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Doom loop BTP, per ora banche italiane blindate dalla Bce. Ma occhio a stime su esposizione Intesa SanPaolo e UniCredit

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Le banche europee sono tornate a fare incetta di bond governativi, rialimentando i timori sul fenomeno del doom loop, ovvero sull’abbraccio mortale tra gli istituti e i debiti sovrani presenti nei loro bilanci. In particolare le banche dell’area euro, stando ai dati della Bce, hanno acquistato un ammontare dei debiti dei rispettivi paesi vicino ai 200 miliardi di euro, nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2020.
Intesa SanPaolo: secondo Scope Ratings insieme a UniCredit aveva una esposizione superiore all'80% del Core Equity Tier 1 verso i BTP

Gli acquisti hanno portato le quote detenute dalle banche nei titoli di stato (nel caso dell’Italia, per fare un esempio, nei BTP) a balzare del 19% a 1,2 trilioni di euro: gli investimenti per ora non destano particolari preoccupazioni, visto che gli acquisti di bond sovrani che la Bce ha intensificato con il QE pandemico hanno permesso ai bond governativi dell’Eurozona di non soffrire oscillazioni violente nei prezzi, mettendo così al sicuro anche le banche.
Ma il valore dei BTP e di tutti i bond dell’area euro oggetto dello shopping più o meno sfrenato della Bce non riflette certo i fondamentali. E questo è vero soprattutto nel caso dell’Italia che, a causa delle spese che ha dovuto sostenere per finanziare le misure anti-Covid, ha visto nel 2020 il rapporto debito-Pil schizzare al 160%, secondo le stime di diverse istituzioni: tra queste, la Commissione europea, secondo cui il rapporto rimarrà attorno a quel livello (rispetto al già elevato 135% del 2019), almeno fino al 2022.
La divergenza rispetto ai fondamentali è fin troppo lampante: come è possibile che un paese, con un carico di debiti così pesante, riesca a rifinanziarsi a un tasso, a dieci anni, di appena lo 0,58% (che tra l’altro oggi, a causa della crisi di governo, corrisponde al record dall’inizio di dicembre)?
E’ possibile eccome, visto che Christine Lagarde & Co continuano a blindare i titoli di stato dell’area euro, consentendo nel caso italiano uno spread BTP-Bund che rimane attorno a quota 110 punti base.
Insomma, per ora le banche, come riferisce un articolo del Wall Street Journal, possono stare tranquille: l’nvestimento che hanno fatto in BTP può essere considerato sicuro, proprio grazie all’azione salvifica della Bce.
Lo stesso Lorenzo Codogno, ex capo economista del Tesoro, ha detto al WSJ che, “in un orizzonte di due-tre anni, il rischio è vicino allo zero”. Codogno ha però anche aggiunto che, “successivamente, la situazione cambierà in modo radicale”, una volta che gli investitori inizieranno a valutare la sostenibilità del debito di alcuni paesi.

Scope: esposizione UniCredit e Intesa SanPaolo oltre 80% Core Equity Tier 1

Che faranno a quel punto le banche italiane? Vediamo intanto il grado di doom loop che caratterizza i due principali istituti: UniCredit e Intesa SanPaolo.
Nel corso del 2020 Intesa SanPaolo, nota per essere grande acquirente dei titoli di stato italiani, ha incrementato gli investimenti in debito sovrano del 18%, fino a 40 miliardi di euro di settembre. A tal proposito Marco Troiano, vice responsabile del team sulle banche presso l’agenzia di rating Scope Ratings, ritiene che Intesa SanPaolo e UniCredit, già nel mese di giugno, presentassero una esposizione al debito pubblico italiano superiore all’80% del Core Equity Tier 1, parametro chiave che misura l’abilità delle banche di fronteggiare le perdite. In molte banche più piccole, l’esposizione ha superato addirittura il 200%:
“Intesa SanPaolo continua a mantenere le partecipazioni investite nei bond sovrani italiani al di sotto del 50% delle sue esposizioni totali verso i titoli di stato, un livello che le autorità e gli investitori considerano sicuro”, ha riferito intanto al WSJ un portavoce della banca.
Un portavoce di UniCredit ha sottolineato invece che la banca sta andando controcorrente, continuando a tagliare la propria esposizione verso il debito italiano dal 2018, tanto da non aver attinto al programma di prestiti della Bce per acquistare altre quantità di BTP:
“Siamo perfettamente a nostro agio con i nostri investimenti nei debiti sovrani”.
Intanto Andrew Mulliner, gestore di portafoglio dei bond presso Janus Henderson, che ha investito in bond italiani, spagnoli e portoghesi, ha fatto notare che, visti i tassi così bassi, i titoli di stato sono diventati meno attraenti agli occhi degli investitori privati. Questo significa che le banche avranno un ruolo sempre più grande negli acquisti, e che dunque il problema del doom loop è destinato a intensificarsi: “Si tratta di un amplificatore del rischio – ha spiegato Mulliner – Detto questo, se il tuo debito fallisce, è probabile che anche le tue banche finiranno con il fallire, sia che abbiano in pancia tanto debito governativo che non”.
In tutto questo, i riflettori del mondo intero tornano a puntare sull’Italia, a causa dell’ennesima crisi di governo che sta alimentando diversi scenari, nel bel mezzo della grande crisi sanitaria ed economica scatenata dalla pandemia Covid-19. C’è chi vede inevitabile un rimpasto dell’esecutivo Conte, – causa l’acuirsi delle tensioni soprattutto con Italia Viva di Matteo Renzi -,mentre la ripresa dell’economia italiana non è facile come si spera, se si considera che per molti è troppo presto parlare di sconfitta del virus, nonostante la disponibilità dei vaccini in diverse parti del mondo.