Campari sbanda in Borsa, i Garavoglia nei guai con il fisco. Le implicazioni per il titolo e tre possibili mosse di Lagfin
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Turbolenze in Borsa per Campari che inaugura la settimana con un netto calo a seguito del sequestro preventivo di quasi 1,3 miliardi di euro nei confronti dell’azionista di maggioranza Lagfin. La cifra sequestrata equivale a circa il 16% del capitale di Campari.
Maxi-sequestro preventivo di 1,3 miliardi
La Guardia di Finanza di Milano, su disposizione della procura di Monza, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip di Monza per un valore di 1,29 miliardi nei confronti di Lagfin – azionista di controllo di Campari con il 52% del capitale e l’82,6% dei diritti di voto – per i reati di “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici” e per “responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”.
A livello penale, la procura ha iscritto nel registro degli indagati Luca Garavoglia (cui fa capo la holding Lagfin) e Giovanni Berto (già amministratore di Alicros) per dichiarazione fraudolenta.
Il provvedimento si inserisce nell’ambito dell’indagine per evasione fiscale avviata circa due anni fa dalla Guardia di Finanza e dalla Procura contro Lagfin per il mancato pagamento della
exit tax sulla plusvalenza da ca. € 5.3bn generata in occasione del trasferimento del pacchetto di controllo della Campari dall’Italia al Lussemburgo nel 2018 tramite fusione della società
italiana Alicros (a cui faceva capo la quota di controllo in Campari) nella holding lussemburghese Lagfin.
Lagfin: “Contenzioso fiscale che non riguarda il gruppo”
Lagfin ha precisato attraverso una nota stampa che “la questione attiene un contenzioso fiscale in essere da circa due anni e che non ha mai riguardato in alcun modo il gruppo Campari” e si dice “certa di avere sempre operato nel pieno rispetto di tutte le norme, incluse quelle fiscali italiane, e si difenderà vigorosamente con sereno rigore in tutte le sedi deputate. Poiché Lagfin detiene oltre l’80% dei diritti di voto di Campari, la misura non è assolutamente in grado di intaccare la partecipazione di controllo di Lagfin in Campari”.
Campari a sua volta ha precisato tramite un comunicato stampa che nessuna delle società del gruppo è oggetto di indagine da parte delle autorità e che quindi non è previsto alcun impatto per la società quotata.
Implicazioni sulla società degli Aperol
La reazione del mercato non si è fatta attendere e oggi il titolo ha aperto in calo del 4% circa per poi recuperare leggermente (-2,6% a 5,87 euro alle ore 9:30).
“Benchè non vi sia un coinvolgimento diretto di Campari nell’indagine, eventuali risvolti negativi per il titolo sono relativi all’ipotesi che la holding Lagfin decida di ricorrere ad un piazzamento sul mercato di titoli Campari per far fronte (in tutto o in parte) al pagamento della sanzione”, commentano gli analisti di Equita. “Questa eventualità – prosegue la sim milanese – è legata anche al fatto che il bond Lagfin convertibile in azioni Campari da 536 mln (429 mln outstanding, dopo il buy-back per il 20% completato lo scorso marzo) prevede un covenant incurrence (impossibilità di accendere nuovi finanziamenti) per Lagfin in termini di Loan to Value al 30% (stimiamo circa 22% a fine 2025) e in termini di NFP a 1,65 miliardi (stimiamo circa 900 mln a fine 2025).
“Sebbene non vi sia un impatto diretto sul bilancio di Campari o sulle operazioni del gruppo – argomenta invece Banca Akros – il sequestro delle azioni detenute da Lagfin potrebbe rappresentare un ostacolo per Campari stessa a causa di questioni di reputazione e del potenziale rischio di eccesso di offerta azionaria, anche se quest’ultimo dipenderebbe dall’esito finale del processo (e sarebbe mitigato in caso di accordo, analogamente al caso Exor)”.
Le tre possibili opzioni per la famiglia Garavoglia
Equita calcola che Lagfin possa sostenere un esborso fino a circa 350 mln senza sforare il covenant di LTV, e pertanto, ipotizzando una sanzione da 1,3 miliardi, l’ammontare residuale da finanziare tramite eventuale piazzamento di azioni Campari sarebbe di 950 mln, che ai prezzi attuali corrisponderebbe al circa il 13% del capitale della società.
Date le valutazioni attualmente depresse del titolo (18x PE atteso 2026, vicino ai minimi degli ultimi 10 anni e vs. 29x di media storica), e considerate le prospettive di miglioramento dei
risultati del gruppo (taglio costi, deleverage e nuovo piano strategico che sarà presentato il 6 novembre), Equita ritiene che che per la famiglia Garavoglia sia preferibile finanziare un aumento di capitale in Lagfin rispetto al piazzamento di una quota significativa del capitale di Campari.
Un’ulteriore alternativa potrebbe essere la distribuzione di un dividendo straordinario da parte di Campari. “Tuttavia – argomenta Equita – anche questa ipotesi sarebbe subottimale in quanto beneficerebbe solo parzialmente Lagfin e sarebbe inoltre in contrasto con la strategia di deleverage del gruppo (e quindi potenzialmente negativa per il titolo). Vediamo quindi più probabile, eventualmente, una combinazione delle tre opzioni (piazzamento, aumento di capitale in Lagfin, dividendo straordinario Campari)”.