Btp Valore a ruba, ma il Mef ha il braccino. Confronto con passata emissione su investimento di 30mila euro
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Partenza sprint per il Btp Valore. Al termine del primo giorno di collocamento il titolo di Stato riservato ai piccoli risparmiatori ha superato i 6 miliardi di euro di ordini. In tutto sono stati oltre 176mila i contratti sottoscritti. Un debutto decisamente positivo che va oltre i 5,4 miliardi totalizzati nella prima giornata della precedente emissione risalente allo scorso ottobre. Il collocamento andrà avanti fino al venerdì, salvo chiusura anticipata.
L’emissione, la settima della famiglia Btp Valore/Btp Più, prevede una durata di 6 anni.
Cedole crescenti
Il Tesoro ha fissato delle cedole minime garantite pari al 2,50% il primo e il secondo anno, per poi salire al 2,80% per il terzo e quarto anno e al 3,50% per il quinto e sesto anno. Al termine del collocamento verranno annunciati i tassi cedolari definitivi che potranno essere confermati o rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato del giorno di chiusura dell’emissione.
La cedola quindi cresce nel tempo secondo l’ormai collaudato meccanismo “step-up”. Il premio finale extra per chi lo acquista durante i giorni di collocamento e lo detiene fino alla scadenza sarà pari allo 0,8% del capitale nominale investito. I sottoscrittori potranno cederlo interamente o in parte prima della sua scadenza, senza vincoli e alle condizioni di mercato. Il capitale nominale sottoscritto è garantito a scadenza.
La cedola media sull’intera durata – considerando anche il premio fedeltà – risulta poco sotto il 3% (2,93%).
Premio fa storcere il naso
Il Tesoro per questa emissione si mostra leggermente meno generoso con i piccoli risparmiatori rispetto al recente passato. In termini di rendimento a scadenza, per effetto del meccanismo di step up, il valore è leggermente inferiore rispetto alla cedola media. In particolare, spiegano gli esperti dell’ufficio studi di Banca Finint, senza premio di fedeltà il nuovo Btp Valore rende il 2,86% anno, che sale al 2,97% circa includendo il premio fedeltà.
“Si tratta complessivamente di un pick-up di rendimento di circa 20 punti base, di cui circa la metà rappresentata dal premio fedeltà: un l’extra rendimento che quindi risulta interessante sebbene le condizioni di pricing non siano state particolarmente generose rispetto ad altre emissioni prezzate un passato”, specificano da Banca Finint che ritengono quindi quest’ultima emissione più interessante per gli investitori orientati a detenere il titolo fino alla scadenza, mentre in ottica di relative value il confronto con alcune emissioni esistenti risulta meno favorevole, come ad esempio con il Btp con scadenza ottobre 2032.
Ecco quanto rende in sei anni
Il taglio minimo acquistabile risulta di 1.000 euro. Investendo 10.000 euro, il rendimento netto risulta pari a 1.490 euro alla fine dei sei anni, considerando anche i 70 euro di premio fedeltà.
In media nelle passate emissioni il taglio medio acquistato dagli italiani risulta di 30 mila euro. Investendo tale somma, nei primi due anni si incasseranno annualmente 656€ netti annui (suddivisi in 4 cedole trimestrali), 735€ annui i successivi due anni e 919€ gli ultimi due anni. In totale a scadenza si arriva a 4.830 € considerando anche 210 euro di premio fedeltà.
Confronto con precedente emissione
Rispetto al Btp Valore emesso lo scorso ottobre, il confronto non è omogeneo in quanto aveva una scadenza maggiore (7 anni). Però in quel caso su 30mila euro investiti i primi tre anni si incassano 683€ netti annui, 814 annui i successivi due anni e 1.050 gli ultimi due anni.
Complessivamente in sette anni 5.987€ compresso il premio fedeltà. In media sono 855 euro l’anno di cedole rispetto agli 805€ di questa emissione.
I contro del Btp Valore
La struttura step-up a cedole crescenti del Btp Valore, a cui si aggiunge il premio fedeltà, lo rende uno strumento fortemente adatto a cassettisti che intendono tenerlo in portafoglio fino a scadenza.
Altri due rischi da non sottovalutare sono la minor liquidità di strumenti pensati solo per i retail rispetto ai titoli benchmark e soprattutto il rischio inflazione: se l’inflazione reale fosse molto superiore al rendimento, il rendimento reale può risultare basso.
Infine, quando si tratta di titoli di Stato, va menzionato anche il rischio tassi, ossia se i tassi di interesse aumentassero fortemente, il valore di mercato del titolo (se lo si vuole vendere prima della scadenza) può deteriorarsi. Chiaramente, mantenendo l’investimento fino a scadenza il capitale è garantito.