Fed day: tassi, inflazione, lavoro e post Powell. Cosa monitorare nel primo meeting 2026
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Il Fed day è arrivato. La decisione ufficiale sui tassi e il comunicato sono attesi stasera (alle 20 ora italiana), annunci seguiti dalla conferenza stampa di Jerome Powell. In questo primo appuntamento del 2026 le aspettative sono in gran parte allineate sul mantenimento dei tassi stabili (dopo i tre tagli di fine 2025), con i mercati che si concentrano meno sulla decisione in sé e più sul linguaggio utilizzato e sulle indicazioni prospettiche. L’attenzione degli operatori si focalizzerà sulle dichiarazioni del governatore Powell, “visto che sono sufficienti piccole variazioni nel linguaggio per spostare le aspettative su inflazione e crescita, e quindi curva dei rendimenti, dollaro e azionario”.
Mentre il dollaro resta un sorvegliato speciale sui mercati e in ottica di mosse future, soprattutto dopo le parole di Trump. Per il presidente Usa il biglietto verde non è troppo debole, “si sta comportando bene”. Un dollaro debole potrebbe, tuttavia, complicare il lavoro della Fed, per i suoi effetti inflazionistici.
Tassi attesi in pausa
In un contesto di rinnovate tensioni tra il presidente Donald Trump e il numero uno della Fed Powell (il cui mandato scadrà a maggio), la Federal Reserve dovrebbe mantenere i tassi di interesse invariati al 3,75%. Lo scenario principale resta quindi quello di costo del denaro in stand-by, con la Fed orientata a “prendere tempo” e valutare il mix tra disinflazione, andamento del mercato del lavoro.
“Crediamo che più del “cosa fa” possa essere importante il “cosa lascia intendere”: se il presidente Powell ribadisce che serve più evidenza prima di tagliare, la narrativa diventa “higher for longer”; se invece riconosce progressi più solidi sull’inflazione, torna in primo piano l’ipotesi di tagli nel 2026 in base ai dati”, segnala Filippo Diodovich di IG Italia.
Alla riunione di oggi gli operatori attribuiscono a un taglio dei tassi una probabilità estremamente contenuta, pari ad appena il 3%. “Ciononostante, continuiamo ad attendere due ulteriori riduzioni dei tassi nel corso dell’anno, anche se verosimilmente solo nella seconda metà“, commenta Nicola Grass, Senior Portfolio Manager Multi-Asset di Swisscanto, sottolineando come al l momento, i dati macroeconomici restino, infatti, troppo solidi per giustificare un allentamento monetario e anche il mercato del lavoro, dopo un recente indebolimento, mostra segnali di stabilizzazione.
Il focus principale sembra restare ancora sul mercato del lavoro, dati che di recente sono stati abbastanza positivi rispetto le tendenze viste negli ultimi mesi. “Solamente un peggioramento dei dati del mercato del lavoro, accompagnati eventualmente da un brusco calo dell’inflazione a lungo termine, potrebbe effettivamente spingere la Fed a tagliare i tassi in modo forte portandoli a ridosso del 2% nel corso dell’anno – spiega David Pascucci, market analyst di XTB -. In futuro potremmo assistere ad una situazione opposta a quella vista nel 2025, ma solo ed esclusivamente in presenza di dati che confermino le tendenze viste fino ad ora sul tasso di disoccupazione e sui nonfarm payrolls, dati che usciranno il prossimo venerdì 6 febbraio”.
In ogni caso il mercato penderà dalle parole di Powell. “Qualsiasi segnale da Jerome Powell che suggerisca un certo conforto per un rallentamento dell’inflazione o un indebolimento del mercato del lavoro verrebbe immediatamente interpretato come un’apertura alla strada per ulteriori tagli dei tassi nel 2026, uno scenario strutturalmente negativo per il dollaro”, segnala Rania Gule, senior market analyst di XS.
Come rimarca Gordon Shannon, portfolio manager di TwentyFour Asset Management, controllare la narrativa sull’indipendenza dell’istituzione è essenziale per proteggere la credibilità dell’ancoraggio dell’inflazione della Fed. Anche se la conferenza stampa non sarà esplicita sulle tempistiche, è probabile che rafforzi l’idea che la Fed non abbia fretta di procedere a ulteriori tagli. A nostro avviso, il prossimo taglio arriverà nella seconda metà dell’anno.
Dopo Powell: Trump assicura, “presto annuncerò la mia scelta”
Il mercato resta in attesa di conoscere l’identità del nuovo presidente della Fed. Intanto Trump ha assicurato ancora una volta che annuncerà “molto presto” la sua scelta. “Resta particolarmente interessante il tema della successione alla guida della Fed dopo Jerome Powell. Kevin Hassett, inizialmente considerato il principale candidato, sembra ora essere uscito inaspettatamente dal novero dei possibili successori. In ogni caso, la pressione politica sulla Fed affinché riduca i tassi di interesse resterà elevata”, aggiunge l’esperto di Swisscanto.
“Ci aspettiamo come molto probabile che un possibile cambio di rotta in politica monetaria (nuovo taglio del costo del denaro) possa arrivare con l’insediamento del nuovo presidente nella riunione di giugno (16-17) – sostiene Diodovich -. Seguendo le ultime voci di Wall Street il favorito per sostituire Powell è diventato Rick Rieder, capo del Fixed Income a Blackrock“. Un nome più vicino a Wall Street, con una forte expertise nel mondo obbligazionario.