Caltagirone, Delfin e il Tesoro determinanti nel risiko. Occhi puntati sulle mosse di Orcel. Unipol cambia pelle
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Secondo gli analisti, il ruolo degli azionisti di riferimento e del Governo sarà probabilmente determinante per l’esito finale del risiko apertosi in Italia con la proposta di Bpm a Mps e l’Opa di Intesa su Siena. Per il mercato, in gran fermento in Borsa, “il messaggio è chiaro: la partita – sottolinea Barclays non riguarda più soltanto Mps, ma la ridefinizione degli equilibri dell’intero settore bancario italiano per il prossimo decennio”.
Quanto alla mossa del Banco, secondo Kepler, “sarà difficile per BPM controbattere all’offerta di Intesa Sanpaolo, ribadiamo la raccomandazione di ridurre il titolo”.
Gli azionisti
Secondo Barclays, le prossime settimane saranno decisive per capire se prevarrà la logica della fusione tra pari proposta da Banco Bpm o quella della grande aggregazione guidata da Intesa Sanpaolo. Dal punto di vista finanziario l’offerta di Intesa prevede un premio immediato; la fusione Banco BPM-MPS è invece una fusione tra pari.
Le reazioni dei principali azionisti restano però difficili da prevedere. “In passato Caltagirone ha espresso perplessità sia sull’operazione Mps-Mediobanca sia sul possibile asse Mps-Mediobanca-Banco Bpm. Questo non implica automaticamente un sostegno alla proposta di Intesa. Delfin potrebbe essere vicina a Unicredit, anche per i rapporti finanziari esistenti tra le due realtà. Di conseguenza non è chiaro se sostenga l’offerta Intesa. Quanto al governo, il ministero dell’Economia e la Lega potrebbero vedere con favore una grande aggregazione Bpm-Mps; anche il Governo Meloni potrebbe però apprezzare una mossa di Intesa qualora rafforzasse il sistema bancario nazionale”.
In sintesi, dunque, Unicredit potrebbe decidere di intervenire direttamente oppure sostenere soluzioni alternative. “Le posizioni di Delfin, Caltagirone e del Tesoro saranno determinanti. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio si è più volte dichiarato favorevole alla costruzione di un gruppo da circa 50 miliardi con Banco Bpm. Potrebbe quindi guardare con minore favore a una proposta che cancellerebbe il progetto industriale MPS-Mediobanca sul quale aveva investito molta credibilità”.
Primato nel credito al consumo
Secondo Equita, “l’operazione ha senso per rafforzare ulteriormente la leadership (di Intesa) in Italia, non solo attraverso l’ulteriore sviluppo del canale bancario, ma anche diventando il primo operatore in Italia nel Credito al Consumo e il rafforzamento delle attività di CIB & WM grazie a Mediobanca. L’acquisizione della stake in Generali potrebbe garantire opzionalità strategica, anche in ottica di accelerazione dello sviluppo internazionale del business”.
Ostacoli Antitrust
Un ulteriore elemento riguarda la presenza di Intesa in Generali: Intesa ha comunicato di detenere una quota del 3,01% di Generali, oltre a strumenti derivati di copertura; Generali è uno dei principali concorrenti di Intesa nel settore assicurativo italiano. Questo aspetto potrebbe richiedere approfondimenti regolamentari.
Scacco matto per Unipol
Dal punto di vista strategico, il progetto rafforza in modo significativo il modello di bancassurance perseguito da Unipol da anni. Secondo Barclays, l’acquisizione consentirebbe a Unipol di utilizzare una rete di oltre 600 sportelli aggiuntivi per vendere polizze vita; prodotti danni; servizi di investimento e protezione. In altre parole, più sportelli significano più occasioni di vendita di prodotti assicurativi
L’operazione aumenterebbe il contributo dell’attività bancaria ai risultati del gruppo. Unipol si trasformerebbe ulteriormente da compagnia assicurativa a gruppo integrato di servizi finanziari, con una presenza più equilibrata tra assicurazioni, credito e risparmio gestito.
“Senza assumere alcuna sinergia, Equita stima che “l’operazione sia accrescitiva sull’EPS di Unipol (assumendo AUCAP ai prezzi di mercato) per c.14%/15%, mentre – sulla base delle indicazioni fornite – leggermente diluitiva sul fronte del DPS (in area mid single digit). Unipol ha indicato l’intenzione di offrire a BPE la combinazione tra Mps e BPE, le cui condizioni dovranno essere concordate e funzionali al mantenimento del controllo di fatto su BPE da parte di UNI. L’operazione permetterebbe a UNI-BPE di rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento competitivo, con sia Unipol che BPE che si caratterizzano per un ottimo track-record dal punto di vista dell’integrazione e della crescita del business. Unipol ha anche indicato di aver sottoscritto con primari istituti bancari due contratti derivati TRS (con scadenza massima di 25 e 35 mesi) e con sottostante il 4.99% di BPE con regolamento mediante consegna fisica di azioni”.