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Banche, effetto spread: in tre mesi bruciati 11 miliardi (Corriere economia)

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“Dal primo marzo al 31 maggio le banche italiane hanno perso pesantemente sul listino azionario (italiano): 11 miliardi in meno di capitalizzazione per i sei istituti considerati (da 80,5 miliardi di euro a 69,5 miliardi)”. E’ quanto emerge dall’articolo “La lezione di Visco. Banche, effetto spread. In tre mesi bruciati 11 miliardi” del Corriere economia, l’inserto settimanale del Corriere della Sera che viene pubblicato ogni lunedì.

Il riferimento è a Intesa Sanpaolo (nel periodo titolo -14,01%); Mediobanca (-5,12%); Banco BPM -22,14%, UniCredit -15,03%, Ubi Banca -11,56%, Bper -8,45%.

L’articolo del Corriere Economia – che porta la firma di Stefano Righi – spiega quelli che sono i numerini – gli stessi che tanto vengono derisi e sbeffeggiati dai sovranisti del governo M5S-Lega – rimarcando che lo spread, “che è la definizione più completa e corretta del termine numerini, è la misura della fiducia che l’Italia riscuote sui mercati internazionali, quello dei capitali in primis”.

E sottolineando che sono proprio questi numerini che stanno portando le aziende italiane a pagare per finanziare le loro attività il 2,8% in più rispetto ai concorrenti tedeschi, e “addirittura l’1,9% in più rispetto ai concorrenti spagnoli e lo 0,5% in più rispetto alle imprese portoghesi”.

“I numerini significano questo e come si evince c’è poco da ridere se un Paese già povero di materie prime e con qualche grave problema perennemente irrisolto (modeste infrastrutture, corruzione, evasione fiscale, Visco dixit) si trova a dover pagare molto di più per potersi finanziare”.

L’articolo ricorda inoltre che l’emissione di bond sovrani da parte dello Stato – i cui costi dipendono proprio dalla dinamica dello speead – – è “poi strettamente connessa con l’attività stessa del governo, che emette carta sui mercati internazionali, soprattutto Btp, per finanziare il pagamento degli stipendi dei propri dipendenti e, più in generale, per il funzionamento dell’intera macchina statale, dai ministeri alle scuole”. Insomma, questi numerini, è il succo del discorso, contano eccome, a dispetto di quanto dicano i vari Salvini & Co.