Btp martoriati, Moody’s non infierisce ma lancia avvertimento sull’Italia
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Al via una nuova settimana sui mercati con riflettori accesi sui Btp dopo la decisione di Moody’s di confermare il rating sull’Italia limando solo leggermente, al ribasso, le stime di crescita. Una valutazione che arriva in una fase delicata per i mercati obbligazionari, stretti tra tensioni geopolitiche, inflazione e aspettative sui tassi.
Btp in crisi nera
I titoli di Stato italiani si avviano a chiudere un mese di passione, con lo scoppio della guerra in Iran che ha scatenato vendite diffuse sui titoli di Stato e l’Italia ha visto proprio la carta italiana fare peggio rispetto al resto d’Europa, vedendo così in poco tempo andare in fumo i progressi in termini di spread dell’ultimo anno.
Alla chiusura di venerdì, il Btp decennale segnava un rendimento del 4,04% circa, ben 76 punti base sopra ai livelli registrati il 27 febbraio, ossia prima del sell-off che ha fatto seguito all’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran. Questo si traduce in uno spread Btp-Bund in area 95 pb (nel corso della scorsa settimana si era anche portato sopra il muro dei 100 pb), ben lontano dai minimi dal 2008 in area 60 pb toccati il mese scorso.
Sul mercato adesso prevale l’attesa di una Bce che da qui a fine anno alzi i tassi di interesse due volte e questo pesa sul sentiment degli investitori obbligazionari.
Da un lato, rendimenti più elevati rendono il debito italiano più appetibile per gli investitori in cerca di reddito. Dall’altro, aumentano il costo di finanziamento per lo Stato e riaccendono l’attenzione sulla sostenibilità del debito nel medio periodo.
Moody’s: conti pubblici sotto controllo, ma crescita fragile
Intanto venerdì sera Moody’s cha confermato il giudizio stabile sull’Italia anche davanti a un contesto che sta cambiando rapidamente. Nell’ultima revisione sul debito sovrano italiano, l’agenzia statunitense conferma il rating Baa2 con outlook stabile, ribadendo la fiducia nel percorso di risanamento dei conti pubblici.
Il messaggio dell’agenzia è chiaro: l’Italia resta un emittente affidabile, grazie a fondamentali che continuano a reggere. A sostenere il giudizio ci sono le dimensioni dell’economia, la sua diversificazione e soprattutto una solida base di investitori domestici che assorbono una quota rilevante del debito pubblico. Considerando anche la componente in mano alla banca centrale, circa il 60% dei Btp è detenuto internamente, un elemento chiave di stabilità nei momenti di turbolenza.
Moody’s sottolinea inoltre come il percorso di consolidamento fiscale sia “credibile e realizzabile”. Il saldo primario è atteso in miglioramento, passando da un surplus dello 0,5% nel 2024 allo 0,7%, mentre le entrate fiscali mostrano una buona tenuta.
Tagliate (di poco) le stime di Pil
Tuttavia, il quadro macroeconomico si sta deteriorando. Le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, in particolare in Iran, hanno spinto l’agenzia a rivedere al ribasso le stime di crescita: per il 2026 il Pil italiano è visto ora allo 0,7%, dal precedente 0,8%, con un recupero solo marginale allo 0,8% nel 2027.
Il rischio principale è che uno scenario geopolitico più avverso possa incidere in modo significativo su energia e inflazione, mettendo sotto pressione consumi e investimenti. In questo caso, avverte Moody’s, il percorso di riduzione del debito potrebbe rallentare o addirittura interrompersi.
Riforme e fine Pnrr
Se il breve termine è dominato dall’incertezza geopolitica, il vero discrimine resta però la capacità di sostenere la crescita nel lungo periodo. Moody’s è esplicita: eventuali deviazioni dagli obiettivi di bilancio o un rallentamento nel percorso di riforme, in particolare dopo la fine del Pnrr, rappresenterebbero fattori negativi per il rating.
Moody’s individua nella guerra in Iran il principale fattore di rischio. Anche nello scenario base, che prevede una durata limitata, gli effetti si fanno già sentire sulle previsioni economiche. Il rischio più rilevante è quello di uno scenario avverso caratterizzato da una guerra più lunga e destabilizzante. In questo caso, le conseguenze potrebbero essere più pesanti tra aumento dei costi energetici, rallentamento della crescita e maggiore pressione sui conti pubblici. E qui probabilmente si annida la maggiore preoccupazione degli investitori che stanno scaricando i Btp: che in caso avverso l’Italia sia il paese a pagare il conto più salato in termini di pressione sui conti pubblici.
Giorgetti: “Italia solida, ma serve prudenza”
Intervenendo sabato al Workshop di Cernobbio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato come l’Italia stia affrontando la crisi legata al conflitto in Iran “da una posizione di relativa solidità”, grazie a fondamentali che, pur non eccezionali, restano positivi. “La finanza pubblica in questo momento è anche in grado di assorbire questo shock”, ha spiegato, invitando però a evitare reazioni affrettate. Giorgetti ha inoltre richiamato la necessità di una risposta coordinata a livello europeo per contenere i rischi inflattivi: “Serve una riflessione sugli strumenti da mettere in campo per evitare che il contagio inflazionistico faccia danni ancora superiori”. Un approccio improntato alla prudenza, in linea con la linea già indicata dal Mef e osservata con attenzione anche dai mercati.