoscrittori di fondi, perché sono più di 12 milioni le persone che affidano ai fondi comuni i loro risparmi. Un prodotto che resta “pop”, accessibile a tutti”.
Donne vicine a chiudere il gap
Tra i 12,4 milioni di italiani che investono in fondi comuni emerge un “dato rilevante” che riguarda la composizione della platea: uomini al 53% e donne al 47%, con un divario che continua a ridursi. Nel 1996 le donne rappresentavano appena il 34% dei sottoscrittori, mentre nel 2005 erano il 42%. Questa crescita conferma una progressiva democratizzazione dell’accesso agli strumenti di investimento.
Resta però centrale il tema demografico. L’età media del sottoscrittore italiano è oggi di 61 anni. Boomers, Silent e Greatest Generation rappresentano il 52% del totale, mentre la Generazione X pesa per il 30%. Il segnale positivo arriva da Gen Z e Millennials, che salgono al 18% dei sottoscrittori, con un incremento di tre punti rispetto alla rilevazione precedente. “La sottorappresentazione dei più giovani si sta attenuando”, spiega Riccardo Morassut, senior research analyst di Assogestioni. Tuttavia, il quadro di lungo periodo resta chiaro: nel 1996 l’età media era di 50 anni e gli over 65 erano il 17% del totale; oggi rappresentano il 40%.
Anche la ricchezza finanziaria è invecchiata. La quota di attività finanziarie detenuta dagli over 65 è passata dal 22% al 48% tra il 1995 e il 2022. “Negli ultimi 30 anni è invecchiata la popolazione, ma anche la ricchezza finanziaria”, osserva Morassut. Circa metà del patrimonio dei fondi è oggi in mano ai Boomers, mentre un altro 18% è detenuto dagli ultraottantenni. Il ricambio generazionale è comunque avviato. Nel 2025 1,5 milioni di italiani hanno sottoscritto un fondo comune per la prima volta; tra questi, il 32% ha meno di 45 anni, contro il 23% della rilevazione precedente. Il dato riflette anche il maggiore utilizzo delle piattaforme digitali di investimento.
Italia secondo mercato retail in Europa
Sul piano europeo, l’Italia si conferma un mercato di primo piano. È il secondo mercato retail dell’Area Euro per patrimonio in fondi, dietro la Germania. Secondo i dati Bce, il patrimonio delle famiglie dell’Eurozona investito in fondi, ETF e strumenti detenuti tramite gestioni patrimoniali ammonta a 4.199 miliardi di euro, di cui 902 miliardi localizzati in Italia.
“L’Italia rappresenta il 21% del mercato europeo retail dei fondi, pesando più di un quinto del totale”, evidenzia Morassut. Inoltre, nel nostro Paese l’investimento in fondi pesa per il 17% delle attività finanziarie delle famiglie, contro una media dell’Area Euro pari al 13%.
Resta invece più contenuta l’esposizione azionaria rispetto agli Stati Uniti. Nei principali Paesi dell’Eurozona l’investimento complessivo delle famiglie in azioni quotate si colloca tra il 7% e il 13% delle attività finanziarie, con una media dell’11%, contro il 45% degli Stati Uniti.
Nodo passaggio generazionale
I fondi comuni si confermano uno strumento sempre più popolare e trasversale; dall’altro, la distribuzione della ricchezza resta fortemente concentrata nelle fasce più mature. Il nodo dei prossimi anni sarà il passaggio generazionale, con giovani investitori più digitali, più aperti ai PAC e potenzialmente più orientati all’equity. Su quest’ultimo punto è intervenuto anche Fabio Melisso, vicepresidente del comitato comunicazioni di Assogestioni, che rispondendo a una domanda ha sottolineato:
“Se gestito bene questo passaggio di ricchezza produrrà un valore per il sistema paese, per la comunità e per i singoli individui. Se gestito male potrebbe rappresentare una distruzione di valore anche delle generazioni precedenti che l’hanno accumulato”. Secondo Melisso, bisognerebbe guardare un po’ meno i tassi nominali e più ai tassi reali. “A mio avviso, bisognerebbe esporsi un po’ più verso l’economia reale con equilibrio e in maniera graduale. Gli americani non hanno perso potere d’acquisto in termini di ricchezza e di valore noi sì”.