Notizie Notizie Italia BTP 15 anni da record: i numeri e alcune riflessioni

BTP 15 anni da record: i numeri e alcune riflessioni

4 Febbraio 2026 11:49

E’ ancora BTP mania. Domanda record per oltre 157 miliardi di euro del BTP a 15 anni collocato dal Tesoro. Il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha comunicato ieri i risultati dell’emissione del titolo, con scadenza fissata al 1° ottobre 2041 e data di godimento al 10 febbraio 2026, offre una cedola annua del 3,95%, distribuita in due pagamenti semestrali.

L’importo complessivamente emesso è stato pari a 14 miliardi di euro, il più elevato mai registrato per questa scadenza, a fronte di una domanda record superiore a 157 miliardi di euro. Il prezzo di collocamento è stato fissato a 99,990, corrispondente a un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,990%, mentre il regolamento dell’operazione avverrà il prossimo 10 febbraio.

Il collocamento è stato realizzato tramite un sindacato composto da sei lead manager — Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, BofA Securities Europe, Citibank Europe, Deutsche Bank, Goldman Sachs Bank Europe e J.P. Morgan SE — insieme agli altri specialisti in titoli di Stato italiani con il ruolo di co-lead manager.

Perchè è un  segnale di mercato forte, non solo tecnico: la view di eToro

Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, l’operazione è stata un evento di mercato vero, non un semplice successo tecnico. Le richieste hanno raggiunto 157,6 miliardi di euro, con un rapporto bid-to-cover pari a 11,26 volte, superando anche l’elevato interesse registrato nel collocamento del BTP quindicennale di febbraio 2025, quando furono assegnati 13 miliardi a fronte di oltre 134 miliardi di domanda (bid-to-cover 10,31). Questo livello di partecipazione, sottolinea l’analista, evidenzia come l’interesse verso il debito italiano non sia episodico ma strutturale.

La solidità dell’interesse emerge osservando l’insieme delle emissioni recenti. L’8 gennaio 2026 il BTP a 7 anni con scadenza marzo 2033 è stato collocato tramite sindacato per 15 miliardi di euro, con richieste pari a 150,4 miliardi, una copertura superiore a 10 volte, cedola del 3,15% e rendimento lordo del 3,191%. Il prezzo vicino alla pari ha indicato una domanda basata su convinzione degli investitori e non su sconti particolarmente aggressivi.

Anche le aste ordinarie di fine gennaio, ricorda l’esperto, hanno mostrato un quadro coerente. Dati alla mano, il BTP a 10 anni con scadenza febbraio 2036 è stato assegnato per 3,75 miliardi con domanda di 5,62 miliardi e rapporto di copertura di 1,50, cedola del 3,45% e rendimento lordo del 3,44%, il BTP a 5 anni con scadenza febbraio 2031 ha registrato un bid-to-cover di 1,59 e rendimento lordo del 2,74% e infine il BTP a 3 anni con scadenza marzo 2029 è stato collocato con copertura di 1,45 e rendimento lordo del 2,48%. Nel complesso, nessuna asta è apparsa forzata: la domanda si è mantenuta stabile e ordinata su tutte le principali scadenze.

Perché il debito italiano continua ad attirare capitali

Uno dei fattori chiave – come sottolinea Debach – è la struttura del debito italiano, caratterizzata da una vita media relativamente lunga, prevalenza di emissioni a tasso fisso e un profilo delle scadenze più equilibrato rispetto al passato. Tuttavia, nei modelli dei grandi investitori globali pesa sempre di più anche il confronto relativo con gli altri Paesi europei.

L’Italia non viene più valutata isolatamente ma in rapporto a Francia e Germania. Parigi sta affrontando un premio di rischio crescente a causa di deficit elevati e incertezze politiche, mentre Berlino ha ampliato l’uso della finanza pubblica per sostenere investimenti e spesa per la difesa, aumentando il fabbisogno di emissioni. In questo contesto i BTP offrono rendimenti più elevati accompagnati da una percezione di rischio relativamente più stabile.

Gli spread riflettono questo cambiamento: lo spread OAT-Bund è sceso da 72 punti base di un anno fa a circa 57,6, mentre quello BTP-Bund è diminuito da 111,6 a circa 61 punti base. In alcune sedute il decennale italiano ha persino registrato rendimenti inferiori a quelli francesi.

A sostenere l’interesse degli investitori contribuisce anche la stabilità politica italiana, con un orizzonte di legislatura che arriva alle elezioni del 2027 e riduce l’incertezza percepita. Inoltre, di recente S&P Global ha migliorato l’outlook dell’Italia da stabile a positivo, mantenendo il rating BBB+. Secondo Debach, il rendimento elevato rappresenta più l’effetto che la causa dell’interesse: la vera motivazione è la percezione di una maggiore controllabilità del rischio.

Il confronto con la Francia: cosa sta cambiando davvero

Negli ultimi mesi i rendimenti italiani hanno registrato un forte calo, sostenuto dalla percezione di maggiore disciplina fiscale e stabilità politica. Questo ha portato a una compressione significativa dello spread tra BTP e OAT francesi, arrivato quasi ad azzerarsi a settembre 2025, in un periodo segnato dalle tensioni politiche francesi e da un quadro fiscale fragile. All’epoca i rendimenti francesi avevano toccato circa il 3,6%, superando quelli italiani per la prima volta da decenni anche dopo il downgrade di S&P.

A gennaio la situazione si è riequilibrata senza cambiamenti strutturali: il rigetto delle mozioni di censura sul bilancio francese 2026, tra il 23 e il 24 gennaio, ha ridotto il rischio di stallo politico e favorito un ritorno degli acquisti sugli OAT. Il contesto generale è stato sostenuto da una forte domanda per le emissioni dell’Eurozona, favorita da inflazione più stabile e aspettative di una BCE meno aggressiva sui tassi.

Un elemento tecnico ha contribuito alle differenze di rendimento: i benchmark decennali hanno maturità residue diverse. Il riferimento francese è il titolo con ISIN FR001400L834 (cedola 3,50%, scadenza 25 novembre 2033), emesso il 9 ottobre 2023, mentre il benchmark italiano è stato aggiornato il 9 gennaio 2025 con il BTP ISIN IT0005676504 (cedola 3,45%, scadenza 1 febbraio 2036).

In sostanza, secondo Debach, oggi il BTP entra nei portafogli per costruzione e non più solo per scommessa. La domanda non è più perché il mercato compra BTP, ma cosa dovrebbe accadere perché smettesse di comprarli. E finché la risposta resta vaga, condizionata a shock esterni più che a errori interni, il messaggio di questa asta è chiaro. Il debito italiano oggi non chiede fiducia, la sta monetizzando”.