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Europa ora o mai più: Coronabond non superano il muro tedesco, si lavora alla Covid-Eccl

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Europa a un bivio con un fronte comune di 9 paesi che chiedono a gran voce il varo degli Eurobond o per meglio dire Coronabond, ossia emissioni legate all’attuale emergenza sanitaria che coinvolge l’intera Unione europea. IL premier Conte oggi ha ribadito l’appoggio dell’Italia allo strumento, puntualizzando la sua preferenza a ribattezzarlo “European Recovery bond”.
I Coronabond sono oggetto della missiva pervenuta da nove paesi Ue – Italia, Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Slovenia e Lussemburgo – a seguito dell’alto rischio di depressione che sta incombendo sulle economie della zona euro. “E’ necessario lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una istituzione dell’Unione europea per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia” si legge nella missiva.

Coronabond: di cosa si tratta

Ma cosa sono questi coronabond? Si tratta di uno strumento finanziario emesso non da uno Stato, ma dai Paesi dell’Unione Europea nel suo insieme mettendo in comune il debito tra più Paesi, un’obbligazione emessa per far fronte alle spese legate alla diffusione dell’epidemia, da quelle sanitarie a quelle per rilanciare l’economia.

A lanciare il suo assist ai Coronabond anche l’ex commissario alla spending review e oggi Direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani Carlo Cotticelli che su Twitter commenta: “Italia, Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda, Slovenia e Lussemburgo chiedono in una lettera ufficiale l’introduzione di #eurobond per il finanziamento di spesa comune. Sarebbe un passo fondamentale per superare la crisi uniti in Europa. Avanti così!”.

Si fa avanti l’ipotesi ECCL-OMT

Il varo dei Coronabond deve superare l’altolà di alcuni paesi tra cui in prima linea la Germania e l’Olanda. Potrebbe invece avere la meglio l’altra proposta sul tavolo dell’Eurogruppo di oggi per fronteggiare la crisi derivante dall’epidemia: è quella di un prestito Covid-Eccl, ossia Enhanced Conditions Credit Lines, linee di credito a condizioni rafforzate del Mes, linee di credito che avrebbero una dimensione del 2% del Pil del Paese richiedente (per l’Italia circa 36 mld di euro).
Le Eccl sarebbero a disposizione di tutti gli Stati e ognuno avrebbe la facoltà di decidere se richiederle e attivarle. Nel momento in cui la Eccl viene richiesta e ottenuta da un Paese membro dell’area dell’euro, le Omt (Outright monetary transaction),  strumento fu messo a punto nel 2012 dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi, diventano pronte all’uso. Come ha spiegato il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, per attivare il prestito, il Paese deve utilizzare le risorse “specificamente per i costi della risposta all’epidemia di Covid-19, inclusi i costi sanitari e i costi economici sostenuti”. “Gli Stati membri dovrebbero concentrarsi sull’assicurare un percorso sostenibile” di finanza pubblica. Su questo approccio, c’è un “largo consenso” ha affermato Centeno.
La pressione è chiaramente in aumento per qualsiasi processo decisionale, poiché il contagio del virus non si ferma, le finanze dei governi, le aziende e le famiglie hanno bisogno di ossigeno per superare l’isolamento dicono gli analisti di Mediobanca Securities. “Crediamo che l’unica via d’uscita sia la condivisione del rischio all’interno dei membri dell’Eurozona (prestiti MES, coronabond, monetizzazione del debito da parte del BCE, ecc.)” dicono gli esperti di Piazzetta Cuccia secondo cui “date le circostanze, non escludiamo alcun risultato”.