News ETF ETF su criptovalute tra progressi oltreoceano e ostacoli in Europa. Il commento di Spectrum Markets

ETF su criptovalute tra progressi oltreoceano e ostacoli in Europa. Il commento di Spectrum Markets

24 Giugno 2024 12:25

I progressi verso l’approvazione di ETF su criptovalute avanzano negli Stati Uniti, segnando progressivamente uno spartiacque sempre più marcato da un lato all’altro dell’Oceano. La SEC (Securities and Exchange Commission) statunitense ha infatti dato il via libera anche ai depositi per otto ETF spot su ethereum, segnando un ulteriore passo avanti dopo l’approvazione degli ETF su bitcoin. Parallelamente, anche l’ASX (Australian Securities Exchange), si sta allineando al percorso con l’approvazione del primo ETF spot su BTC.

Ma non c’è esclusivamente motivo di rallegrarsi, anche perché tali progressi non sembrano affatto imminenti in Europa, complice la rigidità della regolamentazione. A tal proposito, ecco di seguito le riflessioni di Alpay Soytürk, Chief Regulatory Officer di Spectrum Markets:

“La SEC statunitense ha compiuto un ulteriore passo nello sviluppo dei criptoasset, approvando i depositi 19b-4 per otto ETF spot su ether. Tuttavia, il via libera finale alle dichiarazioni di registrazione S-1, necessarie perché si possa effettivamente arrivare al lancio dei prodotti, non è ancora arrivato. Gary Gensler, presidente della SEC, incalzato dalle domande del Sottocomitato per i Servizi Finanziari del Senato USA, ha indicato la possibilità di un’approvazione definitiva degli ETF su ethereum già da quest’estate, sottolineando che la decisione finale spetta tuttavia agli emittenti, non al personale della SEC.

Nel frattempo, anche l’ASX (Australian Securities Exchange), il principale mercato azionario del Paese, è arrivato all’approvazione del primo ETF spot su bitcoin. È il terzo del genere in Australia, dopo i due ETF già disponibili sulla borsa rivale Cboe. Questa decisione potrebbe avere un impatto significativo, incoraggiando altre autorità di regolamentazione a seguire l’esempio e contribuendo potenzialmente alla crescita e alla stabilizzazione del mercato globale delle criptovalute.

Nonostante notizie come queste testimonino l’evoluzione e la crescente accettazione dei criptoasset, è improbabile che vedremo simili sviluppi in Europa nel breve termine, e la ragione risiede nella Direttiva UCITS, che stabilisce regole rigide di diversificazione per l’inclusione di indici utilizzati come sottostanti, progettate per prevenire un eccessivo rischio di concentrazione su singoli titoli.

Tutto ciò, inoltre, porta a riconsiderare le modalità in cui dovrebbe essere valutata la protezione fornita dall’autorizzazione da parte di un’autorità di regolamentazione. Non intendiamo criticare interamente il progetto Bitcoin o Ethereum; piuttosto, ci chiediamo se l’autorizzazione di fondi aventi come sottostante un solo asset sia una misura ragionevole.

E’ vero che gli ETF ora approvati danno l’opportunità di ottenere un’esposizione a bitcoin o ethereum senza dover detenere direttamente il criptoasset. In primo luogo, però, esistono già alternative simili in Europa, come i securitised derivatives su BTC o ETH. In secondo luogo, l’approvazione degli ETF potrà aprire la strada a un forte coinvolgimento delle grandi istituzioni nella distribuzione, come ha già dimostrato nel recente passato la feroce concorrenza sulle commissioni tra i grandi gestori patrimoniali statunitensi.

Se ciò dovesse comportare anche un maggiore coinvolgimento di investitori individuali, con un profilo di rischio piuttosto conservativo, obiettivi di investimento che non corrispondono a questo tipo di asset e che non sono in grado di compensare adeguatamente un’eventuale forte volatilità al ribasso, le autorità di regolamentazione si potrebbero trovare sotto un fuoco incrociato”.