Dalla bolla IA a quella sull’oro: altro crollo dei preziosi e anche Wall Street vacilla, è l’effetto Warsh
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Si preannuncia un lunedì difficile sui mercati con i futures di Wall Street che indicano un avvio in deciso calo e l’oro che continua il forte ritracciamento partito venerdì.
Effetto Warsh fa vacillare i mercati
A innescare l’ondata di nervosismo è stata venerdì la decisione sulla nomina del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh, visto come meno influenzabile dalla Casa Bianca rispetto ad altri candidati e che ha aperto le porte a speculazioni su cosa accadrà ai tassi di interesse nei prossimi mesi, con la maggior parte degli operatori che ancora prevede due tagli dei tassi entro la fine dell’anno.
“Warsh non si è impegnato a tagliare i tassi d’interesse, sarebbe stato inappropriato chiedergli di farlo. Probabilmente parlerò di tagli ai tassi con lui, ma Warsh vuole tagliare i tassi. Taglierà i tassi senza la pressione della Casa Bianca”, ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parlando con i giornalisti del prossimo presidente della Federal Reserve, scelto da lui.
I futures di Wall Street anticipano un avvio in rosso con Nasdaq a guidare i cali con -1%, mentre quello sull’S&P 500 segna -0,8%. In Europa il Ftse Mib viaggia in ribasso dello 0,75% con Stm nelle retrovie, così come gli energetici (-1,9% Eni), mentre Intesa arretra dell’1,5% dopo la diffusione di conti 2025 e nuovo piano industriale.
Oro e argento in caduta libera
Prosegue parallelamente la brusca correzione dei metalli preziosi dopo il tracollo di venerdì, il più violento per l’oro da oltre un decennio. Il metallo giallo ha esteso le perdite fino a oltre l’8%, scivolando a quasi il 20% sotto il massimo storico toccato giovedì, mentre l’argento è precipitato fino al 14,6%, dopo aver registrato nella seduta precedente il peggior calo intraday di sempre.
Stamattina le quotazioni sono scese fino a un minimi a 4.424 dollari l’oncia, quasi 1.200 dollari sotto il record di giovedì.l, per poi risalire in area 4.700 dollari.
“Non è finita qui”, avverte Robert Gottlieb, ex trader di metalli preziosi di JP Morgan. “Il mercato deve ancora trovare un livello di supporto. La verità è che il trade era diventato eccessivamente affollato”, con una crescente riluttanza degli operatori ad assumere nuovi rischi che rischia di comprimere la liquidità.
Il dietrofront è coinciso, come detto, con la nomina di Warsh alla guida della Fed che ha rafforzato il dollaro (tornato in area 1,18 contro l’euro). Warsh è infatti considerato il candidato più rigoroso sul fronte anti-inflazione, uno scenario che rafforzerebbe il biglietto verde e penalizzerebbe i metalli preziosi denominati in dollari.
La grande corsa e lo stop
Il crollo arriva dopo una corsa forsennata ai record in virtù di un mix di fattori: timori geopolitici, svalutazione del dollaro e dubbi sull’indipendenza della Federal Reserve. A rendere il movimento ancora più esplosivo era stato l’ingresso massiccio degli investitori speculativi cinesi, che avevano alimentato una vera e propria euforia sui prezzi.
Un altro elemento determinante è la domanda cinese. Sebbene il benchmark di Shanghai abbia prolungato le perdite, i prezzi domestici restano a premio rispetto alle quotazioni internazionali. Nel fine settimana, inoltre, molti acquirenti si sono riversati nel principale mercato dell’oro di Shenzhen per fare scorte di gioielli e lingotti in vista del Capodanno lunare.