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Bce e il miraggio dell’inflazione. Tra i grandi ostacoli da superare l’impatto del distanziamento sociale

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In tempi di pandemia COVID-19, esiste un indice che dimostra come le stesse regole sul distanziamento sociale stiano complicando non solo la vita sociale degli individui di tutto il pianeta, ma anche gli obiettivi che le banche centrali si sono prefissate di centrare.

Nel caso della Bce, è proprio il social distancing che sta rendendo quasi impossibile la missione della banca centrale, che è quella di portare l’inflazione a un tasso poco al di sotto del 2%.

Non solo quel target sembra (in realtà anche prima della pandemia) una sorta di Mission Impossible. Ora a minacciare l’Eurozona è anche la deflazione.

“Nella crisi che stiamo vivendo – si legge in una nota di ING scritta da Carsten Brzeski, capo economista dell’Eurozona e responsabile macro globale del gruppo bancario olandese – l’inflazione è scesa ulteriormente, al momento a causa dei prezzi energetici più bassi, del taglio dell’IVA in Germania e dei fondamentali economici più deboli. Guardando alle ultime stime diramate dallo staff della Bce, sembra quasi che il tasso (dell’inflazione) dell’1% sia diventato il nuovo 2%. Mentre le stime parlano di un’inflazione attesa ancora in rialzo in modo significativo, dallo 0,3% del 2020 all’1,3% del 2021, i dati che misurano l’inflazione sottostante suggeriscono valori attorno all’1% per i prossimi tre anni”.

“La preoccupazione più grande – si legge ancora nella nota – è rappresentata dal calo dell’inflazione nel settore dei servizi, scesa dall’1,9% di novembre allo 0,7% di agosto. Questa flessione è legata più direttamente alla situazione economica ed è dunque qualcosa che la Bce dovrebbe considerare seriamente”.

Vale la pena sottolineare che il calo di questa inflazione è legato soprattutto alla regola del distanziamento sociale introdotta per frenare i contagi da coronavirus. Tanto che esiste un “social distancing price index” stilato da ING, ovvero un “indice dei prezzi legato al distanziamento sociale, che è sceso tra l’altro in modo significativo dall’inizio dell’emergenza sanitaria”.

ING rileva che questo indice è sceso per la prima volta in assoluto ad agosto, attestandosi all’1,1%, in ribasso rispetto all’1,3% di febbraio, fattore che mette in evidenza come esista un collegamento diretto tra il forte calo dell’inflazione e il distanziamento sociale.

Questo indice incide sul paniere globale dell’inflazione per un valore appena inferiore al 18% ma per il 40% sull’inflazione totale dei servizi, a conferma di come il distanziamento sociale condizioni una parte non trascurabile dell’inflazione, e a conferma di come la Bce abbia un considerevole ostacolo da superare nel suo percorso di stabilità dei prezzi. I servizi maggiormente condizionati dal social distancing – di conseguenza anche i loro prezzi – sono i trasporti, i servizi di catering, i servizi culturali e ricreativi, i servizi di pernottamento, i pacchetti viaggi, i parrucchieri e i saloni di bellezza. Sono questi i settori che le regole del distanziamento sociale hanno colpito con maggior forza, affossandone di conseguenza i prezzi. E rendendo ancora più complicato il lavoro della Bce.