Notizie Notizie Italia Exxon studia il ritorno in Russia, sanzioni al capolinea. Occhi su petrolio e gas

Exxon studia il ritorno in Russia, sanzioni al capolinea. Occhi su petrolio e gas

27 Agosto 2025 10:16

La fine dell’embargo energetico con la Russia potrebbe essere vicino al capolinea. Secondo il Wall Street Journal, infatti, la Exxon ha avuto colloqui segreti con la più grande compagnia energetica statale russa, Rosneft, sul mega progetto di Sakhalin (un vasto sviluppo di petrolio e gas nella Russia orientale, nel Mare di Ochotsk) al quale i due governi avrebbero dato il via libera se fosse stata raggiunta la pace in Ucraina. Manovre di distensione che potrebbero impattare sui prezzi futuri di gas e petrolio.

Il caso

Dopo essersi incontrato con Donald Trump in Alaska, Vladimir Putin ha dichiarato ai giornalisti che Russia e Stati Uniti potrebbero fare più affari insieme, ad esempio tra le loro coste del Pacifico e il presidente Usa gli ha risposto che “non vedeva l’ora”. Quello che i due leader non hanno detto è che, a porte chiuse, le maggiori compagnie energetiche dei rispettivi Paesi avevano già delineato una tabella di marcia per riprendere l’attività, pompando petrolio e gas dai giacimenti al largo dell’estremo oriente russo.

Gli affari di Exxon in Russia

La ripresa degli affari in Russia, spiega il quotidiano, “segnerebbe un drammatico riavvicinamento dopo la disordinata rottura di Exxon con Mosca quando Putin ha attaccato l’Ucraina nel 2022”. Per la compagnia russa sarebbe una boccata d’ossigeno. Negli ultimi anni Rosneft ha richiesto aiuti per miliardi di rubli al governo russo per far fronte alle conseguenze delle sanzioni. Exxon ha lasciato le sue attività in Russia nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, subendo una svalutazione di 4,6 miliardi di dollari. La sua quota del 30% come operatore del progetto Sakhalin-1, nell’estremo oriente russo, è stata sequestrata dal Cremlino nello stesso anno. Gli Usa hanno inoltre imposto diverse ondate di sanzioni al progetto Arctic Lng 2 a partire dal 2022, tagliando l’accesso alle navi rompighiaccio, indispensabili per operare nella regione per gran parte dell’anno. Il progetto è a maggioranza di Novatek, che lo scorso anno ha iniziato a lavorare con lobbisti a Washington per cercare di ricostruire le relazioni e ottenere la revoca delle sanzioni.

Petrolio e gas

Ora gli occhi degli analisti sono su petrolio e gas, i cui corsi potrebbero essere notevolmente influenzati dalle dinamiche sulle sanzioni. Le sanzioni contro la Russia tre anni fa hanno causato inizialmente un forte aumento dei prezzi di petrolio e gas, ma l’impatto è stato mitigato dalla capacità russa di reindirizzare le esportazioni verso l’Asia e dall’utilizzo della “flotta ombra” per aggirare le restrizioni, anche se con costi aggiuntivi. Cina e Russia hanno dichiarato una partnership strategica “senza limiti” pochi giorni prima che Putin inviasse le sue truppe in Ucraina. Xi ha incontrato Putin più di 40 volte nell’ultimo decennio e Putin negli ultimi mesi ha descritto la Cina come un alleato. Sarà quindi da considerare con attenzione come impatterà sugli equilibri internazionali una revisione delle sanzioni.

Nel frattempo, Trump ha annunciato dazi del 50% su alcuni prodotti provenienti dall’India, rea di aver finanziato la guerra in Ucraina acquistando petrolio dalla Russia.

Ieri il barile di greggio ha chiuso in calo a New York. Il West Texas Intermediate (Wti) con consegne ad ottobre ha accusato un calo di 1,55 dollari (-2,39%) a 63,25 dollari al barile. Questa mattina sui mercati delle materie prime il Wti con consegna ad ottobre passa di mano a 63,17 dollari al barile con una flessione dello 0,13% mentre il Brent, sempre con consegna a ottobre, è scambiato a 67,15 dollari al barile con una riduzione dello 0,10%.  In calo anche il gas. I contratti future sul mese di settembre cedono lo 0,93% a 33,15 euro al MWh.