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Eurozona: Commissione Ue lima le previsioni. Nel 2016 crescerà dell’1,6%, meno dell’anno scorso

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Tenere la rotta fra rischi elevati. Questo il titolo dato dalla Commissione europea alle sue previsioni economiche di primavera, suggerendo uno scenario di maggiori sforzi e impegno per mantenere dritta la barra della crescita di fronte alle aumentate minacce. “Le prospettive per l’economia mondiale sono meno positive rispetto al 2015”, ha subito messo in chiaro il commissario Ue per gli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, nel corso della conferenza stampa a Bruxelles. E i numeri parlano chiaro: per l’Eurozona e l’intera Unione europea la crescita sarà leggermente più bassa dell’anno scorso. Tagliate le stime anche su alcuni Stati membri, tra cui l’Italia. 

Le nuove stime della Commissione europea  
Nelle previsioni economiche di primavera, la Commissione europea ha ridotto le stime di crescita per la zona euro e ha indicato una crescita del Pil dell’1,6% nel 2016 e dell’1,8% nel 2017, a fronte dell’1,7% del 2015. Le previsioni d’inverno indicavano un progresso dell’1,7% per il 2016 e dell’1,9% per il 2017. “La crescita economica in Europa resterà modesta a causa del rallentamento registrato da partner commerciali fondamentali e visto che cominciano a scemare alcuni dei fattori che l’hanno sostenuta finora”, si legge nella nota di Bruxelles. 
Per l’Unione europea è prevista una flessione della crescita del Pil, che dal 2% dell’anno scorso scenderà all’1,8% nel 2016 per poi risalire all’1,9% nel 2017. Le precedenti stime parlavano di un +1,9% per il 2016 e un +2% per il 2017.
I rischi che aleggiano sul Vecchio continente
Ulteriore rallentamento degli Emergenti, tensioni geopolitiche e andamento incerto delle quotazioni del petrolio, oltre a mercati finanziari turbolenti. Sono alcuni dei “rischi ingenti” che pesano sulle prospettive economiche in Europa, secondo la Commissione europea. “Sulle previsioni aleggiano grandi incertezze”, afferma la Commissione che tra i rischi esterni annovera “la possibilità che un ulteriore rallentamento della crescita nei mercati emergenti, in particolare in Cina, provochi ricadute più pesanti o si riveli peggiore del previsto”. Inoltre, secondo Bruxelles, restano i rischi associati all’evoluzione interna all’Unione europea, ad esempio riguardo al ritmo di attuazione delle riforme strutturali e all‘incertezza circa l’esito del referendum sulla permanenza nell’Ue indetto nel Regno Unito. 
Inflazione e occupazione in leggero miglioramento 
L’inflazione nell’Eurozona dovrebbe rimanere negativa e bassa per un periodo più lungo del previsto, e per questo la Commissione europea ha ritoccato al ribasso anche le stime sui prezzi al consumo. L’inflazione ora è vista allo 0,2% nel 2016 e all’1,4% nel 2017, con un aumento a partire dalla seconda metà dell’anno, grazie al recupero dei prezzi dell’energia. 
Miglioramento ma solo moderatamente per il mercato del lavoro. Nella zona euro il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere al 10,3% nel 2016 e quindi al 9,9% nel 2017 rispetto al 10,9% del 2015. “In alcuni Stati membri la creazione netta di posti di lavoro trova sostegno anche nelle riforme del mercato del lavoro varate negli ultimi anni e nelle misure di politica di bilancio”, ha aggiunto Bruxelles. 
E per l’Italia? Stime tagliate ma vicine a quelle del governo
L’Italia non è scampata alla revisione. Secondo la Commissione europea, il Pil dell’Italia crescerà dell’1,1% nel 2016 (a fronte del +1,4% atteso nell’inverno scorso) e dell’1,3% nel 2017, dopo aver registrato un progresso dello 0,8% nel 2015. La ripresa è sostenuta da fattori esterni positivi, come l’euro debole e i prezzi del petrolio bassi. Tuttavia, spiega Bruxelles, nel corso del 2015 il ritmo della ripresa è diminuito, con il risultato di minore effetto di trascinamento per il 2016. A questo si è aggiunto un ulteriore rallentamento nel commercio globale.
Le stime della Commissione Ue si avvicinano a quelle formulate dal governo nel Documento di economia e finanza e pari a un +1,1% nel 2016. Da qui, si deduce un via libera a metà mese da parte dell’Europa ai conti pubblici italiani.