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Bitcoin in mercato orso: e ora? Sec pronta a scardinare monopolio ETF Grayscale Bitcoin Trust: l’outlook di JP Morgan

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Bitcoin in mercato orso, dopo essere crollato di oltre il 20% dai massimi testati appena qualche giorno fa, quando ha scavalcato la soglia dei $41.000 avvicinandosi anche a quota $42.000.  Gli improvvisi sell off che si sono accaniti contro la moneta digitale numero uno al mondo hanno messo tutti sull’attenti: soltanto nelle giornate di domenica e lunedì scorsi, i prezzi sono capitolati fino al minimo di $31.000, bruciando per l’appunto più del 20% ed entrando quindi, per definizione, in fase bearish.

Bitcoin in mercato orso: e ora? La previsione di JP Morgan, che cita l'effetto dell'ok della Sec a un ETF sul Bitcoin
PARIS, FRANCE – JANUARY 08: In this photo illustration, a visual representation of the digital Cryptocurrency, Bitcoin is on display in front of the Bitcoin course’s graph on January 08, 2021 in Paris, France. The value of Bitcoin (BTC) has exceeded the threshold of 41,000 dollars for the first time in history. The cryptocurrency continues its historic soar and just took $ 10,000 in five days on the optimism of the markets over the certification of Joe Biden’s election in the United States, and continues its spectacular surge in recent weeks. (Photo illustration by Chesnot/Getty Images)

Sarebbe azzardato, tuttavia, fare parallelismi con la fine del 2017 quando, da un valore poco al di sotto di $20.000 del mese di dicembre, il Bitcoin iniziò una fase discendente che lo potrò a segnare un tonfo dell’80% circa l’anno successivo.
Anche con i forti cali, il livello della criptovaluta rimane in rialzo di oltre +10% dall’inizio del 2021, e superiore del 300% negli ultimi 12 mesi.
C’è da dire inoltre che non sempre la parola “correzione” deve essere vista come fumo negli occhi.
Lo ha fatto notare, in un’intervista rilasciata alla CNN, Naeem Aslam, chief market analyst di AvaTrade, che ha sottolineato che “era da parecchio tempo che una sana correzione avrebbe dovuto manifestarsi” e che non si è mostrato affatto scioccato per il recente scivolone dell’asset più discusso degli ultimi tempi.
Anzi, Aslam ritiene che il Bitcoin possa scendere anche fino al range compreso tra i $28.000 e i $30.000.
“Questo non è il momento di andare nel panico ma di guardare a questa opportunità con lenti più ottimistiche – ha detto Aslam – la corsa dei tori non è ancora finita, ed è ancora possibile che il trend si confermi al rialzo”.
L’analista non è certo l’unico, visto che la fiducia di molti sostenitori nel Bitcoin è rimasta incrollabile. D’altronde, con i colossi attivi nell’industria dei pagamenti digitali che hanno deciso di adottare la criptovaluta, come PayPal, e l’assist di guru della finanza del calibro di Paul Tudor Jones, Stanley Druckenmiller e Anthony Scaramucci,  come non farsi venire qualche dubbio?  Per lo meno sul fatto che il Bitcoin possa davvero essere qualcosa di promettente?
Di recente, uno stesso dirigente di BlackRock, il gigante del risparmio gestito numero uno al mondo, ha detto che il Bitcoin potrebbe sostituire l’oro come principale asset che gli investitori utilizzano per fare hedge contro l’inflazione. Un’inflazione che, tra l’altro, è tornata sotto i radar degli investitori, complice il balzo dei tassi sui Treasuries, che ha fatto drizzare le antenne anche a Jeffrey Gundlach.

JP Morgan sul Bitcoin: alert su Grayscale Bitcoin Trust

Se nel lungo termine la fiducia di molti nel cripto universo rimane intatta, nel breve nessuno esclude ulteriori scossoni. E’ il caso anche di JP Morgan – che di recente aveva previsto una fiammata fino a $146.000 -, che ha avvertito che l’approvazione di un ETF sul Bitcoin, negli Stati Uniti, potrebbe avere ripercussioni in un’ottica di breve periodo.
Di fatto l’autorità di Borsa americana, ovvero la Sec (Securities and Exchange Commission), dovrebbe approvare quest’anno un ETF sul Bitcoin, fattore che dovrebbe di conseguenza rafforzare le prospettive della moneta virtuale nel lungo periodo.
Tuttavia, nell’immediato, secondo JP Morgan l’ok potrebbe deprimere piuttosto la propensione degli investitori a puntare sull’ETF esistente, il Grayscale Bitcoin Trust. Questo ETF, spiegano gli analisti del colosso bancario Usa, ha rappresentato finora il principale strumento che gli investitori istituzionali hanno utilizzato per fare incetta del Bitcoin.
Il Grayscale Bitcoin gode praticamente di una sorta di monopolio nel canalizzare i flussi degli investitori istituzionali verso il Bitcoin: la sua leadership permette al fondo anche di applicare un grande premio alle criptovalute che replica. Una valanga di flussi in uscita dal GBTC e il collasso del suo premio potrebbero avere dunque implicazioni negative di breve termine per il Bitcoin, visti i flussi e l’importanza dello stesso GBTC”, hanno scritto gli strategist di JP Morgan, in una nota ai clienti.

