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Borse Asia scontano incertezza Brexit e downgrade Fmi. Indice Nikkei eccezione positiva

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Borse asiatiche strette nella morsa dell’incertezza sulla Brexit, dopo che il Parlamento britannico ha bocciato una mozione presentata dal premier Boris Johnson, volta a velocizzare i tempi per la ratifica, da parte di Westminster, dell’accordo di divorzio del Regno Unito dall’Ue, il cosiddetto Withdrawal Agreement.

Questo, mentre montano indiscrezioni secondo cui il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk raccomanderà ai leader dei 27 paesi dell’Ue di accordare al Regno Unito una ulteriore estensione dell’Articolo 50, rinviando la data della Brexit al prossimo 31 gennaio del 2020.

Sarebbe questa, secondo alcune fonti, l’unica proposta concreta sul da farsi al tavolo di Bruxelles. Si parla di una “flextension”, ovvero di un’estensione flessibile, che permetterebbe al Regno Unito di Boris Johnson di uscire prima dal blocco Ue, nel caso in cui la ratifica del Withdrawal Agreement avvenisse prima della nuova data di scadenza.

L’indice Nikkei 225 ha chiuso la sessione in rialzo dello 0,34%, a 22.625,38 punti. Sotto pressione Shanghai -0,17%.

Hong Kong è la peggiore con -0,82%, dopo indiscrezioni secondo cui la Cina starebbe pensando di rimpiazzare la governatrice Carrie Lam, mentre le proteste continuano a colpire la città stato. Sidney piatta con +0,01%, Seoul -0,51%.

Sessione negativa anche per Wall Street, dove gli investitori hanno digerito la stagione degli utili trimestrali. Da segnalare che, di oltre il 19% delle società quotate sullo S&P 500 che hanno riportato i risultati di bilancio, quasi l’80% ha battuto le attese del consensus.

Non aiuta l’azionario asiatico la nota con cui il Fondo Monetario Internazionale ha reso noto che la crescita in Asia potrebbe rallentare a +5% nel 2019 e a +5,1% nel 2020, rivedendo praticamente al ribasso dello 0,4% e dello 0,3%, rispettivamente, l’outlook di aprile.

Alla Borsa di Tokyo, il titolo della conglomerata Softbank ha ceduto il 3% circa, sulla scia dell’accordo con cui la holding giapponese prenderà il controllo dell’80% di WeWork.