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Bankitalia, Visco cauto su vaccini. Su imprese italiane risposta lenta già a cambiamenti mondiali anni ’90

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“Se i positivi sviluppi sul fronte dei vaccini inducono oggi a un cauto ottimismo, occorre tenere presente che ci vorrà ancora tempo prima che essi possano essere distribuiti su larga scala a livello mondiale”. E’ quanto ha detto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in una lectio magistralis per l’inaugurazione dell’anno accademico del Gran Sasso Science Institute.

“In Italia secondo le proiezioni da noi diffuse la scorsa settimana, la caduta del Pil potrebbe essere di circa 9 punti percentuali – ha continuato il numero uno di Palazzo Koch – Nonostante il recupero dell’industria, più intenso nei mesi estivi, il quadro resta debole nei servizi, e specialmente nei comparti più esposti agli effetti della pandemia, quali quelli del commercio al dettaglio, dei trasporti, degli alloggi e della ristorazione. Sulla domanda pesa inoltre l’aumento della propensione al risparmio delle famiglie a fini precauzionali”.

Ignazio Visco ha fatto riferimento alle vulnerabilità delle imprese italiane, sotto gli occhi di tutti molto tempo prima della pandemia del coronavirus, già negli anni ’90.

La risposta che le imprese italiane hanno dato ai grandi cambiamenti mondiali iniziati nel decennio è stata, infatti, “lenta”. Ovvero “si è puntato soprattutto a riforme che consentissero di ridurre il costo del lavoro, mentre gli investimenti, non solo privati, sono stati insufficienti”.

“La nostra struttura produttiva – ha continuato il governatore – è rimasta sbilanciata verso imprese molto piccole, che dispongono di pochi mezzi, sia finanziari sia in termini di competenze manageriali, per effettuare rilevanti investimenti in ricerca e sviluppo e innovare, e verso i comparti tradizionali, dove la concorrenza dai paesi emergenti e in via di sviluppo è stata più intensa”.

Se invece “le imprese italiane avessero la stessa struttura dimensionale di quelle tedesche, la produttività media del lavoro nell’industria e nei servizi di mercato sarebbe superiore di oltre il 20%, superando anche il livello della Germania”, ha fatto notare il banchiere.

“L’economia italiana non cresce da vent’anni, una stagnazione dovuta alla carenza di investimenti pubblici e privati – ha sottolineato ancora Visco, aggiungendo che -il debito pubblico è un problema legato alla crescita: dipende molto dall’incapacità di crescere e noi non siamo riusciti a crescere in vent’anni. Sostanzialmente perchè non abbiamo fatto investimenti che hanno effetti nel medio-lungo periodo, non solo il settore pubblico ma anche le imprese”. Dobbiamo convincere noi stessi che è nell’interesse di tutti investire nell’istruzione, nella conoscenza. I rendimenti sono rinviati nel tempo, bisogna esserne consapevoli, ma se non si parte mai non si arriva mai: questa è una cosa che diciamo da 10-20 anni. Se si riesce a mettere insieme un investimento sufficiente sul capitale umano possiamo garantire quella crescita che consente di affrontare gli squilibri, anche finanziari”.