Commissione Ue taglia le stime di crescita: Italia allo 0,5% nel 2026, pesa il nuovo shock energetico
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L’economia europea entra in una nuova fase di rallentamento sotto la pressione del caro energia e delle tensioni geopolitiche. Nelle Previsioni Economiche di Primavera 2026, la Commissione europea rivede al ribasso le stime di crescita e al rialzo quelle sull’inflazione, delineando uno scenario più fragile per l’intera area euro e in particolare per i Paesi maggiormente dipendenti dalle importazioni energetiche, come l’Italia.
“L’economia europea è sotto un grave choc: cala la crescita del PIL, aumenta l’inflazione”, sintetizza il vicepresidente esecutivo della Commissione e responsabile dell’Economia Valdis Dombrovskis. Secondo Dombrovskis, “il conflitto in Medio Oriente ha innescato un grave choc energetico, mettendo ulteriormente alla prova l’Europa, già alle prese con un contesto geopolitico e commerciale instabile”. Bruxelles sottolinea inoltre la necessità di “mantenere il sostegno di bilancio temporaneo e mirato” e di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili importati, un processo che secondo la Commissione “ha già rafforzato la resilienza europea”.
Italia: crescita dimezzata e consumi frenati dalla perdita di potere d’acquisto
L’Italia in particolare subisce una revisione al ribasso significativa. Secondo Bruxelles, il PIL italiano crescerà dello 0,5% nel 2026, contro lo 0,8% indicato nelle stime autunnali. Per il 2027 la crescita viene ridotta allo 0,6%, anch’essa inferiore allo 0,8% previsto in precedenza.
La Commissione attribuisce il rallentamento soprattutto al nuovo shock energetico provocato dalla crisi in Medio Oriente, che sta comprimendo consumi e investimenti. La perdita di potere d’acquisto delle famiglie rallenta infatti la spesa privata, mentre il contributo delle esportazioni nette torna negativo a causa dell’indebolimento della domanda globale. Secondo Bruxelles, solo nel 2027 l’economia italiana dovrebbe beneficiare di una graduale normalizzazione dei prezzi energetici e di una ripresa del commercio internazionale, elementi che consentirebbero un lieve recupero della produzione.
L’impatto del caro energia si riflette anche sulla fiducia di famiglie e imprese. La Commissione evidenzia che il clima di fiducia dei consumatori europei è sceso ai minimi degli ultimi 40 mesi, mentre l’aumento dei costi energetici sta comprimendo i margini aziendali e rallentando l’attività industriale. I dati di marzo e aprile mostrano già “una brusca accelerazione” dell’inflazione trainata dai prezzi dell’energia, che secondo Bruxelles raggiungeranno il picco nel 2026 per poi diminuire gradualmente, pur restando circa il 20% sopra i livelli precedenti alla guerra.
Debito pubblico: l’Italia diventa il Paese più indebitato dell’UE
Sul fronte dei conti pubblici, le nuove previsioni della Commissione delineano un quadro più critico per l’Italia. Nel 2026 il Paese diventerà quello con il più alto rapporto debito/PIL dell’intera Unione Europea, superando anche la Grecia.
Il debito pubblico italiano passerà dal 137,1% del PIL nel 2025 al 138,5% nel 2026, fino a raggiungere il 139,2% nel 2027. Nello stesso periodo il rapporto debito/PIL della Grecia scenderà invece dal 146,1% al 140,7% nel 2026 e al 134,4% nel 2027. Oltre a Italia e Grecia, anche Francia e Belgio manterranno nel 2027 un rapporto debito/PIL superiore al 100%, rispettivamente al 120,2% e al 112,8%. La Spagna, invece, dovrebbe riportare il debito sotto la soglia psicologica del 100% già nel 2026, passando dal 100,7% del 2025 al 99,6%, per poi scendere ulteriormente al 98,9% nel 2027.
A livello europeo, il deficit pubblico complessivo dell’UE è previsto in aumento dal 3,1% del PIL nel 2025 al 3,6% entro il 2027. A incidere saranno soprattutto le nuove misure di sostegno a famiglie e imprese contro il caro energia, l’aumento della spesa per interessi sul debito e il rafforzamento degli investimenti nella difesa. Per l’Eurozona, il rapporto debito/PIL salirà complessivamente dall’88,7% al 91,2% entro il 2027.
Attività economica globale più debole: l’alert della Commissione UE
Nel documento, la Commissione parla apertamente di “un’attività economica più debole” perché “il conflitto in Medio Oriente innesca un nuovo choc energetico che riaccende l’inflazione e scuote il sentiment economico”. Per l’Eurozona, la crescita del PIL nel 2026 viene ora stimata allo 0,9%, in calo rispetto all’1,2% previsto nell’autunno 2025. Anche il 2027 viene rivisto al ribasso, con una crescita attesa all’1,2% contro l’1,4% indicato nelle precedenti stime. Nell’intera Unione Europea il PIL è previsto in aumento dell’1,1% nel 2026, rispetto all’1,4% delle previsioni autunnali, mentre nel 2027 la crescita dovrebbe attestarsi all’1,4%.
Parallelamente peggiorano le stime sull’inflazione. Nell’area euro il tasso inflattivo è ora previsto al 3% nel 2026, ben un punto percentuale sopra il dato stimato in autunno, pari all’1,9%. Per il 2027 l’inflazione dovrebbe rallentare al 2,3%, ma restare comunque superiore al 2% previsto in precedenza. Nell’intera UE i prezzi sono attesi in crescita del 3,1% nel 2026 e del 2,4% nel 2027.
Lo scenario peggiore: rischio stagflazione se la crisi energetica si prolunga
La Commissione europea ha elaborato anche uno scenario alternativo, considerato più negativo, che ipotizza interruzioni energetiche più prolungate e prezzi dell’energia ancora più elevati rispetto allo scenario base. In questo caso l’inflazione resterebbe persistentemente alta anche nel 2027 e la crescita economica non tornerebbe a rafforzarsi come previsto nelle stime centrali. Uno scenario che aumenterebbe il rischio di una fase di stagnazione economica accompagnata da prezzi elevati, con effetti particolarmente pesanti per i Paesi più dipendenti dalle importazioni energetiche, tra cui l’Italia.