Draghi, spread e Salvini: quale fattore fa risparmiare di più l’Italia su spesa per interessi
Quanto della riduzione della spesa per interessi prevista nella NADEF è riconducibile al calo generalizzato dei tassi d’interesse e quanto alla riduzione del “rischio Italia” da parte dei mercati? Prova a rispondere l'Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) nel Flash “L’impatto della riduzione dello spread sulla spesa per interessi”. Da un lato la politica ultra accomodante della Bce guidata da Mario Draghi ha favorito la discesa ai minimi storici dei tassi in Europa, dall'altro l'uscita dal governo scena della Lega di Salvini ha ridotto il rischio Italia e quindi lo spread negli ultimi mesi.
I risparmi relativi alla spesa per interessi sui titoli di Stato domestici (che rappresentano circa l’80% del debito lordo complessivo) sarebbero pari a circa 5,6 miliardi nel 2020, per poi crescere nel tempo e raggiungere circa 15,6 miliardi nel 2022, ultimo anno del periodo di programmazione. Circa la metà di essi sarebbe attribuibile alla riduzione generalizzata dei tassi, (misurata attraverso la variazione dei rendimenti tedeschi); l’altra metà al minor rischio-paese associato all’Italia (misurato con lo spread tra rendimenti dei titoli italiani e tedeschi). Nel 2022, stima l'UPB, il risparmio dovuto alla caduta generalizzata dei tassi è stimato in circa 7,7 miliardi, mentre quello riconducibile alla caduta dello spread in circa 7,2 miliardi. "La parte residuale è imputabile alle diverse ipotesi, tra DEF e NADEF, su alcuni parametri macro-finanziari che influenzano le previsioni. Cumulativamente per il periodo 2019-2022, la riduzione di spesa per interessi sui titoli di Stato stimata tra il DEF e la NADEF è dovuta per circa 15,6 miliardi alla caduta generalizzata dei tassi e per circa 14,3 miliardi al calo dello spread", conclude l'UPB.