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Autostrade: “non è compito cda fare una valutazione tecnica”

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“Autostrade per l’Italia chiarisce che è corretto affermare che il progetto di ‘retrofitting’ sia stato approvato dal consiglio d’amministrazione della società, in quanto la spesa prevista superava i poteri delegati ai manager (circa 5 milioni di euro). È invece necessario chiarire che non è compito né facoltà del consiglio d’amministrazione fare una valutazione tecnica dei progetti né stabilire l’urgenza o la somma urgenza (ai sensi del Decreto Legislativo n. 50 del 2016)”. La precisazione di Autostrade per l’Italia arriva dopo una ricostruzione contenuta in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera.

“Questa valutazione – sottolinea la società – è un obbligo infatti dei responsabili tecnici qualificati come Committenti, che in tali casi non necessitano di autorizzazione da parte del cda e per le fattispecie di urgenza e di somma urgenza non hanno alcun limite di spesa. In aggiunta, il direttore di Tronco ha facoltà e obbligo di assumere in piena autonomia i provvedimenti sulla circolazione conseguenti ad eventuali situazioni di urgenza o somma urgenza”. “Mai negli ultimi 18 anni, dunque, il cda di Autostrade per l’Italia – recita la nota – ha discusso o valutato l’urgenza o la somma urgenza di progetti, attivando i provvedimenti conseguenti: non ne avrebbe né il titolo né la competenza. Sono stati sempre e soltanto i Direttori di Tronco ad avvalersi di tali procedure (circa 50 ogni anno attivate dalle 9 Direzioni di Tronco della rete di Autostrade per l’Italia)”.

Per quanto riguarda il tema dei solleciti fatti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dalla direzione maintenance e investimenti esercizio nella qualità di committente dell’opera, che non aveva i connotati dell’urgenza o della somma urgenza, la società ricorda “che questo tipo di interlocuzioni con il ministero è purtroppo una prassi necessaria per contenere i tempi di approvazione dei progetti che comunque – nonostante i solleciti – superano abbondantemente quelli previsti. Nel solo 2018 si registrano infatti in media 100 giorni di ritardo, che si sommano ai 90 previsti per l’approvazione dei progetti di questa natura dalla Convenzione. Sempre nel solo 2018, sono state sollecitate dai vari committenti della società approvazioni, autorizzazioni e adempimenti da parte del ministero per circa 70 progetti”.