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FederPetroli Italia: cassa integrazione e blocco contratti fornitori a Viggino è suicidio aziendale Eni

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Sabato scorso il Tribunale del Riesame di Potenza ha respinto il ricorso dell’Eni finalizzato ad avere il dissequestro del Centro Olio di Viggiano. Il Centro era stato bloccato il 31 marzo in seguito all’inchiesta sul petrolio in Basilicata.

In attesa di capire come si esprimerà la Cassazione sul ricorso promosso dal gruppo guidato da Claudio Descalzi, Eni ha iniziato a consegnare le lettere di sospensione contrattuale e degli ordini di lavoro con i fornitori.

Le ricadute interesseranno anche i dipendenti del Centro, con Eni che ha avviato le procedure per collocare in cassa integrazione ordinaria gli addetti del Centro di Viggiano.

Secondo fonti sindacali, su 400 addetti diretti Eni, circa 330 potrebbero essere collocati in cassa integrazione per un periodo variabile dai 4 ai 6 mesi.

La notizia non è ovviamente passata inosservata. “Con l’annuncio del blocco dei contratti con i fornitori dell’indotto industriale del Centro Oli di Viaggiano e la cassa integrazione, Eni commette un suicidio aziendale”, ha dichiarato Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli Italia, che a nome dell’associazione chiede che “si rifletta, prima di fare altre operazioni azzardate da parte dell’azienda energetica di Stato”.

“Certamente con un sequestro la situazione non è facile e sta comportando all’azienda e a tutto l’indotto energetico una grande perdita economica, ma a soli pochi giorni dal sequestro non si possono decretare decisioni così azzardate e da kamikaze. Adesso non c’è più in gioco solo un logo con un cane a sei zampe ma il destino di aziende, lavoratori e famiglie”, ha proseguito Marsiglia.

“Ad un grande colosso energetico mondiale come ENI, basta un’inchiesta per destabilizzare lo scenario industriale? Sembra del tutto esagerato. Se l’ENI avesse investito in questi ultimi anni sul territorio italiano con una diversificazione di attività e secondo una chiara strategia energetica in diversi segmenti dell’energia, sicuramente non si sarebbe arrivati a tutto questo, è evidente che oggi l’azienda verte in una situazione di stallo nelle attività strategiche e produttive. Stanno sbagliando la politica di sviluppo industriale e questo è un errore che pagheranno tutte le aziende”, ha voluto evidenziare Marsiglia nel suo attacco a Eni.

Gli effetti sul mercato del lavoro hanno colpito Marsiglia in particolar modo, portandolo a rimarcare come “stiamo facendo di tutto per creare lavoro, rendere più semplici gli accreditamenti per le aziende, puntare su una eco-sostenibilità per ristabilire un equilibrio industriale e sociale ed invece assistiamo a queste decisioni che non si sa di chi. Chi si assume la responsabilità di queste decisioni? Non penso gli azionisti Eni ed i tanti lavoratori”.