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Fed sotto assedio su inflazione, Bill Ackman: ‘adotti una strategia shock and awe’. Dimon (JP Morgan): necessari fino a sette rialzi dei tassi

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La Fed deve ricorrere alla strategia ‘shock and awe’, ovvero deve ‘scioccare e terrorizzare’ i mercati finanziari al fine di “ripristinare la propria credibilità”,chiedendosi se davvero quattro strette monetarie, nel corso del 2022, possano bastare a evitare il surriscaldamento dell’economia.  E’ quanto ha scritto il gestore di hedge fund Bill Ackman in alcuni post su Twitter:

Il gestore di hedge fund Bill Ackman ritiene che la Fed debba adottare una strategia shock and awe sui tassi, chiede maxi rialzo per ripristinare credibilità banca centrale“The @federalreserve could work to restore its credibility with an initial 50 bps surprise move to shock and awe the market, which would demonstrate its resolve on inflation”. 

Per Ackman, in questo modo Jerome Powell & Co potrebbero dimostrare di fare sul serio nello scongiurare ulteriori impennate dell’inflazione.

Occhio anche alle ultime dichiarazioni di Jamie Dimon, amministratore delegato e presidente di JP Morgan, che – nel commentare l’outlook di Goldman Sachs – aveva già detto qualche giorno fa che sarebbe sorpreso se, quest’anno, le strette da parte della Fed fossero soltanto quattro.

Venerdì scorso, Dimon è tornato sulla questione, paventando fino a sette rialzi dei tassi sui fed funds. 

Il ceo di JP Morgan non ha dato un timing preciso, né  ha precisato l’arco temporale in cui, a suo avviso, la Fed di Jerome Powell alzerà i tassi per ben sette volte.

Le sue dichiarazioni sono state in ogni caso decisamente hawkish:

“Prevedo più rialzi dei tassi rispetto a quelli prezzati dalla curva”, ha detto il manager, nel commentare la trimestrale del colosso bancario la cui diffusione, tra l’altro, ha fatto capitolare le quotazioni del titolo del 6% circa a Wall Street.

Nella conference call con gli analisti Dimon ha detto di credere che ci sia “una possibilità molto alta che le strette saranno alla fine più di quattro. Potrebbero essere sei – ha aggiunto – oppure sette“. D’altronde,  “i consumi sono molto solidi” negli Usa e le aziende “versano davvero in buone condizioni di salute”.

Insomma,  tutto va bene in termini di crescita dell’economia, a fronte di “un fattore negativo, che è rappresentato ovviamente dall’inflazione”.

L’AD ha rassicurato tuttavia sul fatto che l’espansione dell’economia americana non sarà frenata dal ciclo di politica monetaria restrittiva da parte della Fed, confermando la sua fiducia nella resilienza dei fondamentali Usa.

Piuttosto, una certa sorpresa è stata manifestata riguardo al trend dei  tassi di interesse Usa di più lungo termine, in particolare sui rendimenti dei Treasuries a 30 anni che continuano a oscillare attorno al 2,09%, rimanendo nel range all’interno del quale si sono posizionati durante il periodo peggiore della pandemia Covid-19.

Probabilmente, ha azzardato Jamie Dimon, una reazione più importante avverrà nel momento della riduzione del bilancio della Fed, scenario tra l’altro anticipato dalle minute del Fomc .

Tornando a Ackman, il gestore definito superstar del mondo della finanza, ha detto di ritenere che la Fed stia perdendo la sua battaglia contro l’inflazione. Una inflazione che, in base a diversi parametri, viaggia al ritmo record in 40 anni circa, sulla scia della riapertura dell’economia nel periodo post Covid-19, che si è tradotta nella difficoltà dell’offerta a stare al passo con la domanda.

Ackman ritiene che la Federal Reserve sia rimasta indietro anch’essa, e ha avvertito che l’inflazione provocherà “conseguenze economiche dolorose per i più vulnerabili“.

Attenzione tra l’altro proprio oggi alla nuova impennata dei tassi sui Treasuries Usa con scadenza a 10 anni, saliti nelle ultime ore all’1,84%, al nuovo record dal gennaio del 2020.

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I tassi decennali viaggiano al di sopra della media mobile degli ultimi 200 giorni e potrebbero, secondo l’analisi tecnica, balzare a questo punto verso i massimi di novembre e dicembre del 2019, attorno all’1,96%, dopo aver chiuso il 2021 all’1,51%.  Proprio l’accelerazione improvvisa dei rendimenti ha creato scompiglio a Wall Street e sull’intero azionario globale in queste prime settimane del 2022.

Riferendosi al trend odierno della borsa di Tokyo e in generale delle borse asiatiche , Tapas Strickland, direttore della divisione di economia e mercati presso la National Australia Bank, ha spiegato il sentiment dei mercati con le aspettative di una politica monetaria restrittiva da parte di più banche centrali, facendo notare che “i mercati prezzano ora quattro rialzi dei tassi Usa da parte della Fed nel 2022, mentre il timing della prima stretta della Bce è stato anticipato a settembre. L’eccezione è la Cina, con la People’s Bank of China che ieri ha tagliato i tassi di 10 punti base in un contesto di outlook di crescita (del Pil) incerto”.