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Credit Agricole e Banco BPM, nozze sempre più vicine. Francia punta a crescere in Italia, con COVID più forte urgenza M&A

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Banco BPM ancora sotto i riflettori nella girandola di rumor sulla febbre di M&A nel settore bancario: il titolo, tuttavia, oggi non reagisce alle ultime indiscrezioni stampa, che confermano l’opzione Credit Agricole. E’ sempre il Messaggero a riproporre l’asse Banco BPM-Credit Agricole, anzi, per la precisione, l’asse Banco BPM-Credit Agricole Italia (ex Cariparma), come si legge anche nella nota odierna di Equita SIM:

Nozze Banco BPM-Credit Agricole Italia darebbero vita alla seconda banca italiana dopo Intesa SanPaolo-Ubi Banca
A bank office of the Credit Agricole (CA). Like every year the ‘Ue Sbarassue’ was held in the center of Chivari (GE), Ligury, Italy. The shops of the city sell their stuff in the streets with partly heavy discounts. It held every year and is touristic attraction, but also for locals. (Photo by Alexander Pohl/NurPhoto via Getty Images)

“Secondo quanto riportato da Il Messaggero si starebbero intensificando i contatti fra i vertici di Banco BPM e di Credit Agricole Italia (920 filali in Italia, 4% quota di mercato) finalizzati ad un’aggregazione. La combined entity, (ovvero l’entità che nascerebbe con l’operazione) risulterebbe la seconda realtà domestica dopo Intesa SanPaolo, con una quota di mercato a livello nazionale del 11%, ovvero lo stesso livello di UniCredit, e del 15% nel nord. I vertici dei due istituti avrebbero addirittura già firmato un accordo di riservatezza relativamente al reciproco scambio di informazioni”.
“L’operazione – si legge ancora – sembrerebbe configurarsi come una fusione fra Banco BPM e Credit Agricole Italia, quindi di fatto non ci sarebbe nessuna Opa o Offerta pubblica di scambio con relativo riconoscimento di un premio esplicito a favore di Banco BPM – che tratta secondo noi – rimarca la SIM milanese – a forte sconto rispetto ai fondamentali (P/TE 0,24 volte o 0,18 volte al netto del valore delle partecipazioni quotate, della quota in Agos Ducato e senza considerare gli oltre 700 milioni di capital gain impliciti nel portafoglio BTP non computati nel CET) e a valutazioni da M&A (UBI è stata valutata 0,5-0,6 volte P/TE da Intesa SanPaolo)”.
“Per questo motivo secondo noi un’operazione così configurata potrebbe non trovare consenso presso gli azionisti di Banco BPM, condizione necessaria per approvare l’operazione considerando che è necessario l’ok dell’assemblea straordinaria e che 1/3 del capitale potrebbe dar vita ad una minoranza di blocco ostile al deal. Inoltre stando alle indiscrezioni riportate, gli azionisti di Banco BPM avrebbero una quota del 55-60% nella nuova entità, che implicherebbe una valutazione P/TE di Credit Agricole Italia di 0,36 volte con un premio implicito superiore al 40% rispetto alle valutazioni di BAMI – ulteriore condizione che potrebbe aumentare il rischio di esecuzione del deal in assemblea. Infine andrebbe verificata la volontà effettiva del Credit Agricole di diluire la propria partecipazione nella combined entity fino a scendere sotto il 50% del capitale. In sostanza quindi si conferma – come avevamo percepito – che il consolidamento in Italia è in una fase di forte accelerazione, condizione che secondo noi dovrebbe comunque tradursi in un rerating dei multipli di BAMI indipendentemente dal tipo di operazione realizzata”.
Di Banco BPM e di risiko bancario parla anche un articolo pubblicato su S&P Global Market Intelligence dal titolo Urge to merge hits Italy as Banco BPM becomes subject of takeover speculation, ricordando come elevata sia l’urgenza, nel settore bancario, di avviare operazioni di fusioni e di acquisizioni che potenzino i bilanci, soprattutto in un contesto in cui la redditività delle banche è minata dalla persistente pandemia COVID-19.
Viene ricordato l’appello lanciato all’inizio di ottobre da Andrea Enria, numero uno dell’unità di Supervisione bancaria della Bce, il Single Supervisory Mechanism. La crisi scatenata dal coronavirus, ha detto Enria, ha colpito il settore in un momento di “debolezza strutturale” e le banche che stanno facendo fatica a rimanere redditizie o a sopravvivere dovrebbero considerare l’opzione delle fusioni.
Così ha commentato in una email Arnaud Journois, vice direttore generale della divisione di istituzioni finanziarie globali di DBRS Morningstar:
“Le autorità europee vedono il consolidamento come un modo per mitigare l’impatto negativo atteso del COVID-19 sulla redditività delle banche, visto che le fusioni tra banche possono consentire di raggiungere economie di scala e sinergie sui costi”.
Secondo Journois, la fusione Intesa SanPaolo-Ubi Banca, così come quella decisa tra CaixaBank e Bankia in Spagna, dovrebbero di conseguenza “aprire la porta” ad operazioni di M&A più domestiche. Tuttavia, l’instabilità economica e l’incertezza provocate dalla pandemia, osserva l’esperto, rendono “sfidante” un ulteriore consolidamento. Un altro ostacolo è rappresentato dall’assenza di una Unione bancaria completa in Europa.

Riguardo al dossier Banco BPM-Credit Agricole, l’articolo ricorda come Credit Agricole parli dell’Italia, spesso, come del “suo secondo mercato interno”.
La banca francese ha esperienza di fusioni nel territorio, visto che ha acquistato le tre casse BANCA CARIM – Cassa di Risparmio di Rimini SpA, Cassa di Risparmio di Cesena SpA e Cassa di Risparmio di San Miniato SpA, nel 2017.
Victor Galliano, analista di Latin Notes di Galliano e collaboratore di SmartKarma, piattaforma indipendente di ricerca sugli investimenti, guarda con favore a una fusione tra i due istituti:
“Credit Agricole Italia SpA (la sussidiaria italiana della banca) presentava nel secondo trimestre asset totali per un valore di 73 miliardi, parangonabili in termini di asset totali a Bper; Banco BPM presentava asset per 179 miliardi di euro (sempre nel secondo trimestre), approssimativamente 2,5 il valore di Credit Agricole. Chiaramente, con i suoi grandi asset e la base dei prestiti, Banco BPM è appetibile agli occhi di Credit Agricole, visto che una potenziale fusione potrebbe tradursi in potenziali risparmi sui costi e in economie di scala di lungo termine”.