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Azionario Asia contrastato: borsa Tokyo piatta. Da Pechino ‘purga’ di software e hardware stranieri?

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Azionario asiatico contrastato, dopo alcune notizie negative arrivate dalla Cina. L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso piatto, con una variazione dello 0,09%; Shanghai +0,10%, Hong Kong -0,14%, Sidney -0,34%, Seoul +0,45%.

Gli operatori guardano ai dati relativi all’inflazione cinese, in particolare all’indice dei prezzi al consumo di novembre, salito su base annua del 4,5%, più del +4,3% atteso dal consensus e al record dal gennaio del 2012.

Il balzo dell’indice dei prezzi al consumo si spiega con il boom dei prezzi dei beni alimentari, +19,1% su base annua. Esclusa questa componente, il dato relativo all’inflazione core è cresciuto infatti solo dell’1,4% su base annua. Occhio ai prezzi della carne di maiale, volati del 110%.

L’inflazione misurata dall’indice dei prezzi alla produzione è scesa invece, su base annua, dell’1,4%, contro la flessione attesa dell’1,5%.

Timori anche per le tensioni Usa-Cina, dopo che l’Ft ha riportato indiscrezioni secondo cui Pechino avrebbe ordinato agli uffici governativi di rimuovere tutti i prodotti hardware e software entro i prossimi tre anni. A essere colpite dalla possibile decisione cinese sarebbero diverse società americane produttrici di software e hardware, come Microsoft, Dell e HP.

La decisione di Pechino è stata battezzata “3-5-2” in quanto la sostituzione delle tecnologie estere con quelle cinesi, avverrebbe al ritmo del 30% nel 2020, del 50% nel 2021 e del 20% nel 2022.

La notizia arriva nel bel mezzo delle trattative tra gli Stati Uniti di Donald Trump e la Cina di Xi Jinping, volte a porre fine alla guerra commerciale tra le due potenze mondiali.

Nelle ultime sessioni è trapelata maggiore incertezza su quando una intesa almeno sulla “Fase 1” di un più ampio accordo commerciale potrebbe essere raggiunta.

Notizie no dal fronte macro del Giappone, con la lettura preliminare del dato relativo agli ordini dei macchinari che ha segnalato, a novembre, un tonfo del dato, su base annua, del 37,9%, rispetto al -37,4% di ottobre.

Il dato riflette la forte debolezza che il settore manifatturiero del Giappone sta sperimentando. In termini di yen, tutti gli ordini sono scesi ad appena 81,7 miliardi di yen, al minimo dal febbraio del 2013.

Dal fronte societario, occhio al balzo alla borsa di Tokyo del titolo Nintendo, che ha testato oggi il record degli ultimi 19 mesi, balzando fino a +2,5%. L’azione ha testato il valore intraday più alto dal 18 maggio del 2018, lo stesso giorno in cui la console Nintendo Switch, prodotta in collaborazione con il colosso cinese dell’hi-tech Tencent, è stata lanciata in Cina.

Secondo quanto riportato dalla Cnbc, già nella giornata di lunedì, alle 23.30 ora cinese, 105.000 persone si erano prenotate per acquistare la console sul sito di e-commerce JD.com.