Bitcoin? Sempre più asset strategico. Ecco il target stellare di lungo periodo di CheckSig
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Bitcoin e cripto restano ancora sotto i riflettori in questo finale d’anno. Un 2025 a più velocità per il Bitcoin che ha messo a segno una serie di record (l’ultimo a ottobre oltre quota 125mila dollari), salvo poi ritracciare e prepararsi a chiudere l’anno con una performance negativa.
“Il ritracciamento dell’ultimo mese azzera la performance annuale ma non mette in discussione l’anno record per bitcoin“. A sottolinearlo Ferdinando Ametrano, fondatore e amministratore delegato di CheckSig, che nel corso di un incontro con la stampa a Milano ha fatto il punto sul mercato delle cripto, sui nuovi trend di adozione con il ruolo delle istituzioni finanziarie, sulla regolamentazione e sulle prospettive.
Bitcoin, oro digitale?
Il 2025 è stato scandito da quattro nuovi massimi storici per Bitcoin e culminato nel superamento dei 126.000 dollari. Secondo il recente outlook per il 2026 presentato sempre da CheckSig, “un traguardo che rafforza il ruolo di Bitcoin come asset di riferimento del settore, in grado di guidare l’ecosistema e di garantire una maggiore tenuta nelle fasi di instabilità di mercato”. Motivo per cui, secondo l’esperto, le correzioni di breve periodo, che hanno azzerato la performance annuale, non rappresentano più shock esistenziali, ma normali ritracciamenti di un’asset class ormai più matura.
“Bitcoin non è morto, anzi risorge ciclicamente” ed è plausibile “vederlo toccare quota un milione di dollari“. Questo il ‘target stellare’ indicato da Ferdinando Ametrano, secondo il quale potrebbe essere raggiunto nel momento in cui la cripto verrà riconosciuta come ‘oro digitale’. “Oggi la capitalizzazione di Bitcoin è pari a circa 2.000 miliardi di dollari. Se tutti condividessero la visione che è davvero una riserva di valore alternativa, allora il target corretto sarebbe 10 volte superiore, pari alla capitalizzazione attuale dell’oro fisico”, ha spiegato Ametrano.
Adozione istituzionale in accelerazione
Dalla frammentazione all’istituzionalizzazione. Con l’entrata in vigore del regolamento MiCA, l’Unione Europea si è dotata di un quadro normativo chiaro e armonizzato. Il 2025 ha segnato l’inizio del processo di istituzionalizzazione del settore, che dispiegherà pienamente i suoi effetti nei prossimi 18-24 mesi.
In questo contesto, ricorda CheckSig, Germania, Paesi Bassi e Francia guidano per numero di licenze rilasciate, mentre l’Italia si distingue per un approccio estremamente rigoroso. Dei circa 150 operatori iscritti all’OAM, solo una manciata ha avviato concretamente il percorso autorizzativo. “Questo scenario suggerisce una drastica selezione naturale del mercato”, spiegano gli esperti.
Come ha poi sottolineato Michele Mandelli, managing partner di CheckSig, nel corso dell’incontro di inizio dicembre con la stampa, “il 2025 ha segnato la piena consacrazione degli ETF cripto. Con il settore sempre più riconosciuto dai big dell’asset management”. Gli ETF su Bitcoin si candidano a diventare il principale canale di accesso per capitali istituzionali, mentre gli ETF su altri crypto-asset continueranno a operare come strumenti di nicchia, riservati a investitori con maggiore propensione al rischio o a esposizioni tattiche. Lo scenario potrebbe così evolversi verso un “mercato continuerà quindi a maturare verso un modello in cui la finanza tradizionale e la cripto-economia si incontrano su asset selezionati, con Bitcoin al centro di questa nuova infrastruttura di investimento”.
Bitcoin asset di riserva per le banche centrali?
Il 2025 ha visto anche l’ingresso stabile di Bitcoin nelle tesorerie aziendali come asset di riserva strategico. Circa il 7% di tutti i Bitcoin in circolazione è oggi detenuto da aziende, per un controvalore stimato di 130 miliardi di dollari, senza contare l’esposizione indiretta tramite ETF.
“Se la tensione sul prezzo di Bitcoin delle ultime settimane è in gran parte dovuta a timori sulla capacità di Strategy e altre aziende di pagare cedole obbligazionarie e dividendi senza vendere BTC, l’ingresso di stati e istituzioni pubbliche sta ridefinendo il ruolo di Bitcoin”, si legge ancora nell’outlook di CheckSig, diffuso la scorsa settimana.
Non solo privati e fondi. Alcune banche centrali stanno valutando allocazioni in Bitcoin. Il caso più emblematico è quello del Lussemburgo, che ha ammesso pubblicamente di detenere Bitcoin nel proprio fondo sovrano, mentre la Repubblica Ceca avrebbe avviato un’analisi in tal senso. In parallelo, l’amministrazione Trump ha creato una riserva strategica.