Notizie Notizie Italia Il trono dei Btp insidiato dal Buono 100, ecco chi vince la sfida dei rendimenti

Il trono dei Btp insidiato dal Buono 100, ecco chi vince la sfida dei rendimenti

Pubblicato 11 Agosto 2025 Aggiornato 12 Agosto 2025 08:49

Tempo di vacanze e c’è chi sotto l’ombrellone medita su come parcheggiare al meglio i propri risparmi, senza correre rischi. Le opzioni presenti sul mercato non mancano, anche se i numerosi tagli dei tassi effettuati nell’ultimo anno da parte della Bce – con il costo del denaro che si è dimezzato rispetto al 4% che campeggiava prima di giugno 2024 – si fanno sentire a livello di minori rendimenti.

I Btp rimangono l’opzione principale

Contestualmente nell’ultimo anno l’Italia ha guadagnato consensi tra gli investitori con lo spread Btp-Bund che si è progressivamente ristretto, attestandosi ampiamente sotto la soglia dei 100 punti base, a livelli che non si vedevano da prima della crisi del debito dell’eurozona. Un restringimento del differenziale tra Italia e Germania che è stato in parte agevolato dalla svolta meno austera di Berlino, che ha varato un bazooka fiscale per ridestare l’economia, in deroga al “freno del debito” previsto in costituzione.

A ben vedere i rendimenti dei Btp continuano a stazionare a livelli allettanti se li si confronta con quelli degli altri paesi Ue. Il decennale italiano si conferma il più generoso dell’area euro con rendimenti in area 3,5%, alla fine solo poco sotto il 3,7% di un anno fa quando comunque il mercato aveva già iniziato a scontare la fase di allentamento monetario della Bce. A ben vedere il rendimento è anche migliore rispetto a 9 mesi fa, ossia a dicembre, quando con tassi Bce a livelli ben più alti il decennale tricolore era sceso fino a un minimo al 3,18%.

Adesso i mercati scontano una crescita inferiore dell’area euro, complice anche l’effetto dazi, e questo favorisce l’aumento dei rendimenti a lunga scadenza rendendo le curve più ripide.

I conti deposito rimangono competitivi ma con la zavorra tassazione

Le alternative ai Btp non mancano, a partire dai conti deposito che in passato hanno sempre calamitato l’interesse degli italiani con rendimenti allettanti. Ad oggi le migliori offerte sono in area 3-3,25%, ma non va dimenticata la tassazione meno favorevole per questi prodotti: sugli interessi maturati su un conto deposito si applica un’aliquota del 26%, più del doppio rispetto al 12,5% dei Btp. All’aliquota del 26% va poi aggiunta l’imposta di bollo su conto deposito corrispondente allo 0,2% calcolato sulla somma vincolata. Se per i conti corrente l’imposta di bollo non è dovuta se la giacenza media è inferiore ai 5.000 euro, nel caso dei conti deposito la tassa è dovuta sempre, a meno che la banca decida di assorbire lei quel costo.

Ma la new entry Buono 100 insidia Re Btp

C’è poi una novità che fa tornare in auge anche la famiglia dei buoni fruttiferi postali. Lo scorso 24 giugno, per celebrare i 100 anni dalla nascita dei primi Buoni Fruttiferi Postali, Poste Italiane ha introdotto Buono 100, un titolo dedicato a chi detiene un Libretto Smart o Ordinario e decide di apportare nuova liquidità. La durata di Buono 100 è di 4 anni e offre un tasso annuo lordo del 3% a scadenza. La nuova liquidità può essere apportata entro il 4 settembre (salvo chiusura anticipata) direttamente sui Libretti di Risparmio Postale e/o conti correnti BancoPosta.

Al netto della tassazione agevolata del 12,5%, il rendimento effettivo è circa 2,625% netto.

Su un arco di tempo di quattro anni il Buono 100 primeggia a livello di guadagni netti. Con un investimento di 50mila euro per 4 anni, il Buono 100 al 3% lordo (tassazione 12,5%) garantisce un montante netto di circa 55.491 euro, risultando lo strumento più redditizio. Il conto deposito al 3% lordo (tassazione 26%) si ferma a 54.644 euro, con un guadagno inferiore di circa 847 euro rispetto al Buono 100. Il Btp a 4 anni al 2,4% lordo (tassazione 12,5%) rende 54.354 euro, cioè circa 1.137 euro in meno del Buono 100.

Le differenze tra Btp e Bfp

Va ricordato che tra Btp e Buoni fruttiferi postali le differenze non mancano. I Btp, essendo strumenti negoziati su un mercato regolamentato, presentano un’ottima liquidabilità e offrono cedole periodiche che possono rappresentare una fonte di liquidità anche prima della scadenza. Chi vende anticipatamente un Btp può incassare interessi maturati fino al giorno della vendita, pur con il rischio di plus o minusvalenze dovute alle variazioni di mercato.

Di contro per il Buono 100, gli interessi maturati vengono riconosciuti solo in caso di rimborso a scadenza. Pertanto, in caso di rimborso anticipato, verrà restituito solo il capitale investito. Inoltre, non pagando cedole periodiche e con gli interessi liquidati solo a scadenza, rendono meno fluida la disponibilità di cash prima del termine.