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Atlantia sotto pressione a Piazza Affari dopo aut aut governo. A rischio quotazione Autostrade?

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Atlantia sotto pressione a Piazza Affari: dopo aver aperto in territorio positivo, salendo fino a +0,78% a 13,55 euro, il titolo vira in rosso, cedendo alle 9.40 circa l’1,12% a 13,28 euro. Fonti di Atlantia hanno lanciato l’allarme sulle conseguenze di una revoca della concessione autostradale, da parte del governo M5S-PD, ad Autostrade: la revoca “provocherebbe un default sistemico gravissimo, esteso a tutto il mercato europeo, per oltre 16,5 miliardi di euro, oltre al blocco degli investimenti. Verrebbero così messi a serio rischio 7.000 posti di lavoro”. Così Equita in una nota riporta le ultime notizie e indiscrezioni che riguardano il dossier di Atlantia:

“Il governo concede ulteriori 10 giorni ad Atlantia per un accordo e prepara un decreto in caso di revoca della concessione. Secondo il Sole il governo avrebbe concesso fino a sabato 10 ottobre ad Atlantia per arrivare ad un accordo con CDP. Il governo respingerebbe tutte le osservazioni di Atlantia, inclusa quella in cui si obbligherebbe la società ad un’operazione non di mercato. Il Sole sottolinea che non si tratterebbe di una riapertura delle trattative, ma semplicemente il governo vorrebbe dei chiari segnali da parte della società per evitare la riapertura della procedura di revoca. Il governo starebbe lavorando ad un decreto legge che accompagnerebbe l’affidamento ad un commissario della gestione di ASPI. Il Sole riporta che secondo il CEO Bertazzo, l’accordo con CDP a settembre sarebbe stato vicino ad essere raggiunto. Sul tema della manleva, lo schema da applicare sarebbe stato lo stesso già utilizzato da Atlantia stessa nel 2013, quando in sede di fusione con Gemina, furono emessi dei warrants a favore dei soci di Gemina a copertura dei rischi per richiesta danni ad ASPI di 800 mn da parte dal
Ministro dell’Ambiente. Secondo il Sole, per fonti vicine ad Atlantia, quello schema fu adottato perché il concambio era già stato definito. Il Sole conclude che se non arrivassero offerte per metà dicembre per ASPI, si avvierebbe il processo di quotazione di ASPI. Senza l’approvazione del PEF non si potrebbe procedere alla quotazione di ASPI. Il governo potrebbe sempre utilizzare la golden share nel processo di cessione della società. Infine un processo di revoca della concessione, con una lunga litigation legale e rischi di default, sarebbe la conclusione più negativa per la
società. Il rating junk delle società del gruppo, il rifinanziamento del debito di ASPI e la necessità di ridurre il debito nella holding (5 miliardi) riteniamo porteranno a trovare una soluzione con il governo per il passaggio del controllo di ASPI”.