Bitcoin alla riscossa, volano anche Coinbase & co. con assist Trump, Etf e Cathie Wood
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Il Bitcoin torna a correre. Dopo i primi accenni di buona tenuta post scoppio guerra in Iran, mentre gli altri risk asset soffrivano, ieri c’è stato un segnale ben più netto con la sponda delle parole di Trump.
Scatto in avanti
Il prezzo di Bitcoin ha recuperato terreno spingendosi verso quota 74 mila dollari,in rialzo del 7%, sostenuto anche dai forti afflussi nei fondi Etf spot dedicati alla criptovaluta. Negli ultimi cinque giorni questi strumenti hanno attirato circa 1,4 miliardi di dollari, segnale di un rinnovato interesse dopo settimane di volatilità.
Volano Coinbase e Robinhood
Il rimbalzo si riflette anche sui titoli legati all’ecosistema crypto: Coinbase è balzata del 14,6% e Robinhood dell’8%.
Sponda anche dalle mosse di Cathie Wood che attraverso i fondi di Ark Invest ha acquistato nuove azioni di Coinbase e Robinhood per oltre 16 milioni di dollari, scommettendo su una nuova fase di espansione dell’economia crypto.
Il ceo e co-fondatore di Coinbase, Brian Armstrong, ha detto ieri su X che “il business delle cripto non è mai stato così forte”.
La parole di Trump
A sostenere il sentiment contribuisce anche quanto affermato da Donald Trump. Il presidente Usa ha accusato le banche di aver ostacolato il disegno di legge sulla struttura del mercato delle criptovalute. “Il Genius Act è minacciato e indebolito dalle banche, e questo è inaccettabile. Non lo permetteremo. Gli Stati Uniti devono completare la struttura del mercato il prima possibile”, ha scritto sul suo social Truth.
Il Genius Act, approvato nel 2025, ha introdotto il primo quadro federale per le stablecoin, imponendo riserve liquide e requisiti di trasparenza agli emittenti.
Il dibattito ora si concentra sul Crarity Act, una legge pensata per definire con precisione quando un cripto-asset debba essere considerato titolo finanziario o commodity e quindi quale autorità – SEC o CFTC – debba vigilarne il mercato.
Il percorso legislativo resta però accidentato. Le banche statunitensi temono che alcune norme – come la possibilità di offrire rendimenti sulle stablecoin – possano drenare depositi dal sistema bancario tradizionale e stanno spingendo per limiti più stringenti.