Notizie Notizie Mondo Diversificare verso l’Asia: potenzialità e rischi. La view di Bg Saxo

Diversificare verso l’Asia: potenzialità e rischi. La view di Bg Saxo

2 Settembre 2025 08:00

L’Asia può rappresentare un’opportunità di investimento strategica grazie alla sua contributo del 60% alla crescita del Pil globale, offrendo diversificazione attraverso cicli economici non correlati, valute alternative e settori unici. Tuttavia, l’indice MSCI World sottostima l’Asia (solo 8% di esposizione), escludendo mercati chiave come Cina, India, Taiwan e Corea.

Il punto di Charu Chanana, market strategist di Bg Saxo e Saxo Bank, analizza i motivi per cui espandere i propri investimenti in questo continente potrebbe rivelarsi strategico. 

L’analisi dei paesi più rilevanti

“L’Asia è un motore di crescita con vantaggi per gli investitori in termini di diversificazione”, sostiene Chanana, che passa in rassegna i principali paesi del continente per evidenziarne le caratteristiche più attraenti. Si parte con il Giappone, attualmente nel mezzo di una trasformazione economica guidata da riforme aziendali e un contesto macroeconomico favorevole. Ai dividendi record e ai programmi di buyback sempre più ampi si accompagna un contesto macroeconomico piuttosto vantaggioso. 

Fra i fattori di crescita chiave, l’analisi cita infatti il reshoring, ossia la tendenza a diversificare le catene di approvvigionamento globali che sta riportando in Giappone la produzione di semiconduttori e componenti per veicoli elettrici, ma anche l’allineamento commerciale con gli Stati Uniti sui dazi. In questo contesto, un quadro prevedibile delle strette commerciali imposte dalla Casa Bianca mitiga il clima di incertezza che ha caratterizzato mercati e investimenti finora. Inoltre, l’incremento dei budget per la sicurezza sta stimolando la crescita nei settori aerospaziale e della difesa. A rendere ancora più attraente il Giappone per gli investitori contribuisce anche la debolezza dello yen, che rende gli investimenti e le esportazioni giapponesi più convenienti per gli investitori stranieri. 

Da Tokyo a Pechino, anche la Cina viene percepita sempre più come leader globale nell’innovazione. Lo si vede dal punto di vista tecnologico, fra ingenti investimenti in infrastrutture per intelligenza artificiale e un grande bacino di talenti e ricercatori in quell’ambito, ma anche in quello energetico, testimoniato dalle 10 centrali nucleari attivate lo scorso anno e da altre 10 in via di sviluppo. 

Dall’India alla Corea del Sud. I principali punti di forza

Dal 2023, l’India è il paese più popoloso del mondo, superando di qualche milione la Cina e galoppando verso il miliardo e mezzo di abitanti. Il paese, secondo Chanana, riesce a combinare insieme una vasta base di consumatori, un sistema democratico e un modello di crescita basato sulla tecnologia. E proprio la demografia è fra i suoi elementi di forza, grazie all’espansione della popolazione in età lavorativa e l’aumento della spesa della classe media indiana per servizi finanziari, viaggi e beni digitali. 

A dare ulteriore slancio all’India c’è poi l’avanzata infrastruttura digitale che ha reso più rapidi ed economici i pagamenti, ma anche la strategia ‘China+1’, che vede le aziende globali diversificare la produzione verso l’India. Si aggiungono inoltre i massicci investimenti nell’infrastruttura urbana, che alimentano la domanda in vari settori. Le principali aziende indiane offrono agli investitori esposizione nei settori della tecnologia, dei servizi finanziari, dei beni di consumo e della sanità.

Si aggiungono alla lista anche Taiwan e la Corea del Sud: i centri nevralgici per la produzione di componenti hardware essenziali per l’AI, fungendo da fornitori chiave per le piattaforme sviluppate negli Stati Uniti. Tra le realtà imprenditoriali più rilevanti, TSMC di Taiwan domina la produzione di chip avanzati, mentre Samsung Electronics e SK Hynix in Corea sono leader nel settore dei chip di memoria. Così come il Giappone, anche i due paesi stanno beneficiando del reshoring, ma anche del “friend-shoring”, ovvero del desiderio delle economie occidentali di assicurarsi catene di approvvigionamento tecnologiche più stabili e sicure.

Fra potenzialità e rischi

Nonostante le potenzialità dell’Asia, l’indice MSCI World (fra gli indici azionari più importanti e utilizzati a livello globale) offre agli investitori un’esposizione di circa l’8% all’Asia sviluppata e un’esposizione dello 0% a Cina, India, Taiwan e Corea: numeri che si pongono in contrapposizione con il peso economico dell’Asia, che rappresenta circa il 40% del Pil globale e contribuisce al 60% della crescita. 

Tuttavia, sottolinea l’analisi, investire in Asia comporta qualche rischio da non sottovalutare. Nonostante gli accordi con alcuni paesi, le incertezze legate ai dazi sono ancora significative, dato che le politiche commerciali degli Stati Uniti possono cambiare rapidamente, influenzando settori chiave come l’automotive e i semiconduttori. Inoltre, le tensioni geopolitiche, in particolare quelle legate allo Stretto di Taiwan e alla rivalità tecnologica tra Usa e Cina, potrebbero interrompere i flussi commerciali e di capitali.

La volatilità dei tassi di cambio è un altro fattore di rischio, poiché le banche centrali asiatiche e occidentali seguono politiche monetarie divergenti. Infine, i rischi normativi in Cina rimangono una preoccupazione, con possibili cambiamenti politici (ad esempio, in ambito tecnologico) che possono influenzare il sentiment degli investitori e le valutazioni aziendali.