Commento 21Shares: assist al Bitcoin dal parallelismo con gennaio 2017

Nel suo commento settimanale sulle criptovalute, gli analisti di 21Shares, società leader negli ETP cripto, hanno spiegato il crollo dei prezzi del Bitcoin anche con un parallelismo con quanto avvenuto nel gennaio del 2017, quando “il Bitcoin sperimentò una caduta simile a quella dei giorni scorsi, proprio a seguito di un nuovo massimo storico (1.000 euro ai tempi) raggiunto dopo 3 anni di mercato ribassista”.
Praticamente, quattro anni fa si verificò “una situazione simile a quella attuale, il che può essere di buon auspicio, visto che “il Bitcoin chiuse poi quel 2017 con un apprezzamento di oltre il 2.500%” (per poi, come sappiamo, crollare).
21Shares ricorda inoltre alcuni fatti che si sono verificati nei primi giorni di questo anno nuovo:
“Giovedì 7 gennaio la Finlandia ha annunciato di voler vendere oltre 69 milioni di dollari di Bitcoin sequestrati a trafficanti di droga. Sebbene non ci siano evidenze pubblicamente disponibili di questa vendita, è probabile che questa notizia sia stata tra le cause del sentimento ribassista sviluppatosi tra i trader a breve termine durante il fine settimana. Questo lunedì il mercato cripto ha infatti subito una correzione pari al 26%, a partire da domenica 10 gennaio. Un crollo molto rapido, trainato da derivati e causato da scambi su piattaforme non regolamentate, che sulla strada verso i 40mila dollari ha portato una bolla e poi a liquidazioni per oltre 2 miliardi dollari. La situazione è stata aggravata delle interruzioni di servizio verificatesi su piattaforme come Coinbase, che hanno impedito ad alcuni utenti di fare trading e reso la pressione alla vendita ancora più forte, a causa delle differenze di prezzo rispetto ad altre piattaforme. Inoltre, i problemi di Coinbase hanno giocato un ruolo importante nell’alimentare la tendenza al ribasso del mercato dei futures, dato che molti scambi di derivati si affidano al feed dei prezzi di Coinbase per il calcolo degli indici”.
Il commento di 21Shares va avanti:
“Ad aggiungere al sentimento ribassista degli ultimi giorni, il fatto che il CIO di Guggenheim abbia sostenuto su Twitter che l’impennata dei prezzi di Bitcoin non sia sostenibile nel breve termine, creando in qualche modo ulteriori vendite da panico da parte di chi è entrato nel mercato nelle ultime settimane. Per meno di un’ora, il Bitcoin è sceso fino a 30,6 mila dollari, ma da allora ha recuperato le perdite e al momento si muove attorno ai 34 mila dollari. Ricordiamo che il 2 gennaio di quest’anno il Bitcoin ha superato la soglia dei 30mila dollari per la prima volta nella storia, e dall’inizio del 2020 è cresciuto quasi del 400%. Anche se le performance passate non sono sempre un’indicazione accurata dei risultati futuri, è bene inoltre tenere a mente un precedente storico. Il 5 gennaio 2017 il Bitcoin perse il 20%, appena dopo aver raggiunto un record di oltre 1.000 dollari a seguito di 3 anni di mercato orso. Quell’anno, la criptovaluta finì per apprezzarsi di oltre il 2.500% entro i 12 mesi successivi”.
Il parallelismo è evidente se si considera che lo scorso “11 gennaio 2021, il Bitcoin è sceso di oltre il 20%, dopo aver toccato un altro massimo storico, 30 mila dollari… di nuovo, a seguito di 3 anni di mercato ribassista”.
Per finire, c’è anche un’importante differenza tra i due tipi di rally che va ancora a beneficio del Bitcoin:
“Il rally del 2017 – concludono da 21Shares -, era per lo più basato sul retail, mentre questa volta osserviamo chiaramente una domanda organica e istituzionale e, soprattutto, alimentata dal contesto macroeconomico”.