Notizie Notizie Italia ChatGpt ora annaspa e scatena panico a Wall Street. Ecco chi trema di più

ChatGpt ora annaspa e scatena panico a Wall Street. Ecco chi trema di più

29 Aprile 2026 09:12

Tornano prepotenti i timori di bolla ai tra le mura di Wall Street. Ieri il settore tech ha vacillato in scia alle indiscrezioni che vedono OpenAI, la casa madre di ChatGpt, in affanno in termini di ricavi e crescita utenti.

La crescita non è più inarrestabile

I ricavi della creatura di Sam Altman non stanno correndo come previsto. Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal, nei quartieri alti di OpenAI serpeggia un po’ di nervosismo per una crescita del giro d’affari inferiore a quanto servirebbe per rispettare gli accordi miliardari stretti negli ultimi anni. Nel dettaglio la cfo Sarah Friar avrebbe acceso la miccia palesando ad altri manager il timore che il gigante dell’AI rischi di non riuscire a pagare i futuri contratti di calcolo se i ricavi non cresceranno al ritmo previsto. L’azienda non è riuscita a raggiungere l’obiettivo di un miliardo di utenti attivi settimanali entro la fine del 2025 e ha fallito anche il target annuale di ricavi. In aggiunta i costi di elaborazione stanno crescendo rapidamente, così come la concorrenza di Google e Anthopic, entrambe in gran salute e che hanno eroso la quota di mercato di OpenAI negli ultimi mesi, con l’azienda che ha registrato un aumento dei tassi di abbandono da parte degli abbonati, il che ha portato a maggiori interrogativi sulla capacità di OpenAI di rispettare i suoi impegni di calcolo a lungo termine.

Il board di OpenAI, sempre secondo il Wsj, starebbe ora esaminando più attentamente i suoi accordi con i data center per assicurarsi maggiore potenza di calcolo, nonostante il rallentamento del business.

OpenAI prova a smorzare i timori

OpenAI ha cercato di tamponare i timori affermando che sta “funzionando a pieno regime”. La cfo di OpenAI ha contestato le affermazioni che le sono state attribuite, sottolineando che i modelli di AI dell’azienda sono ancora molto richiesti dalle aziende.

Anche Oracle è intervenuta scrivendo su su X: “Siamo incredibilmente entusiasti della nostra partnership con OpenAI e restiamo concentrati sulla creazione e la fornitura delle capacità di cui hanno bisogno per supportare la domanda in rapida crescita”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche CoreWeave che ha stretto diversi accordi con OpenAI. “OpenAI è un partner eccezionale, ma non il nostro unico”, ha dichiarato un portavoce aggiungendo che l’azienda vanta un portafoglio clienti che comprende Meta, Anthropic, Microsoft, Google, IBM, Perplexity AI e Jane Street.

Da OpenAI a ClosedAI?

La crescita del chatbot più famoso al mondo rallenta e la serie di accordi che hanno impegnato l’azienda per circa 600 miliardi di dollari di spesa futura inizia a diventare un potenziale macigno. Sul mercato c’è chi già parla di OpenAI che tra qualche anno potrebbe trasformarsi in ClosedAI, ossia rischio fallimento. Ma tra gli esperti c’è chi fa notare che ormai ha raggiunto dimensioni tali che è nel novero dei “too big to fail”.

“Riteniamo che le recenti preoccupazioni relative a OpenAI siano esagerate, dato che l’azienda dispone di capitale sufficiente per soddisfare il proprio fabbisogno di capacità di calcolo per almeno i prossimi tre anni, grazie al recente round di finanziamento da 122 miliardi di dollari”, rassicura Dan Ives di Wedbush.

Oracle & co, ecco chi trema Wall Street

Nel frattempo ieri la reazione a Wall Street c’è stata, con il Nasdaq che ha inserito la marcia indietro. In particolare hanno sofferto i nomi più legati a OpenAI. Oracle ha lasciato sul terreno oltre il 4%, CoreWeave il 5,8%, Amd il 3,4% e Nvidia l’1,6%. Tonfo di quasi il 10% a Tokyo per la giapponese SoftBank Group, che in OpenAI ha investito 60 miliardi di dollari.